ULTIM'ORA

PER IL TRIBUNALE DE L’AQUILA D’ALFONSO NON E’ INCOMPATIBILE

Il M5s non ci sta e annuncia a breve un ricorso

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3649

Il testimone chiave tenta estorsione da 130mila euro ai danni di D’Alfonso

Luciano D'Alfonso

 

L'AQUILA. Il Tribunale civile dell'Aquila ha rigettato il ricorso presentato dal M5S, che è all'opposizione in Consiglio regionale, con il quale si chiedeva l'incompatibilità del governatore Luciano D'Alfonso, eletto senatore del Pd lo scorso 4 marzo, con la carica di presidente della Giunta abruzzese. Il tribunale, secondo quanto si è appreso, ha condannato alle spese legali i pentastellati. I giudici si erano riservati la decisione dopo l'udienza che si è svolta ieri: nella ordinanza hanno accolto la tesi difensiva secondo la quale la scelta tra le due cariche elettive dovrà essere effettuata dopo la convalida da parte della Giunta per le elezioni del Senato della elezione a senatore.

Alla prima udienza D’Alfonso aveva detto: «Resto fiducioso sul fatto che il tribunale voglia considerare che la mia elezione a senatore è soggetta a giudizio di convalida, così come previsto dalla Costituzione, da parte della Camera di appartenenza, con ciò che ne consegue anche in termini di sopravvenuta incompatibilità, così come espresso da alcuni autorevoli costituzionalisti».

I giudici gli hanno dato ascolto e sposato la sua tesi e cioè che di fatto la sua elezione a senatore non si sia ancora perfezionata, nonostante la piena attività senza alcun limite di sorta, la partecipazione alle assemblee, la presentazione di proposte legislative, la percezione dello stipendio e degli altri benefici.

Di fatto è una vittoria su tutta la linea che riabilita anche la decisione -già giudicata da più parti clamorosa- del consiglio regionale che si era espressa sulla stessa linea.

Il passaggio chiave della ordinanza potrebbe essere questo:

 

«A parere del Collegio», scrivono i giudici  Daria Lombardi, Presidente estensore; Christian Corbi, Giudice; Stefano Iannaccone, «risultano condivisibili le prospettazioni di parte resistente, sulla scorta delle quali, fin quando non vi è la convalida della nomina di Senatore, con conseguente consolidazione dello status di parlamentare, il resistente non può essere dichiarato decaduto rispetto a nessuna delle due cariche, conservando la facoltà di opzione rispetto alla carica da ricoprirsi. Invero, in attesa della convalida della proclamazione alla carica di Senatore, il resistente ha ancora la facoltà di esercitare l’opzione, prevista dalla legge, che gli consente la scelta tra il mantenimento di una delle due cariche, ovvero gli consente la facoltà di mantenere la nomina di Presidente della Regione, o di optare per quella di Senatore della Repubblica. Invero, la ratio del controllo della Giunta è quella di accertare la sussistenza dei requisiti di eleggibilità, e la verifica dei titoli in quanto il parlamentare entra nelle proprie funzioni con la proclamazione, mentre l’assunzione della carica è sottoposta alla condizione risolutiva della convalida».

 

E poi ancora:

«In definitiva, per quanto concerne l’incompatibilità lamentata dai ricorrenti, idonea a determinare la decadenza del D’Alfonso da Presidente della Giunta della Regione Abruzzo, va rilevato che la situazione d’incompatibilità, come sopra specificato, non può ritenersi integrata in attesa della convalida, da parte della Giunta per le Elezioni, della nomina a Senatore della Repubblica».

 

Rilevante per i giudici anche il parere del Consiglio regionale che aveva negato l’incompatibilità.

Condanna anche alle spese per circa 5 mila euro a carico dei ricorrenti consiglieri regionali pentastellati.

Da una prima sommaria lettura del provvedimento salta all’occhio come i giudici si concentrino interamente su leggi e funzionamento della giunta parlamentare per le elezioni e nulla dicono, invece, sul versante regionale cioè la decadenza del consigliere-presidente che era poi la richiesta del M5s.

