LA SVOLTA

Pescara, bimbi intossicati. «Gravi carenze», ora le ditte dell’appalto mensa rischiano  

Sarebbero emerse inadempienze nei controlli. Il sindaco: «ora possiamo rompere contratto»

Redazione PdN

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Pescara, bimbi intossicati. «Gravi carenze», ora le ditte dell’appalto mensa rischiano  

 

 

 

PESCARA. Sarebbero emerse gravi carenze nei controlli e negli adempimenti preventivi per evitare quello che è accaduto.

Ora le ditte che hanno vinto l’appalto da 17 mln di euro per la gestione delle mense di Pescara rischiano la rescissione del contratto per inadempimento grave e magari anche qualche strascico giudiziario.

Le novità sono emerse ieri in seguito all’ascolto del primo cittadino, Marco Alessandrini, in procura, dopo una sua richiesta, come persona informata sui fatti.

La procura di Pescara sta indagando da un mese sulla vicenda di circa 300 bambini, iscritti in diverse scuole elementari comunali della città, finiti in ospedale con sintomi gastrointestinali provocati dal batterio Campylobacter.

Al momento ci sono 4  indagati: sono tutti rappresentanti delle due ditte  Cir Food e Bioristoro che, in Ati, gestiscono il servizio di refezione scolastica.

I reati ipotizzati sono adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive, di natura colposa, e lesioni colpose.

 

«Siamo nelle condizioni per procedere alla risoluzione per inadempimento del rapporto contrattuale che abbiamo con i gestori delle mense scolastiche», ha detto il sindaco Alessandrini.

«Lo scorso 12 giugno - spiega Alessandrini - la concessionaria ha inviato al Comune una serie di documenti su controlli, rapporti prova e accertamenti vari. La documentazione è stata analizzata dai nostri uffici e sono emerse alcune criticità rispetto agli alimenti somministrati. Criticità relative a prodotti lattiero caseari e, in particolare, una caciotta in cui c'era traccia di coliformi; le analisi in questione risalivano ad aprile. Inadempienze sono emerse anche sui controlli igienico sanitari».

 

LA CACIOTTA

L’attenzione degli inquirenti si era spostata nelle ultime settimane su alcuni prodotti confezionati in Abruzzo, in un caseificio locale, e nello specifico su una caciotta (servita ai bimbi il lunedì, ovvero 4 giorno prima dell’ondata di malesseri) dopo la segnalazione di una dirigente, ascoltata dai Nas, che avrebbe riferito di aver bloccato, all’indomani dell’esplosione del caso, un paio di persone della Cir che si erano recate nella cucina della sua scuola per prendere il cibo rimasto dopo la sospensione del servizio disposto dal sindaco.

Un atteggiamento giudicato sospetto e che ha permesso ai Nas di verificare l’origine del latticino prodotto in una azienda poi visitata e perquisita riscontrando delle inefficienze.

Per legge i latticini devono essere lavorati e prodotti con latte pastorizzato, un procedimento che assicura l’eliminazione di tutti i batteri. Proprio la pastorizzazione sarebbe stata assicurata sulla carta ma non nella pratica, costituendo il possibile veicolo del batterio che ha innescato l’epidemia più grande che si ricordi.

Oggi emergono ulteriori fatti che cristallizzano responsabilità e omissioni.

Se le analisi prodotte dalle ditta (analisi obbligatorie che devono svolgere per legge per garantire che non vengano distribuiti cibi adulterati) erano di aprile e già evidenziavano anomalie perchè i prodotti incriminati non sono stati bloccati?

A giugno erano poi state fatte ulteriori analisi proprio su quel formaggio oggi indicato come fonte del batterio?

Cosa è successo e cosa è andato storto?

A questo punto, pur in una possibile mancanza di riscontro delle analisi successive dei centri cottura del Campylobacter, potrebbero scaturire accuse derivanti proprio dalle carte portate in procura dal sindaco.   

 

«Il Comune sta predisponendo la documentazione necessaria per la risoluzione del contratto - ha aggiunto il sindaco - La risoluzione per inadempimento facoltizza la possibilità di esperire il cosiddetto 'interpello', cioè di valutare se l'impresa che si è classificata seconda nell'ambito della gara possa offrire lo stesso servizio a condizioni e costi analoghi. Questo - conclude il sindaco - consentirebbe di evitare una nuova gara, visti i tempi ristretti fino a ottobre».

Il sindaco ha annunciato anche che nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra tutte le parti interessate dalla vicenda, cioè l'amministrazione comunale, il comitato spontaneo di genitori e gli avvocati.

Questo permetterebbe di accorciare i tempi ed evitare una nuova gara di appalto che porterebbe via mesi. L’amministrazione comunale sta lavorando affinchè la nuova ditta possa subentrare già da ottobre prossimo ed evitare tutti i disagi paventati nella prima ora dello scandalo.

 

Intanto proseguono le indagini dei Carabinieri del Nas e dei Forestali, così come gli accertamenti che l'Istituto Zooprofilattico sta eseguendo sui campioni prelevati in mense e centri cottura.

Fino ad ora non sono trapelate notizie di riscontri circa il batterio incriminato sulle centinaia di campioni sequestrati. Diverse anomalie, però, sarebbero emerse dalle carte della gestione del servizio in generale.

Tutti i centri cottura della città sono stati sottoposti a sequestro nell'ambito degli accertamenti.