L'INCHIESTA

Estorsione a D’Alfonso, il certificato falso inguaia Cantagallo e il medico che lo ha redatto

Indagate anche moglie e figlia del presunto estorsore

Redazione PdN

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TRIBUNALE PESCARA AULE

 

 

 

 

PESCARA.  Un certificato falso inguaia Giuseppe Cantagallo, testimone chiave della Mare-Monti, accusato di tentata estorsione per aver chiesto al presidente Luciano D'Alfonso 130.000 per non fornire la sua deposizione nel processo.

 

Nei guai, però, sono finiti anche moglie e figlia di Cantagallo e il medico di fiducia che ha redatto il certificato, utile all’indagato per non presentarsi in Procura all’interrogatorio.

La svolta dalla Procura di Pescara emerge dalla chiusura delle indagini notificata alle parti nei giorni scorsi.  

Così la posizione di Cantagallo si aggrava ed entra in scena anche il ruolo di un professionista aquilano stimato, Carmine Marini, responsabile della Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale di L’Aquila e docente universitario, sempre a L’Aquila.

Lui si sarebbe inguaiato da solo, al telefono.

Non sapeva di essere intercettato e  così quello che apparentemente poteva sembrare uno sfogo alla fine è diventata una sorta di confessione.

 

 

LA EMAIL E L’ESTORSIONE

Cantagallo è il testimone chiave del promesso Mare-Monti e a novembre del 2017 , a ridosso dell’udienza in tribunale, ha inviato via mail a D’Alfonso la richiesta di 130mila euro in cambio di una mancata testimonianza.

 Non una testimonianza qualunque perchè Cantagallo è  la persona che raccontò nel 2008 di essere stato l’autore reale del progetto della Mare-Monti che però, portava ufficialmente la firma dall’ingegner Leopoldo Rossini.

Cantagallo raccontò anche di aver saputo (e di aver visto le carte) che, ancor prima dell’aggiudicazione dell’appalto, la ditta Toto aveva già concordato con gli amministratori del tempo (tra cui D’Alfonso, presidente della Provincia di Pescara) la variante in corso d’opera per recuperare tutto il ribasso d’asta in fase di gara.

 

Cantagallo nella sua email palesemente estorisva ha fornito via mail anche il proprio Iban personale dove poter fare l’accredito bancario. D’Alfonso ha preso l’email e ha formalizzato una denuncia.

Così si è aperta l’inchiesta affidata al sostituto procuratore Anna Rita Mantini.

 

Cantagallo, però, ha tentato di sottrarsi all'interrogatorio nella qualità di indagato presentando un certificato falso che adesso gli costa una nuova imputazione di falso ideologico e utilizzazione di atto falso (così come per tutti gli altri).

 

 

IL CERTIFICATO

Su istigazione dei familiari, sostiene la Procura, il medico il 24 marzo 2018 ha redatto un certificato medico, destinato ad essere prodotto agli uffici della procura «a supporto di un’istanza di nomina di un perito medico legale che accertasse l'incapacità di intendere e volere di Cantagallo».   «Lo stesso medico aquilano ha certificato che il suo paziente fosse affetto da postumi di ictus cerebrale con deterioramento cognitivo vascolare, disturbi del comportamento e del contegno, aggressività, scarso di controllo degli impulsi. Per tale ragione assume neurolettici in cronica. Il paziente richiede costante controllo e d'aiuto nelle funzioni sociali»

 

Il medico però nel certificato aveva omesso di evidenziare di non aver visitato il paziente che ormai lui non vedeva da diversi anni.

L’INTERCETTAZIONE

La conferma di questa situazione è emersa da alcune intercettazioni telefoniche.  

Il 28 marzo scorso i carabinieri forestali hanno bussato alla porta del medico per chiedere copia della documentazione medica di Cantagallo ma non hanno trovato nulla.

Dopo questa visita imprevista il medico ha telefonato alla moglie di Cantagallo e si è detto spaventato, ribadendo che da tempo ormai non sottoponeva a controlli l’uomo.

A questo punto il medico è accusato di aver aiutato Cantagallo «ad eludere le investigazioni con l'aggravante di aver commesso il fatto con abuso delle funzioni di medico in servizio presso la ASL di L'Aquila».

Come detto sono indagate nel procedimento anche la moglie di Cantagallo Filomena Pilone e la figlia da Dana.  Secondo la Procura loro sarebbero le «istigatrici» e responsabili «di aver co-determinato la formazione del certificato medico nel quale si dava implicitamente conto del fatto che Cantagallo fosse in cura dal professor Marini».

 

a.l.