IL PROCESSO

Frodi tramite sponsor F1, il pescarese Ventresca patteggia 2 anni e 6 mesi

Dibattimento a dicembre

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

333

Frodi tramite sponsor F1, il pescarese Ventresca patteggia 2 anni e 6 mesi

MONZA. Quattro condanne in abbreviato con pene da un anno a 7 anni e 4 mesi, 4 patteggiamenti da 8 mesi a 2 anni e 6 mesi e 4 rinvii a giudizio.

 E’ quanto deciso dal Gup del Tribunale di Monza per gli indagati a vario titolo per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio per un importo complessivo di 75 milioni di euro, a seguito della maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Monza su una presunta organizzazione criminale operativa su scala internazionale nelle sponsorizzazioni di gare automobilistiche, tra cui quelle di Formula 1.

 

LE CONDANNE

Il pescarese residente a Londra Ivan Ventresca, 41 anni, ha patteggiato 2 anni e 6 mesi.

La pena più alta, 7 anni e 4 mesi, è stata inflitta a Alberto Bernardoni, 60enne uomo d'affari svizzero, per il quale l'accusa aveva chiesto 20 anni. Andrea Soldati, imprenditore italo svizzero di 49 anni è stato condannato a 5 anni a 4 mesi, Emilio Maria Rebay, 51 enne imprenditore di Lissone (Monza) a 4 anni e 1 mese e Salvatore Zangari a 1 anno.

Hanno patteggiato, come Ventrasca, Rudy Polato 1 anno e 10 mesi, Salvatore Falvo 2 anni e 4 mesi e Luigi Carvelli, 8 mesi.

Il dibattimento per chi ha optato per il rito ordinario, tra cui il 61 enne imprenditore piacentino Luigi Provini, ritenuto il vertice dell'organizzazione, prenderà il via il 10 dicembre prossimo

 

LA MAXI INCHIESTA

 L'indagine “Hidden Accounts” si è conclusa lo scorso anno con l'arresto di cinque imprenditori e un totale di 82 indagati, con alcune posizioni stralciate per competenza territoriale ad oltre 20 uffici giudiziari.

 

L’associazione  secondo l’ipotesi accusatoria, era dedita al riciclaggio dei proventi di frode fiscale. La banda sponsorizzava team e piloti di Formula Uno e Rally gonfiando le relative fatture e facendo passare gran parte denaro ufficialmente destinato alle sponsorizzazioni automobilistiche attraverso tre livelli societari internazionali, che ritornava indietro riaccreditato su conti cifrati gestiti da fiduciarie svizzere, in contanti o tramite acquisto di immobili.

 

85 IMPRESE

I Finanzieri di Monza hanno così scoperto su tutto il territorio nazionale 85 imprese che, negli anni tra il 2007 e il 2014, si sarebbero avvalse dei servizi illeciti forniti dal gruppo criminale, sottoscrivendo contratti di sponsorizzazione con società di diritto inglese. Tutte prive di reale consistenza economica e con la sola funzione di permettere ai soggetti economici italiani l’evasione delle imposte sui redditi, l’esportazione di capitali all’estero e la creazione di fondi neri.

 

 Le indagini hanno chiarito come il meccanismo di frode – con carattere transnazionale – sia stato negli anni perpetrato attraverso la costituzione e l’utilizzo di una serie di società offshore, con sede a Panama, nelle isole Marshall e a Dubai. Anche queste, come le società inglesi, “scatole vuote” beneficiarie dei trasferimenti di denaro dai conti inglesi al solo scopo di far perdere le tracce dei capitali immessi nel circuito fraudolento. La gestione delle società estere avveniva tramite fiduciarie svizzere riconducibili ai membri dell’organizzazione criminale.

 

LA RESTITUZIONE

L’ultima fase del sistema di frode consisteva nella restituzione dei fondi riciclati, dopo i vari passaggi finanziari estero su estero, a favore degli amministratori e dei soci delle imprese italiane beneficiarie dei servizi forniti dall’associazione a delinquere. La restituzione avveniva con accredito su conti cifrati accesi oltre confine agli stessi riconducibili, oppure con restituzione di denaro contante o in altri casi ancora con investimenti in immobili di pregio siti all’estero.

Le somme restituite ai beneficiari del meccanismo fraudolento venivano decurtate di una quota corrispondente al costo dell’operazione illecita, trattenuta dall’associazione criminale.

 

 

LA GESTIONE AFFIDATA A 5 PERSONE

A gestire la presunta associazione a delinquere, secondo l’inchiesta, sarebbero stati gli imprenditori Luigi Provini, piacentino di 61 anni residente a Dubai, Emilio Maria Rebay, 51 enne di Lissone e Ivan Ventrasca, pescarese residente a Londra di 41 anni. E ancora Alberto Bernardoni, 60 enne svizzero, e Andrea Soldati, Italo svizzero di 49 anni residente a Dubai.