INTIMIDAZIONI PUBBLICHE

Ci risiamo, il Parco Majella minaccia querele con soldi pubblici: «illegittima divulgazione di atti»

Le accuse dopo l’intervento della Soa sul nuovo piano da approvare che prevede nuove aree con possibilità edificatoria

Redazione PdN

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Ci risiamo, il Parco Majella minaccia querele con soldi pubblici: «illegittima divulgazione di atti»

ABRUZZO. Sono passati oltre 10 anni, sono cambiate le leggi e la trasparenza, sono aumentati gli obblighi per i pubblici amministratori ma l’aria che si respira dentro il Parco Majella è quella di 30 anni fa.

 La mancata evoluzione culturale trasuda da una nota a firma  di Claudio D’Emilio, sindaco di Palena, vice Presidente del Parco Nazionale della Majella che scrive a nome dell'ente Parco Nazionale della Majella e a nome dell'intero consiglio direttivo con un unico fine: avvisare e minacciare querele per «notizie false» e addirittura «divulgazione illegittima di atti».

Insomma pieno Medioevo.

 

Lo spunto è dato dalle critiche (in Italia è ancora legittimo criticare e divulgare il proprio pensiero) sottoscritte e documentate dalla Soa, la stazione ornitologica abruzzese che in un comunicato di due giorni fa metteva in luce alcuni aspetti critici di una procedura tenuta segreta (ed oggi capiamo perchè) che riguarda molti Comuni che fanno parte del parco e che si apprestano a votare il nuovo piano che prevede diverse novità.

Tra quelle che non piacevano alla Soa c’era una possibilità di nuove edificazioni dovute all’allargamento delle zone D2 quelle dove è possibile intervenire con manufatti, in pratica  all’interno del parco si potrebbero ridurre le aree incontaminate.

PrimaDaNoi.it, verificate puntualmente le affermazioni della associazione, ha pubblicato l’intero incartamento con una serie di atti amministrativi pubblici e di grossa rilevanza ed interesse.    

 

 

 

Il Parco però «esprime la propria posizione di condanna reputando false e prive di fondamento la pesante accusa di cementificazione che il redigendo  nuovo Piano del parco vorrebbe licenziare. È ferma intenzione dell'Ente Parco intraprendente le necessarie misure legali a tutela del proprio operato e nell'interesse di una comunità locale che da anni attende una innovazione politica incentrata allo sviluppo sostenibile nelle sue tre dimensioni: economica, sociale ed ambientale».

 

E non finisce qui: «L'ente Parco intende inoltre fare luce sulla sospetta illegittima divulgazione di atti e documenti inerenti l'iter di stesura ed approvazione del nuovo Piano del Parco a soggetti terzi e nel merito dichiara di volerne perseguire i responsabili, secondo le norme di legge, qualora ne ricorrano le dovute condizioni. All'intera comunità e popolazione del parco della Majella l'ente vuole dare la propria rassicurazione sulla bontà del proprio operato che sarà dimostrato nei fatti e nei contenuti».

 

A parte le «rassicurazioni», tuttavia, non si ravvisano ulteriori sforzi di divulgazione e comunicazione istituzionale sul punto.

Ma quella della minaccia e sospetta intimidazione da parte di un ente pubblico che macina molti euro  come il Parco della Majella è un vecchio vezzo che PrimaDaNoi.it conosce molto bene.

Da 8 anni questo quotidiano è ostaggio di una azione legale civile da parte dell’ex direttore Nicola Cimini rimase sorpreso e spiazzato da due articoli-inchiesta su una incredibile incompiuta dentro il Parco, pale eoliche costate miliardi di lire pubblici e mai rese utili alla collettività.

 

Cimini decise di citare PrimaDaNoi.it per richiedere danni a noi (e non anche all’ex sindaco di Palena, Domenico Parente, che pure aveva espresso aspre critiche persino sopra le righe) e ovviamente sfruttando un legale incaricato e pagato dal Parco.

In primo grado Cimini (e il Parco) sono stati condannati a pagare le spese legali, circa 7mila euro che sono usciti dalle casse dell’ente pubblico.

Naturalmente c’è stato l’appello che è ancora in corso.

Su questa vicenda datata ma sempre attuale e su quella minacciata oggi, vista l’assenza totale di interesse da parte della Corte dei Conti fino ad ora, si provvederà a formale sollecitazione per appurare eventuali danni erariali.

Verrebbe da dire che il lupo perde il pelo...

SOA: «IL PARCO INDAGHERA’ SUL MINISTERO?»   

La Soa replica a stretto giro: «scarna autodifesa priva di qualsiasi elemento oggettivo sul lato dei contenuti relativi al cemento e ignara delle norme di legge dal punto vita della trasparenza e della divulgazione dei documenti pubblici».

 

«Sul rischio cemento basterà riprendere quanto scritto dal Ministero dell'Ambiente», spiega De Sanctis, «nella valutazione del piano "In tale quadro, occorre che, oltre alla Relazione di Piano, siano prodotti appositi studi che, nel dettaglio, indaghino in merito alla necessità delle modificazioni introdotte alla zonizzazione del Piano vigente; ciò anche in considerazione delle previsioni per l’attività edilizia nelle zone D, la cui estensione è stata aumentata". Più di così e più delle planimetrie che abbiamo divulgato…»

Sul punto della trasparenza De Sanctis ribadisce di aver fatto un «normalissimo accesso agli atti al ministero dell’Ambiente»  che ha fornito i documenti pubblicati.

«Forse tanto nervosismo deriva semplicemente da questo, dall'aver svelato i problemi», chiude l’ambientalista, «ovviamente la SOA continuerà a difendere a spada tratta il prezioso territorio del Parco».