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Banca Popolare Bari, dipendenti spostati dalle Marche in Abruzzo con 4 giorni di preavviso

Sindacati preoccupati: «situazione insostenibile, 280 km al giorno e vite stravolte»

Redazione PdN

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Banca Popolare Bari, dipendenti spostati dalle Marche in Abruzzo con 4 giorni di preavviso

ANCONA. Lunedì scorso la Banca Popolare di Bari in corso Garibaldi, ad Ancona, ha chiuso i battenti.

Quattro dipendenti su sei sono stati ricollocati in un call center di Teramo (140 km di distanza), il direttore e il vicedirettore sono invece stati trasferiti nella filiale di Osimo Stazione. La notizia è stata comunicata al personale solo quattro giorni prima dello spostamento e ha creato un certo sconcerto non solo in chi ha dovuto cambiare sede di lavoro ma anche negli altri dipendenti che temono per la loro situazione.

Il gruppo della Popolare di Bari nel 2014 è cresciuto a seguito dell'ingresso di Banca Tercas e Banca Caripe ed oggi conta oltre 350 sportelli e 3 mila dipendenti.

Le banche abruzzesi sono state fagocitate dal gruppo pugliese che, per ottenere una decisa riduzione dei costi, prevede fino al 31 dicembre del 2020 un piano di risparmi che preoccupa i dipendenti ed investirà ferie e festività, straordinari (non pagati) e consulenze professionali per almeno 8 milioni di euro annui. Prevista anche una  riduzione-sospensione dell’attività lavorativa per almeno 154.000 giornate.

Le novità investiranno anche i dirigenti: quelli che guadagnano più di 180mila euro lordi l’anno, subiranno una riduzione del 15%, mentre i componenti del  board e il top management rinunceranno al 30% dei loro gettoni. Per aiutare i dipendenti, la banca si è anche dichiarata disponibile a sospendere anche fino a due anni, il pagamento dei mutui che i dipendenti avessero acceso, ma limitatamente alla quota capitale. Gli interessi, li pagheranno. A partire dal 1 gennaio di quest’anno e fino al 31 dicembre 2020, è stata sospesa la contribuzione alle forme di previdenza complementare a carico della Banca.

Insomma, il clima non è dei migliori e si aggiunge il trasferimento dell’ultima ora dei 4 dipendenti. Uno spostamento che secondo i sindacati sarebbe da leggere come un provvedimento ben più tosto.

E’ un momento caldo sia per l’incertezza futura sia per le modalità con le quali vengono attuate le decisioni. Oggi i sindacati a parole sembrano osteggiare questo modo di fare ma in passato avevano avallato il piano della proprietà. Si respira anche un certo clima di omertà e paura e non si capisce quanto giustificato.

A questo si aggiunge la scarsa trasparenza tanto che persino gli stessi sindacati lamentano l’impossibilità di consultare i documenti   del nuovo piano di riassetto.

E nel turbinio di agitazione, proteste, dipendenti costretti a scelte disagevoli la disinformazione fa il resto grazie alla compiacenza di diversi organi di stampa.  

«I dipendenti della filiale di Ancona della Popolare di Bari», denunciano le segreterie Fisac Cgil Ancona e Marche, «giovedì 5 luglio, si sono visti apparire il Capo Area il quale comunicava loro che, vista l’imminente chiusura della loro filiale, dal lunedì successivo si sarebbero dovuti presentare al lavoro presso il Call Center di Teramo. Accompagnava questa “lieta novella” con un :”… dovete sentirvi fortunati perché potevate essere licenziati».

Ma la situazione per i dipendenti trasferiti non è così semplice:  «per presentarsi al lavoro alle 8,15 a Teramo», commentano ancora dal sindacato, «dalle Marche centro-nord, utilizzando i mezzi pubblici, bisogna partire alle prime luci dell'alba per poi rientrare a casa a notte fatta».

I lavoratori in pratica si trovano a dover percorrere circa 250 km al giorno.

«Vista 'impossibilità di attuare questa soluzione, il lavoratore è costretto a prendere casa a Teramo con tutto ciò che ne consegue» analizzano ancora le segreterie Fisac Cgil, «stravolgimento della vita familiare (i lavoratori interessati hanno quasi tutti mogli/mariti e figli), raddoppio dei costi di gestione (2 affitti, doppie bollette per le utenze, notevole incremento della spesa per il mangiare, spese di trasporto, ecc.) e notevoli problemi di carattere psicologico che la situazione potrebbe comportare. Oltretutto, se l'attività che sono chiamati ad espletare è quella di operatore telefonico, non si capisce perchè la suddetta attività non possa essere svolta in una sede logisticamente di più facile fruibilità, come d'altronde già attuato in altre realtà bancarie. Ma è fin troppo chiaro che l'intenzione della Popolare di Bari è solo quella di liberarsi di dipendenti».

 

Allo stato attuale impossibile dire il futuro delle filiali abruzzesi della banca.