LA CURA

«Ho un tumore e spendo 800 euro al mese di medicine: lo Stato dov’è?»

Simona cerca di affrontare malattia e difficoltà avviando una raccolta social

Redazione PdN

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«Ho un tumore e spendo 800 euro al mese di medicine: la Stato dov’è?»

 

SPOLTORE. Ha scoperto di avere un cancro al seno e da molti mesi è in cura al reparto di senologia di Ortona del professor Cianchetti.

La vita ti cambia quando ricevi la notizia della malattia e non solo perchè molto tempo lo passi in cura per le varie terapie.

Simona Milella è una giovane mamma di due bimbi che ha scoperto a sue spese che curarsi costa caro, molto, troppo per le sue tasche e che la sanità pubblica non offre nessun tipo di sostegno economico per far fronte alle nuove impreviste e costose spese.

Sulla sua pagina e su quella della raccolta fondi, ideata da alcuni suoi amici, ha postato più volte foto con i tanti scontrini a riprova delle spese mediche sopportate fino ad un massimo di 800 euro al mese, praticamente uno stipendio intero di un precario fortunato.  

Comunque troppo anche per un dipendente pubblico che guadagno solo poco di più.

 

 

«Sto cercando di urlare pubblicamente il mio doloroso percorso fatto non solo di operazioni, menomazioni e ustioni terribili che la radioterapia mi sta causando,  ma anche la frustrazione di non trovare appoggio e supporto in un sistema sanitario che ha purtroppo molte carenze», racconta Simona che comunque ci tiene a ringraziare tutto il reparto che l'ha presa in cura. Questa non è di certo una protesta contro di loro ma contro uno Stato che non passa medicinali essenziali.

Così Simona, grazie all'intuizione degli amici che hanno promosso la raccolta, è diventata una sorta di portavoce del diritto alla cura gratuita del paziente oncologico scrivendo una lettera al Ministro alla salute Giulia Grillo e all'Assessore Regionale alla sanità Silvio Paolucci, con la speranza di sensibilizzarli al problema, inviando anche un dossier fotografico e la documentazione delle spese mediche sostenute.

Su Facebook è partita una gara di solidarietà per aiutarla a sostenere gli oneri delle cure, un piccolo sollievo, un aiuto concreto a lei ma anche a quanti di noi potrebbero trovarsi un domani nella sua stessa situazione.

Un sistema sanitario pubblico in grado di assicurare davvero le cure a tutti e svincolarle da qualunque legame con il reddito significa avere una sanità civile.

 

Nella pagina della raccolta fondi si legge: «questa raccolta vuole avere un significato simbolico e privo di ogni colorazione politica; certo, non dovrebbe essere la comunità a curare chi ha bisogno ma il "servizio pubblico" e queste cure dovrebbero essere a tutto tondo per non rendere ancora più doloroso e difficile la sopportazione di una malattia che lo è già di per sé.  Molte cure a cui deve sottoporsi Simona infatti, prevedono spese che non vengono rimborsate e che deve sostenere personalmente non avendo a disposizione nessun sistema di welfare integrativo».

«I disturbi per cui la signora è costretta ad utilizzare i farmaci che ha mostrato sui social», spiega invece il primario della senologia di Ortona Ettore Cianchetti, «sono dovuti esclusivamente ad effetti secondari alla radioterapia che la signora stava eseguendo ed evidentemente non in un reparto di chirurgia».

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