IL PRANZO E' SERVITO

Pescara, bimbi intossicati. Ritardo fatale su analisi caciotta: 53 giorni invece di 7 previsti

Il Comune domandava, la società non rispondeva. Forniti solo a scandalo avvenuto

Redazione PdN

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Pescara, bimbi intossicati. Ritardo fatale su analisi caciotta: 53 giorni invece di 7 previsti

Rappresentanti del comitato

PESCARA. Perchè le analisi sulla caciotta, fatte ad aprile, che hanno evidenziato parametri non conformi, sono arrivate in Comune a Pescara solo il 12 giugno, quando lo scandalo del contagio da Campylobacter era bello che... servito?

A ricostruire come sono andate le cose sono stati lunedì mattina il sindaco Marco Alessandrini e la responsabile del servizio refezione scolastica, Enrica Di Paolo nel corso dell’incontro  con il comitato “noi a mensa”.

Così nel pieno delle indagini della procura portate avanti dal pm Anna Benigni e da Nas e Forestali ci si focalizza su alcuni aspetti dei rapporti tra le ditte appaltatrici ed il Comune. Uno di questi riguarda le analisi in autotutela che le ditte stesse dovevano compiere obbligatoriamente a garanzia loro e dei piccoli per essere certi di servire cibi (preparati da altri) di qualità e non adulterati o contaminati.

Si è scoperto che analisi di questo tipo di aprile avevano già evidenziato criticità nella caciotta servita e preparata nella azienda agricola di Vicoli ma i risultati non furono tempestivi. Ora sono in molti a ritenere che quel ritardo è stato  fatale e avrebbe potuto evitare il contagio di 300 bambini.

Così davanti ai genitori è stato ricostruito che il campionamento e' avvenuto il 18 aprile mentre il 20 aprile e' stato analizzato. Tali controlli riguardavano il periodo gennaio-maggio per la conformità di fine maggio.

Più volte il Comune avrebbe sollecitato l'Ati Cir Food e Bioristoro tramite pec per l'invio dei risultati, ha spiegato Enrica Di Paolo, senza avere risposta. Eppure da capitolato le risposte devono arrivare entro 7 giorni.

Ne sono passati invece 53.

In mezzo anche i malori e le corse in ospedale dei piccoli.

Ma non solo, perchè anche dopo che le analisi sono arrivate si è aspettato ancora: la relazione del tecnologo risulta pronta il 22 giugno. Da quello che è emerso, dunque, sembrerebbe che i risultati non esistessero prima del 22 giugno ed elaborati solo allora.

Approfondita la relazione del tecnologo si è partiti con la contestazione (data l'evidente presenza di criticita', ancora non bene dettagliate ma riguardanti batteri nella caciotta, forse proprio Campylobacter) e con il preparare la risoluzione contrattuale.


Appena appresa la notizia il sindaco è andato in procura a portare tutta la documentazione sulle analisi tardive.

Al centro di tutto la "questione caciotta", e dalle carte come anticipato da PrimaDaNoi.it è emerso come oltre alla contaminazione batterica qualcosa non funzionasse anche nel tracciamento dei latticini e dei prodotti caseari prodotti nella azienda agricola Savini & di Nicola come riportato in un verbale di ispezione a sorpresa.

Anche nella riunione sono emerse altre inadempienze quali mancate comunicazioni doverose.

Di Paolo ha confermato che in passato di fronte alle irregolarità sono state applicate le dovute penali, multe per inadempienze contrattuali anche gravi mentre, per esempio, il consigliere Massimiliano Di Pillo chiedeva le ragioni della scelta di multare una ditta mentre il contratto poteva già prevedere in quei casi la risoluzione per giusta causa.


«Di questo non abbiamo avuto evidenze cartacee, ma ci dovremmo fidare sulla parola», dicono dal comitato.  

Alla domanda del perché il Comune non controlli i fornitori dell'Ati la risposta è stata che per legge il Comune può solo controllare le carte che gli vengono inviate, compresi i report delle campionature, ma che non può mettere bocca sulla scelta dei fornitori.

Nessun controllo dei fornitori o indicazione da parte del Comune?

 

ORA CHE SI FA?

Il sindaco Alessandrini ha spiegato anche quello che sta facendo per cercare di ripristinare il servizio refezione scolastica il prima possibile.

La strada intrapresa è quella della risoluzione in danno del contratto in essere con Cir Food e con Bioristoro e il ricorso all'istituto dell'interpello della seconda classificata.

Si pensa anche ad un eventuale servizio "ponte" nel caso in cui l'interpello non fosse accettato e in attesa del nuovo bando europeo e della nuova assegnazione.

Sul servizio "ponte" Alessandrini non si è dilungato: «da buon ottimista», rivelano i genitori che lo hanno incontrato, «confida nel buon esito dell'interpello».

Alla domanda in merito alla possibilità di far tornare i genitori (per tramite dei rappresentanti di classe) all'interno delle mense, il Comune ha dato la propria disponibilità.

Sulla possibilità di portare il cibo da casa, invece, Alessandrini ha spiegato che l'amministrazione comunale non è contraria, ma che la responsabilità ricade principalmente sulle dirigenti scolastiche che devono attrezzare i refettori conseguentemente, e che per tanto la domanda dovrebbe essere rivolta a loro. «Lo faremo», assicurano i genitori.

Alla domanda sulla possibilità di riaprire le cucine già attrezzate nei plessi scolastici, è stato risposto che attualmente solo la cucina del plesso denominato Piano T non è in funzione. Ciò perché la ASL ad oggi non la reputa idonea a diventare centro di cottura. Quindi bisognerebbe spendere dei soldi per attrezzarla. Il Comune pare abbia ricevuto un finanziamento e che si stia lavorando per trasformare Piano T in "PRIMO POLO 06".

Alla domanda sulla possibilità di servire acqua imbottigliata a mensa al posto di quella di rubinetto,è stata data la disponibilità «purché le bottiglie siano di vetro e non di plastica».