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Ospedale Maltauro, spunta la segnalazione all’Anac sul «delirio d’onnipotenza» di D’Alfonso

Ieri l’annuncio: entro sei mesi partirà l’appalto. Ecco tutte le criticità segnalate

Redazione PdN

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Ospedale Maltauro, spunta la segnalazione all’Anac sul «delirio d’onnipotenza» di D’Alfonso

D'Alfonso e Paolucci

 

CHIETI- La vicenda del nuovo ospedale di Chieti  si trascina ormai da 4 anni, tra proposte, rettifiche, pareri tecnici, pareri legali, esose consulenze tecniche, dilazioni e prese di posizioni.

 E proprio alla vigilia dell’ultimo via libera della giunta, D’Alfonso ha stigmatizzato il «safari di denunce»  messo in piedi dalle opposizioni.

Tra queste c’è anche una segnalazione di alcune settimane fa all’Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione: 14 pagine nelle quali si segnala «l’onnipotenza di D’Alfonso», che ha strappato di mano all’Asl di Chieti il procedimento e ad un certo punto avrebbe  pure suggerito al privato di diffidare la Regione. La contestazione è stata mossa dal consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, e il suo è solo l’ultimo atto di un braccio di ferro infinito che infastidisce profondamente il governatore, da sempre ‘allergico’ ai «denuncisti».  In passato anche il Movimento 5 Stelle si è rivolto, per il caso Maltauro, alla procura e all'Anticorruzione. 

Ieri lo stesso Febbo ha fatto sapere di aver allertato già i suoi legali per avviare nuove denunce dopo la delibera approvata ieri (ma ancora non pubblicata) sulla validazione della proposta progettuale di Maltauro.

Il governo regionale, con il presidente-senatore che non vuole mollare la Regione, va avanti ed è stato detto ieri che entro 6 mesi partirà l’appalto.

Il nuovo ospedale avrà 498 posti letto, che troveranno posto in 6 padiglioni per un totale di 75.500 metri quadrati di superficie.

Il costo dell'edificio ammonterà a 118,8 milioni, contro i 143 del primo progetto. Il privato che si aggiudicherà l'appalto per la costruzione (che resta naturalmente di proprietà pubblica), incasserà per 25 anni e mezzo un canone di locazione (il cosiddetto canone di disponibilità) fissato a base d'asta in 12 milioni 270mila euro e un canone per la concessione di servizi la cui base d'asta è invece fissata a 9 milioni 580mila euro.

Sommando i canoni, il costo complessivo finale del nuovo presidio teatino arriva a 285 milioni di euro, soggetto in ogni caso a una percentuale di ribasso d'asta che lo comprimerà ulteriormente. La prima proposta del raggruppamento di imprese, invece, prevedeva un costo finale di 526 milioni.

 

LE TAPPE: LA PROPOSTA DI 4 ANNI FA

Di sicuro quello del nuovo ospedale di Chieti è stata una sorta di parto, lungo e doloroso.

Ad aprile 2014, poco prima delle elezioni regionali di maggio, è arrivato sul tavolo del  manager dell’Asl di Chieti dell’epoca, Francesco Zavattaro, il progetto di Finanza della Progetti spa, Nocivelli spa, Studio Altieri e Maltauro per la costruzione, demolizione e ristrutturazione del nosocomio di Chieti. Nella proposta era stata inserita anche la gestione di alcuni servizi non sanitari e commerciali.

Poco dopo D’Alfonso ha vinto le elezioni,  Zavattaro se ne è andato denunciando «la troppa ingerenza del presidente» ed è arrivato Pasquale Flacco a prendere in custodia il progetto, fino a quando non gli è stato scippato con la pesante accusa, da parte del governatore, di andare troppo a rilento.

Una anomalia, si segnala nell’esposto all’Anac, dato che le competenze del Project financing, secondo il dettato normativo, sono in capo esclusivamente all'ASL Teatina. Da qui la denuncia di una «incomprensibile interferenza ed illegittima discesa in campo del presidente D'Alfonso il quale, di fatto, si è sostituito alla ASL».  

 

 

LA ASL E LA VALUTAZIONE

La Asl aveva tre mesi di tempo per valutare il tutto, fare approfondimenti,  vedere se la proposta fosse vantaggiosa per l'ente pubblico, in particolare dal punto di vista economico, per poi arrivare alla dichiarazione di pubblico interesse. Di tempo ne è passato decisamente di più. Arrivati a questo punto la proposta andava inserita nel Piano Triennale delle opere pubbliche della Regione con un passaggio in Giunta e una in consiglio regionale.

Dopo tutto questo la ASL avrebbe dovuto procedere al bando di gara europeo previsto anche per il progetto financing.

Ma tutto è andato a rilento, le proroghe non si contano nemmeno più.

Il gruppo imprenditoriale ha dovuto pure adeguare la proposta al nuovo codice degli appalti, introdotto con il decreto legislativo 50 del 2016.

Nell’esposto di segnala pure che nel maggio 2016 il presidente d'Alfonso, «e non la ASL», ha fissato un appuntamento con i tecnici per fare il punto sullo stato di avanzamento della procedura.  «Non si capisce a quale titolo», segnala Febbo.

Se il primo stop alla vicenda è arrivato, dunque, con il decreto del nuovo codice degli appalti, non si può dire poi che il resto sia andato tutto liscio.  Durante la fase istruttoria ci sono stati numerosi dubbi e perplessità sulle valutazioni del pubblico interesse dell'Opera, tutti dubbi esposti dal Rup Filippo Manci ma anche dal responsabile dell'ufficio legale Stefano Spadano. La proposta è risultata carente di regolare cauzione a garanzia dell'offerta e ad un certo punto è emersa pure una incompleta allegazione di elementi tecnici.

