LA STORIA

Mense Pescara, tante denunce e proteste ma il Comune diceva: «bisogna salvaguardare il contratto»

I verbali del 2015 portano a galla una serie numerosa di contestazioni

Redazione PdN

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Mense Pescara, tante denunce e proteste ma il Comune diceva: «bisogna salvaguardare il contratto»

A mensa

PESCARA.  «Sono sotto inchiesta le persone non le ditte. La responsabilità penale è personale».

Così nel 2015  il dirigente del settore mense del Comune di Pescara, Fabio Zuccarini, rispose nel corso di una Commissione al consigliere dei 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, che fece notare che la Cir Food fosse sotto inchiesta e, forse, era il caso di fare qualcosa, per tutelare i bambini e gli interessi del Comune. Un principio di cautela messo da parte a vantaggio di quello garantista.

 

L’appalto, all’epoca, non era quello in vigore oggi (sarebbe partito solo qualche mese dopo) ma la Cir Food era la stessa che oggi (insieme alla Bioristoro) si trova al centro dell’inchiesta della Procura di Pescara dopo i malori di 300 bimbi, causati probabilmente da un batterio trovato nelle caciotte fresche servite.

 La risposta di Zuccarini è uno dei tanti segnali, disseminati nei vari verbali delle riunioni comunali, che mostra come intorno alla società ci fossero, da una parte una infinità di malumori portati al tavolo da genitori e dagli stessi consiglieri comunali, e dall’altra un costante atteggiamento del Comune a smorzare toni e proteste difendendo di fatto la posizione contrattuale delle società vincitrici dell’appalto da 16 mln di euro. I rappresentanti della maggioranza di centrosinistra nelle commissioni hanno sempre cercato di mantenere calma la situazione, anche quando la situazione era difficile, abbia deciso di non usare la mano pesante o gesti d’impeto (che tra l’altro sarebbero potuti costare caro).

Caso eclatante e anomalo anche la “secretazione” di qualche seduta, decisione più che dubbia dal punto di vista della legittimità assolutamente inopportuna visto i temi trattati ed i rischi emersi.

 

Insomma erano proprio lontanissimi i tempi del «li caccerei a calci» dell’assessore Giacomo Cuzzi, esploso dopo i ricoveri in massa. Il perchè di questo cambiamento più che tardivo lo si può spiegare solo con logiche che attengono alla politica...

Ma le parole di Zuccarini di allora suonano un pò oggi come una beffa anche perchè più di una volta, proprio Di Pillo, chiese di prendere provvedimenti quando, 3 anni fa, fece notare che la ditta aveva già ‘sgarrato’ più delle 5 volte consentite.

Per capitolato non possono esserci più di tre sanzioni gravi o 5 meno importanti.

Il dirigente Marco Molisani, un anno fa, così come Zuccarini in precedenza, chiese di mantenere la calma e fece capire nettamente la posizione del Comune anche dopo il caos della pasta che non era fatta di soli grani italiani, come prescritto dal capitolato.

 

IL CASO DELLA PASTA CON GRANO NON ITALIANO

«Se le finalità sono di far rescindere il contratto», avvertì Molisani, «non mi trovate d'accordo:  se in passato sono state svolte delle attività non del tutto chiare oggi è diverso, stiamo richiedendo che tutte le cose siano fatte nel migliore dei modi tant'è che dalla prossima settimana la ditta dovrà fornire solo pasta di grano italiano».

Un caso eclatante quello della pasta che poteva già servire per riflettere serenamente e oggettivamente, occasione mancata anche quando saltarono fuori carte ufficiali con firme che apparvero dubbie.

 

«Tra qualche settimana farò anche delle sanzioni», avvertì Molisani, «ma comunque cercherò di salvaguardare il contratto perché non potete immaginare cosa succederebbe in caso di rescissione, parliamo di circa 4000 pasti al giorno, pertanto farò di tutto perché il contratto venga rispettato, nei limiti del possibile e sempre nella piena osservanza della legge e della tutela degli interessi dell'amministrazione comunale e degli utenti»

Eppure i problemi segnalati erano stati tanti negli ultimi due anni (nel corso del vecchio e del nuovo appalto): tutti segnali inquietanti che parlavano di un servizio pubblico non sempre soddisfacente. E non si sta parlando di voci o dicerie, ma problemi messi a verbale nel corso delle Commissioni consiliari.

