COLPO DI SCENA

Caso Romandini, la teste chiave non c’è. Ex giudice popolare sarà portata in aula dai carabinieri

Per tre volte non ha risposto alla ‘chiamata’

Redazione PdN

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Processo Bussi: azione disciplinare contro giudice Romandini ma la verità rimane segreta

 ROMA. Prima un certificato medico, poi una notifica infruttuosa, poi una assenza ingiustificata. La quarta chiamata del giudice popolare della Corte d’Assise di Bussi di primo grado, Letizia Martini, sarà quella decisiva.

Il 27 luglio la donna sarà certamente davanti al collegio del Csm -presieduto da Antonio Leone- chiamato a decidere se il giudice togato di Chieti, Camillo Romandini, abbia o meno violato regole deontologiche dei magistrati.

Le accuse sono quelle di aver partecipato ad una cena a casa di Vincenzo Dogali, suo amico, e lì aver parlato con Luciano D’Alfonso (parte civile) del processo di Bussi all’epoca dei fatti alle battute finali anticipando il giudizio. Romandini è accusato anche di aver in qualche modo intimidito la giuria popolare durante una cena conviviale nel ristorante di Letizia Martini a Montesilvano.

Il procedimento disciplinare ha già subito tre rinvii ma il collegio ha fretta perchè i suoi componenti potrebbero cambiare presto e per questo sono stati negati rinvii a settembre. L’intento è quello di giungere alla decisione finale già tra 10 giorni dopo la testimonianza cruciale di Martini.

La donna ha avuto un ruolo fondamentale all’interno della giuria popolare del processo Bussi, perchè è stata quella alla quale Romanini avrebbe rivolto la frase sulla responsabilità civile in caso di condanna degli imputati Montedison, indicando l’albergo come possibile bersaglio di una rivalsa dei condannati, in caso di successiva assoluzione.

Martini è stata anche la coordinatrice dell’altro incontro, post sentenza, (tra gennaio e febbraio 2015) quello con le altre giudici popolari nel corso del quale si sarebbe dovuto firmare un esposto contro Romandini, accusato di aver limitato la loro libertà di decisione.

L’esposto, però, non fu mai firmato, anche se preparato, perchè alla fine quasi tutte le giurate si tirarono indietro.

La testimonianza di Martini, dunque, risulta fondamentale tanto che, chiamata dall’accusa, è diventata testimone centrale per lo stesso collegio che ha disposto l’accompagnamento coatto dopo le defezioni immotivate delle volte scorse.

E’ l’ennesima (brutta) sorpresa che riguarda i giudici popolari del processo Bussi che in questo procedimento disciplinare davanti al Csm sono stati reticenti, smemorati e in molti casi contraddittori, arrivando addirittura a ritrattare le testimonianze rese pochi mesi dopo i fatti.

Per due di loro si apriranno indagini penali per falsa testimonianza e da testimoni diventeranno indagate.

Martini, invece, non si è mai presentata: la prima volta ha presentato un certificato medico, la seconda volta pare che la notifica non fosse stata fatta nelle modalità corrette, la terza volta la raccomandata è stata ritirata dal marito e, dunque, valida a tutti gli effetti ma la donna oggi non era a Roma.

Il perchè di questo strano comportamento è per il momento ignoto ma di sicuro qualcosa a riguardo le sarà chiesto il prossimo 27 luglio quando sarà scortata in aula dai carabinieri.

Intanto Lorenzo Torto, il cittadino di Rapino da cui sono scaturite indagini della finanza sulla attività imprenditoriale di Romandini, ha sottoscritto una querela nei confronti del giudice con l’accusa di intralcio alla giustizia, lamentando il fatto di aver ricevuto notifica di una nuova denuncia, del giudice, per diffamazione e calunnia, meno di 20 giorni prima la sua testimonianza  davanti al Csm come testimone principale dell’accusa.

Secondo Torto la nuova querela di Romandini potrebbe essere letta come una intimidazione nei propri confronti. Il giudice, nei giorni scorsi, nel corso di alcune dichiarazioni spontanee, aveva spiegato però che non c’era alcun intento intimidatorio ma bisognava procedere per non far scadere i termini di legge.