 

Queste irregolarità sono state poi sanate ed integrate.

Dopo una serie infinita di riunioni è emersa la necessità di verificare alcuni presupposti per la valutazione della proposta. E’ saltato fuori anche un altro parere, quello dell’avvocato Valeri , che ha espresso nuovi dubbi e ha invitato la ASL a valutare bene le problematiche segnalate dal Rup.

 Ad un certo punto l’estate del 2017 è sembrata il punto di svolta,  ma anche al termine del 30 giugno non è successo nulla: la procedura non è stata definita, anzi è stata chiesta un’integrazione documentale e i termini si sono allungati ancora.

 Quando ad ottobre 2017 due società specializzata in edilizia sanitaria, la Coop Service di Reggio Emilia e la CMC di Ravenna, hanno bussato alla porta della Asl manifestando il loro interessamento ad un intervento sull'attuale struttura ospedaliera, una proposta alternativa a quella presentata dal gruppo Maltauro con un intervento meno costoso di soli 40 milioni di euro, ha pure ricevuto un sonoro no: stiamo valutando ancora l’altro offerta, ha detto Flacco.

 «E’ illegittimo», ha tuonato Febbo,  «far decorrere nuovamente il termine dei tre mesi per valutare la fattibilità della proposta». Ma  la Regione ha acconsentito ancora una volta e scadono pure i termini del 14 ottobre e del marzo 2018.

 

 

LA GARA

Per il Project financing,  che non è un affidamento diretto,  è prevista una gara europea e non è affatto detto che a vincere sia il soggetto proponente anche se ha il vantaggio del diritto di prelazione.

Se un'altra impresa, apportando varie migliorie tecniche o economiche al progetto, vincerà, le società proponenti potranno dire  ‘lo facciamo noi alle stesse condizioni’ e la stazione appaltante dovrà assegnare l'appalto.

L’impresa vincitrice che, però, si ritrova senza affidamento avrà diritto ad un risarcimento per le spese progettuali affrontate per un importo non superiore al 2,5% del valore dell'appalto risarcimento che dovrà essere ristorato dal soggetto proponente che si è aggiudicato l'appalto.

 

 

IL CONTRIBUTO SENZA PEZZE DI APPOGGIO

Essendo un progetto in partenariato pubblico privato la parte pubblica è tenuta a coprire una parte dell'investimento iniziale per una quota non superiore al 30%.

Ed, infatti,  nei mesi scorsi la Regione ha deciso di erogare un contributo pubblico di 30 milioni di euro. Qui una delle tante contestazioni di Febbo, girate anche all’Anac: «tutto è avvenuto senza la dichiarazione di fattibilità della proposta, senza alcuna copertura economica, senza la firma e del parere favorevole del direttore del servizio economico finanziario dell'ente e procrastinando, senza alcuna giustificazione, in maniera assolutamente illegittima, i termini della valutazione di fattibilità».  

Un contributo erogato sulla presunta convenienza che, però, viene definita da Febo «assolutamente illegittima, immotivata e fuorviante anche perché è il codice degli appalti che stabilisce i presupposti per una eventuale contribuzione pubblica e tra l'altro i bilanci della ASL non sono in grado di sostenere economicamente questo progetto».

 

IL PRIVATO SEMPRE PRESENTE PARTE ATTIVA

Alcuni dubbi emergono anche sul ruolo del privato.

Nell’esposto all’Anac Febbo segnala che la Icm è stata sempre interessata nei vari ed innumerevoli passaggi, tanto da far pensare «che più che l'interlocutore privato del soggetto pubblico sia stata parte attiva del processo di valutazione che invece deve essere un'attività esclusiva e riservata degli operatori pubblici.  Non sembra sia stato così, visto che in maniera a dir poco anomala la società, presente in ogni passaggio, si è adeguata alle richieste della Regione e della ASL, con palese contrasto con le evidenza pubblica e conflitto con qualsiasi principio di buon andamento e trasparenza della pubblica amministrazione».

 

«INGIUSTIFICATA PRESSIONE DI D’ALFONSO»

Si segnala anche «l’ ingiustificata pressione» del presidente D'Alfonso «alquanto inopportuna se non illegittima» che ha posto in essere «atti e fatti tali da spingere inevitabilmente verso la proposta, nonostante le numerose ed evidenti criticità riscontrate».

 «Una vera e propria pressione», si legge nel documento,  nei confronti del gruppo della Asl di cui il presidente D'Alfonso ha poi chiesto anche la sostituzione per una evidente mancanza di collaborazione, «invitando perfino il soggetto proponente a  controdedurre la nota del Rup e a demolirla».

Di sicuro in tutti questi 4 anni si è potuto apprezzare in varie forme la volontà della giunta di portare a compimento la procedura con esito positivo per risolvere un problema «urgente» quello del nosocomio costruito con cemento impoverito, scoperta fatta nel 2012.  

 

IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA

«Un delirio di onnipotenza», si legge ancora nella segnalazione, un comportamento «alquanto anomalo»,  «di un presidente che non solo intende sostituirsi al Rup ma perfino al soggetto proponente consigliando di scrivere alla Regione, diffidandola. Si impegna dicendo che l’ente regione procederà rispetto ad una valutazione tempestiva e speditiva di cambiamento delle competenze tra ASL Regione».

 

Alessandra Lotti