IL CONTROLLO

Fondi europei all’agricoltura: a rischio 550 mln

Contestati gli aiuti per il 2015 e 2016. «Troppe inadempienze»

Redazione PdN

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BRUXELLES.  Per il momento si tratta di procedimenti ancora in corso, ma la cifra in gioco è di quelle che possono fare la differenza.

I fari della Commissione europea si sono accesi su oltre mezzo miliardo di euro elargiti come aiuti agli agricoltori durante gli anni 2015 e 2016.

Carenze nei controlli, lentezza nel reagire alle raccomandazioni di Bruxelles e definizioni troppo vaghe dei criteri per identificare i beneficiari delle risorse Ue sono fra gli aspetti principali contestati dalla Commissione europea attraverso la procedura di "verifica di conformità", eseguita periodicamente per recuperare dai Paesi membri i fondi Pac spesi in modo irregolare.

I rilievi sono contenuti in tre diverse lettere, di cui l'Ansa ha preso visione, giunte sul tavolo del ministero dell'Agricoltura dopo le elezioni del 4 marzo.

Un carteggio che, in alcuni casi, segue incontri e scambi epistolari cominciati già nel 2016.

La cifra più significativa fra quelle contestate, oggetto di una lettera datata 27 marzo 2018, è di 360 milioni di euro e riguarda, secondo Bruxelles, l'attuazione "non conforme" da parte dell'Italia del regime di aiuti diretti nell'ambito del Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga) per il 2015 e il 2016.

Un secondo procedimento, menzionato in una lettera del 25 maggio scorso, mette in dubbio l'assegnazione di circa 93 milioni di euro e sarà al centro di una riunione fra autorità italiane ed europee in programma per il 13 novembre.

Fra le osservazioni avanzate dall'esecutivo Ue, c'è anche l'invito rivolto all'Agea (l'Agenzia pubblica per le erogazioni in agricoltura) a "coprire quanto prima il posto di responsabile del controllo interno", vacante dall'aprile 2015.

Altri 94 milioni di aiuti sono contestati dall'Unione in una lettera, datata 11 giugno, principalmente a causa del criterio utilizzato dall'Italia per identificare gli 'agricoltori attivi' beneficiari dei fondi Ue. Secondo Roma, quella italiana è una normativa volutamente snella volta a "non creare ulteriori obblighi burocratici" per cittadini e amministrazioni pubbliche. Una posizione che però non ha convinto fino in fondo la Commissione Ue, secondo la quale "l'obiettivo di ridurre la burocrazia non può essere raggiunto alle spese della conformità con i requisiti legali europei". Tutti e tre i procedimenti sono ancora in corso e l'Italia potrebbe anche chiedere di ricorrere a una conciliazione concordata con la Commissione Ue al fine di ridurre anche in misura significativa la cifra da restituire all'Unione. Un importo che in ogni caso non potrà essere considerato definitivo fino a quando Bruxelles non prenderà la decisione finale e la pubblicherà sulla 'Gazzetta Ufficiale' dell'Ue.