 

LE PROTESTE DEL 2015

Alcuni genitori nel 2015 avevano segnalato che sia i bambini che gli insegnanti si lamentavano della mensa in quanto «il pesce puzza», «il sugo e arancione» e «non c'è frutta».

Il dirigente Zuccarini confermò che a ottobre 2015, effettivamente, non c'era frutta nel menu perché non era stata possibile inserirla ma sarebbe arrivata a novembre 2015 per due volte a settimana.  Un'altra madre segnalò in Comune che la verdura era congelata e «vecchia di sei mesi». Zuccarini prese nota e assicurò un riscontro sui prodotti forniti.

Lamentele anche dal consigliere comunale Guerino Testa che parlò in qualità di padre di due bimbi che si nutrivano alla mensa. Lui segnalò nella scuola in via Scarfoglio «ricotta acida» ma anche il fatto che i bambini inseriti nel turno successivo al primo ricevessero un pasto freddo. Fu sempre Testa a segnalare il costo del servizio «diventato alto» in  relazione alla quantità.

Un'altra madre riferì che la sua famiglia si impegnava molto per mangiare solo cibi biologici «ma poi a scuola i figli mangiano male», un’altra segnalò l’assenza di menù appositi per i bambini intolleranti e celiaci o con altri problemi alimentari.   Zuccarini disse che nel nuovo appalto ci sarebbero stati ed infatti poi sono arrivati.

E chissà quante volte la Commissione si è presentata nelle mense per assaggiare i menù.

 

LA COMMISSIONE IN MENSA?

Già, perché, il consigliere Teodoro chiese proprio la possibilità di andare insieme a 3 membri della commissione per verificare di persona. Zuccarini disse che si poteva fare. Ci sono mai andati?

E poi ancora proteste di Di Pillo con la segnalazione di «cibo scadente»,  «una forcina in un purè», «plastica delle stoviglie alla mensa di via Gioberti scadente».

E pure  il presidente della Commissione, Carlo Masci, confermò che la proroga stava comportando «un servizio peggiore del dovuto».

Ma il Comune sempre calmo, in attesa, per non mandare all’aria il servizio.  

«Abbiamo di fronte una ditta che ha una grande esperienza nei grandi appalti», disse sempre Molisani. «Non trovando il pesce dell'Adriatico hanno anche  provato a sottoporci pesce proveniente da altri mari ma dopo battaglie di settimane hanno compreso le richieste dell'amministrazione comunale e si dovranno adeguare a quanto richiesto».

 

I NUOVI PRODOTTI SULLA TAVOLA

Poi la storia racconta che, con il nuovo appalto, sulle tavole dei piccoli siano arrivati tonno in scatola prodotto in Spagna (il capitolato prescriveva tonno di prima scelta di produzione italiana), latte e yogurt prodotti in Francia (veniva richiesto un prodotto nazionale e a km 0), i cereali dalla Polonia (dovevano essere regionali o nazionali).

Ad accorgersene, però, non è stato il Comune ma i Nas, dopo una ispezione a sorpresa.

Il Comune di Pescara si è costituito parte civile nel giudizio che vede imputata Maria Teresa Pianesi, amministratore e legale rappresentante della Bioristoro Italia Srl aggiudicataria, con Cir Food, della famosa gara da 16 milioni.

L'accusa nei suoi confronti è di frode nell’esecuzione della fornitura di alimenti e pasti per le mense delle scuole dell'infanzia, primarie e medie del comune di Pescara.

Che i contatti tra Comune e ditte fossero frequenti è un dato di fatto e le carte della prima inchiesta (oggi approdata al dibattimento) lo certificano. Quello che non dovrà più accadere è sottovalutare dati di fatto e segnalazioni se non altro per prevenire epidemie e brutte figure.