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Giustizia. Il pm sotto procedimento disciplinare a cena con Legnini

La ricostruzione del quotidiano La Verità

Redazione PdN

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Giudici e pm arrestati. L’allarme di Legnini: «la magistratura reagisca alle toghe corrotte»

Giovanni Legnini

 

 

 

ABRUZZO. Il quotidiano La Verità di Maurizio Belpietro  ricostruisce le vicende di Antonio Savasta, ex pm della procura di Trani ed oggi giudice dell'ottava sezione civile del tribunale di Roma, indagato per intralcio alla giustizia e corruzione.

 

Savasta, secondo la ricostruzione del giornale, avrebbe dovuto far luce sugli affari del socio del padre di Matteo Renzi ma in quel periodo fu denunciato da alcuni imprenditori.

Allora chiese aiuto per incontrare dei potenti. E così avvenne.

Il pm sotto indagine andò ad una cena ai Parioli e lì c’era anche Giovanni Legnini, vice presidente del Csm, riferisce il quotidiano di Belpietro.

Organizzatore di queste cene era Luciano Tancredi, ex responsabile della comunicazione di Legnini ai tempi in cui era Sottosegretario del Governo Letta e successivamente del gabinetto di Matteo Renzi.

«Tancredi, all'epoca giornalista del Messaggero, nel 2012 si candida con il PD dell'Aquila e subito dopo, a causa di alcune frizioni con il direttore Mario Orfeo, cambia mestiere: lascia la carta stampata per approdare come autore in Rai. Tancredi è un tipo eclettico, lavora per programmi in tv come ‘Chi l'ha visto?’, ‘La vita in diretta’, offre l'esperienza pure in Consip e diventa editorialista del gruppo L’Espresso».

Savasta partecipò ad una di queste cene e quella sera parteciparono tre pezzi da 90 del Csm che aveva aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. C'era il vice presidente del CSM Giovanni Legnini ma anche i consiglieri Paola Balducci e Giuseppe Fanfani.

 

Lo stesso Savasta conferma quella cena con Legnini e racconta che il numero due del Csm fu freddo con lui.

Il magistrato spiega così la decisione di partecipare a questi incontri: «mi avevano detto che c'erano delle persone che, visto in quel momento ero sotto procedimento disciplinare, erano di un certo livello. ‘Fai vedere che magari frequenti gente così….’ ma non è che ci sono andato con strani intenti».

Savasta dice ancora al giornalista della Verità: «speravo che mi vedessero e che mi potessero ascoltare. Il mio desiderio era di mostrarmi in un contesto di persone di un certo tipo, per dire ‘guardate che non sono quel pm di provincia da quattro soldi che magari ha fatto la cavolata della sua vita...”.

Ma, a quanto dice, la serata non andò come sperava: Legnini e gli altri due consiglieri del Csm «furono molto freddi probabilmente perché il mio procedimento era pendente».

 

LE ACCUSE NEI CONFRONTI DEL MAGISTRATO

Savasta è accusato di aver chiuso un occhio su un'inchiesta che coinvolgeva l'immobiliarista barlettano Luigi D'Agostino, suo compaesano e coetaneo, che, come racconta ‘La Verità’ usava il babbo dell'ex premier Matteo Renzi «come passepartout per sedersi ai tavoli che contano».

A maggio la procura di Firenze ha chiesto rinvio a giudizio per Renzi senior e per la moglie Laura Bovoli a causa di due fatture da quasi 200.000  euro pagate da D'Agostino per presunte operazioni inesistenti tra il giugno e il 2 luglio 2015.

 

SAVASTA VA ANCHE DA LOTTI

Ma Savasta non tentò solo un avvicinamento con Legnini ma insieme all'avvocato Ruggiero Sfregola si sarebbe fatto introdurre a Palazzo Chigi al cospetto dell’allora Sottosegretario Luca Lotti.  

Il magistrato, sempre a La Verità, assicura che non ha creato nessun ostacolo all'indagine, che il nome del suo amico nelle prime informative non c'era assolutamente e comunque di non averlo mai frequentato (contrariamente a quanto emerge dall’agenda di D’Agostino).

D'Agostino, invece, ha dichiarato di aver portato lui stesso il pm da Lotti, a Palazzo Chigi, ma anche su questo il magistrato smentisce «Non è vero, io sono andato da Lotti con l'avvocato Sfregola» .

 

Ma perché incontrare il ministro?

«La mia richiesta era quella di partecipare a gruppi di studio o essere applicato a delle commissioni ministeriali che si occupavano di appalti, la mia specializzazioni. Sono tentativi che i magistrati fanno se hanno la possibilità ed una certa professionalità. Era un modo per provare a levarmi da Trani mettendomi in aspettativa in un periodo in cui pendevano su di me precedenti penali da cui sono stato assolto in un doppio grado di giudizio. Puntavo a lasciare un ambiente che era diventato pesante».