Del resto il legale dei grillini, Isidoro Malandra, aveva chiarito nel ricorso e fuori che «noi al Tribunale de L’Aquila chiediamo che venga decisa la decadenza da consigliere regionale, a noi il Senato non ci interessa…»

Avendo chiesto la decadenza del consigliere-presidente per incompatibilità ed essendo stata negata se ne può dedurre che incompatibilità non c'è, almeno fino a quando non lo dica la giunta per le elezioni.

 


PAOLUCCI IL PRIMO A COMMENTARE
Il primo a commentare la notizia è l’assessore Silvio Paolucci (la nota è comparsa pure sulla pagina Fb di D’Alfonso): «su un punto è stata fatta chiarezza: la convalida di un eletto è un passaggio fondamentale del processo democratico, e i giudici aquilani hanno accolto la tesi per cui la validazione dell’elezione è sub iudice fino al pronunciamento della Camera di appartenenza. Il Movimento Cinque Stelle ha voluto cavalcare strumentalmente la vicenda, portando avanti un’ipotesi che da un lato sottolinea il loro tasso di estremismo giustizialista e dall’altro fa emergere l’inconsistenza nell’approfondire il merito delle questioni amministrative. I grillini hanno dimostrato la loro incapacità di analisi e si candidano a governare senza conoscere le regole dell’ordinamento».


 M5S: «IMPUGNAZIONE A BREVE»

«Riteniamo l'ordinanza del Tribunale de L'Aquila non condivisibile e quindi ne annunciamo l'impugnazione in tempi brevissimi», scrive in una nota Sara Marcozzi, «Il presidente D'Alfonso è stato già proclamato senatore dalla Corte d'Appello de L'Aquila il 16 marzo e da quel momento è divenuto a tutti gli effetti componente del Senato integrando l'incompatibilità sancita dalla Costituzione secondo cui "Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento" commentano così i ricorrenti.

 

Il Tribunale, facendo propria la tesi di D'Alfonso e sorprendentemente in contrasto con numerosi pareri di illustri costituzionalisti, sostiene che il Senatore che si trova in situazione di incompatibilità possa optare per uno dei due incarichi fino a che non sia intervenuta la convalida della sua elezione da parte del Senato».

 

Secondo quanto riferisce sempre Sara Marcozzi il Tribunale nella ordinanza sosterrebbe che la proclamazione non sia ancora avvenuta e avverrà solo a seguito del giudizio di convalida.

«Ma proclamazione c'è già stata: il 16 marzo da parte della Corte d'Appello. Inoltre, il tribunale non ha tenuto conto dell'esistenza del parallelo procedimento in Consiglio Regionale volto ad accertare l'incompatibilità e la permanenza nel ruolo di Presidente di Regione, in caso di sopravvenuta elezione al Senato. Questo procedimento si svolge, sulla base di leggi nazionali e regionali, in maniera del tutto autonoma dal procedimento senatoriale. Si può svolgere dinanzi alla Giunta per le elezioni regionale oppure dinanzi al Tribunale ordinario».

 

Con l'ordinanza odierna, il Tribunale de L'Aquila ha dichiarato che il Consiglio regionale dell'Abruzzo non avrebbe mai potuto chiedere a D'Alfonso di optare tra uno dei due incarichi e mai avrebbe potuto dichiararne la decadenza dalla carica di consigliere regionale perchè il procedimento legittimo sarebbe solo quello che si svolge dinanzi al Senato.

 

E ancora Marcozzi: «La domanda è: se a decidere è sempre e comunque la Giunta per le elezioni del Senato, che senso ha prevedere nell'ordinamento italiano anche la possibilità del Giudizio dinanzi alla Giunta per le elezioni della Regione o lo stesso ricorso al Tribunale ordinario?»

Una ordinanza che di sicuro farà discutere e smuoverà pareri anche di illustri studiosi.

Sta di fatto che con la decisione di oggi il tribunale di L’Aquila legittima l’operato di D’Alfonso, la sua resistenza e persistenza nelle due cariche contemporaneamente, evitando il pericolo -peraltro remoto- di dimettersi da presidente e non essere convalidato da senatore.