INFORMAZIONE

Giornalisti. Borrometi: «vivere sotto scorta per un articolo pagato 3 euro lordi»

«La scorta non è un privilegio. Sono un cittadino normale faccio solo il mio mestiere»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

466

Giornalisti. Borrometi: «vivere sotto scorta per un articolo pagato 3 euro lordi»

PESCARA. «Vivere sotto scorta non è un privilegio, è quella cosa per cui io, da cinque anni, non posso più vedere il mare della mia Sicilia. A chi dice che è un privilegio gli farei fare una settimana della mia vita sotto scorta, della vita che sono costretto a vivere e non per aver fatto qualcosa di particolare, ma solo il mio dovere».

A parlare, nella sala consiliare del Municipio di Pescara, è il giornalista Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21, da anni costretto a vivere sotto scorta perché minacciato dalla mafia, che questa mattina ha partecipato all'incontro organizzato dal sindacato dei giornalisti abruzzesi, in collaborazione con la Fnsi, dal titolo 'Armi&Bavagli contro la libertà di stampa'.

Un tema strettamente connesso, come sottolineato da tutti i relatori, non solo alle minacce ma anche al precariato. «Oggi non posso che partire dall'articolo 21 della Costituzione - ha detto Borrometi - non solo come diritto e dovere di informare da parte dei giornalisti ma soprattutto come diritto dei cittadini ad essere informati».

«Se un giornalista piace alle persone di cui scrive non è un merito, c'è qualcosa che non va - ha detto ancora Borrometi - non siamo tutti uguali, dobbiamo dirlo. Io quando sono stato aggredito e lasciato mezzo morto prendevo 3,10 euro lordi ad articolo e le spese sanitarie me le sono pagate da solo. Quando ho chiesto una mano al giornale mi è stato detto che non potevano fare niente perché non ero assunto».

Poi la questione delle querele temerarie: «Il fatto che nel procedimento penale spesso non si arrivi a processo non vuol dire che il problema non esista. Io ho ricevuto una novantina di querele, 84 sono state archiviate ma in una cinquantina di casi sono stato sottoposto ad interrogatorio e ogni volta mi sono dovuto pagare un avvocato e sono uno sporco precario. Qualche settimana fa è stata archiviata una querela nei miei confronti da parte di un capomafia di Siracusa. Non contento mi ha chiesto 100mila euro in sede civile».

 

3600 INTIMIDAZIONI AI GIORNALISTI

Dal 2006 ad oggi sono oltre 3.600 le intimidazioni accertate e certificate come violazioni della libertà di stampa. Di queste 137 solo nei primi 5 mesi del 2018 di cui: 2 in Abruzzo, 19 in Lazio, 22 in Sicilia, 37 in Campania. Oltre 6.800 sono invece i procedimenti avviati ogni anno nei tribunali italiani, oltre 5.000 le querele ritenute infondate (quasi il 90% del totale), più di 45 milioni di euro le richieste danni.

Sono solo alcuni dei dati, raccolti da Ossigeno per l'informazione, diffusi dal segretario del Sindacato dei Giornalisti Abruzzesi e componente della Giunta esecutiva della Fnsi, Ezio Cerasi, nel corso dell'incontro organizzato a Pescara, dal titolo "Armi&Bavagli contro la libertà di stampa".

«Il precariato e le minacce esprimono l'attacco ai giornalisti e alla professione giornalistica e dunque l'attacco all'articolo 21 della Costituzione - ha detto il segretario Sga - un attacco che limita il dovere di noi giornalisti ad informare i cittadini e il diritto dei cittadini ad essere informati. Non servono altre parole per capire la condizione di un cronista precario e o minacciato».

All'incontro hanno partecipato anche il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Stefano Pallotta, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara Massimiliano Serpi e l'avvocato Ugo Di Silvestre, consigliere dell'ordine forense.