VERDE CEMENTO

Il Parco della Majella vuole più cemento ma il Ministero bocciò il piano

Le associazioni cercano di tutelare il verde “contro” il Parco che invece va in direzione opposta

Redazione PdN

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Il Parco della Majella vuole più cemento ma il Ministero bocciò il piano

ABRUZZO. E' di nuovo allarme cemento per il Parco nazionale della Majella, addirittura in zone di altissimo valore ambientale e paesaggistico come il Quarto di S. Chiara.

Domani, 17 luglio, l'Ente Parco nazionale della Majella vuole riapprovare il nuovo Piano del Parco nonostante sia già stato clamorosamente bocciato dal Ministero dell'Ambiente che ha fermato più volte una precedente delibera dallo stesso tenore a fine dicembre 2016.

 

Un Piano che porterebbe nuovo cemento in uno dei luoghi più belli del Mediterraneo, lo segnala la Soa che sostiene che così potrebbero quasi raddoppiando le aree D2 dove si può costruire secondo i “desiderata” dei comuni senza alcun vincolo dal Parco.

 

La Stazione Ornitologica Abruzzese è venuta a conoscenza da poco che, nonostante un anno e mezzo di lettere durissime dal Ministero dell'Ambiente, il Consiglio direttivo del Parco è stato nuovamente convocato per discutere l'adozione del nuovo Piano del Parco, che è lo strumento operativo centrale di un'area protetta.

Le associazioni già nel 2016 avevano sollevato forti critiche al parco per contrastare l'iniziativa dell'Ente prima della decisione; il Parco era comunque andato avanti incurante dei rilievi, adottando il Piano il 19 dicembre 2016.

 

A quel punto alcune associazioni si rivolsero con una dettagliata lettera al Ministero dell'Ambiente, che esercita l'azione di vigilanza sull'operato del Parco della Majella, segnalando molteplici criticità, come la mancanza, clamorosa per un ente parco, della Valutazione Ambientale Strategica e della Valutazione di Incidenza Ambientale, e, soprattutto, il notevole ampliamento delle zone D2 dove far costruire secondo le direttive dei soli piani regolatori comunali.

 

«In comuni come Palena, Caramanico e S.Eufemia», spiega Augusto De Sanctis della Soa, «le zone D2 sono veramente enormi. Addirittura una vasta area del Quarto di S.Chiara, molto oltre la piccola stazione ferroviaria esistente, è addirittura zonizzata come D2 (e un'area ancora più vasta in zona C). Ricordiamo ancora le repliche tranquillizzanti dell'Ente Parco nei confronti delle associazioni. Ente che non si è dimostrato altrettanto zelante nel divulgare le durissime lettere ricevute dal Ministero che ha sospeso la validità della Delibera del 19 Dicembre 2016 facendo letteralmente a pezzi sia la procedura seguita sia i contenuti della proposta dando ragione alle associazioni».

Tutte le carte sono state rese note soltanto dalla associazione attraverso un accesso agli atti mentre nessuna comunicazione istituzionale è giunta per illustrare i dettagli del piano che domani si vuole approvare.

 

Il Ministero del resto aveva già chiesto nuovi studi e approfondimenti che giustificassero e chiarissero le ragioni degli ampliamenti delle zone D2 da cementificare, del resto siamo sempre in zona Parco e l’ente pubblico ha come principale obiettivo quello di preservare le zone verdi...

 

Sull'attività di revisione del Piano, aveva ricordato ancora il Ministero «è necessario che siano presentate motivazioni autenticamente coerenti con le finalità perseguite dall’Ente Parco, non potendosi basare una complessiva modifica di un Piano di Parco vigente su sole opportunità amministrativistiche, dovendosi inoltre in proposito rammentare che, come stabilito dal comma 7 dell’art. 12 della legge n.394/91, è il Piano del Parco e non il Piano Regolatore Comunale, a prevalere su ogni altro strumento pianificatorio».

 

Insomma fretta e linea sospetta non tanto per l’obiettivo che apparentemetne potrebbe essere in conflitto con la mission del Parco ma perchè mancano carte e passaggi giudicati necessari dallo stesso Ministero: «In conclusione, si osserva che la documentazione in consultazione risulta carente degli essenziali presupposti conoscitivi in grado di fornire un riscontro documentale e tecnico delle esigenze poste alla base delle attività di aggiornamento prefigurate da codesto Ente Parco e che, in ultima analisi, dovrebbero trovare soluzione nel dispositivo pianificatorio del PPN».

 

Infine «Si ritenga che, per quanto pubblicato, questo Ministero, considerata la carenza di informazioni di carattere metodologico, non può formulare indicazioni rispetto alla validità delle modalità di valutazione ambientale proposte. Si rimanda pertanto ogni considerazione al RA, che dovrà essere opportunamente integrato».

 

«Davanti a questi veri e proprio schiaffi, tra cui quello di aver citato più volte norme abrogate- e dire che era stato dato un incarico oneroso ad un avvocato esterno per predisporre l'elaborato - l'Ente Parco della Majella sta provando incredibilmente ad andare avanti in "direzione cemento"», aggiunge De Sanctis, «vuole cercare di rimediare facendo la VAS ex post come se fosse un ulteriore timbro da mettere sulle planimetrie e non già una procedura che deve essere svolta all'avvio della nuova pianificazione quando tutte le alternative sono ancora possibili, come indica la Corte di Giustizia Europea in diverse sentenze. A nostro avviso il comportamento dell'ente è veramente increscioso».

 

 Per fermare definitivamente questa iniziativa la SOA ha inviato in extremis una diffida.