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Denso, la Uilm lancia l’allarme: «investire a San Salvo per non chiudere»

Si è votato per il rinnovo delle Rsu

Redazione PdN

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Denso, la Uilm lancia l’allarme: «investire a San Salvo per non chiudere»

SAN SALVO. Ottimo risultato elettorale per la Uilm alla Denso di San Salvo, dove si è votato per il rinnovo delle Rsu.

I dati ufficiali (voti di lista e Rsu): Uilm 259 (4 Rsu), Fismic 103 (1 Rsu), Fiom 238 (3 Rsu), Fim 298 (4 Rsu), Ugl 9.

«La Uilm conferma quattro Rsu con un ottimo risultato elettorale che conferma il giudizio positivo al lavoro fatto dal gruppo dirigente Uilm della Denso e del segretario Nicola Manzi. Grazie ai lavoratori, ai dirigenti Uilm, agli attivisti e ai lavoratori iscritti alla Uilm. E' stata premiata la coerenza e il lavoro dei metalmeccanici della Uilm», commenta  Michele Lombardo, segretario regionale Uil Abruzzo.

 

Aggiunge Nicola Manzi, segretario Uilm: «bene la riconferma dei nostri quattro Rsu, ma ora è il momento di guardare al futuro. La Denso produce motorini di avviamento e alternatori, con circa 1100 dipendenti. I giapponesi sono già partiti, a fronte della dismissione dei motori diesel che saranno sostituiti da motori ibridi ed elettrici, autorizzando investimenti ingenti in America e India. Per quanto riguarda l’Europa, entro il 2018 dovranno decidere dove investire. Stabilimenti Denso sono anche in Spagna e Ungheria, ma San Salvo è in pole position. Se però la scelta non dovesse cadere sullo stabilimento italiano sarebbe un dramma. Poiché, inoltre, si sa sin da ora che la riconversione di uno stabilimento verso la produzione di componenti legate all'elettrificazione potrebbe portare ad una riduzione dei posti di lavoro, perché la produzione dei nuovi componenti sarà realizzata nel modello industria 4.0 con meno personale e più robot e più automatizzazione, sin da ora ci sentiamo di dire alla politica nazionale e locale: tutti insieme dobbiamo lavorare per portare i nuovi investimenti sull'elettrificazione nello stabilimento di San Salvo. Dobbiamo inoltre favorire anche investimenti in favore di aziende con un mercato consolidato e che va bene, e adottare una politica che favorisca lo sviluppo e non più semplici incentivi a rimanere, quando magari è tardi. Bisogna giocare d'anticipo, sostenendo investimenti espansivi e proiettati al futuro».