LA SENTENZA

Tassi usurari, imprenditrice teramana denuncia Bnl e in Procura si perdono la perizia

Sos Utenti: «Cassazione bacchetta gip»

Redazione PdN

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Tassi usurari, imprenditrice teramana denuncia Bnl e in Procura si perdono la perizia

Baccile

 TERAMO. La Cassazione bacchetta il gip di Teramo per aver omesso indagini accertative sulle condizioni usurarie in contratti di mutuo stipulati con la BNL da una imprenditrice teramana.

 La vicenda è nata da una denuncia della donna che ha deciso di querelare la banca dopo che l’associazione Sos Utenti di Gennaro Baccile ha rilevato tassi usurari, ovvero oltre la soglia consentita dalla legge.

 «La Banca, con clausola a parte», spiega Baccile, «spesso si fa approvare di poter calcolare gli interessi moltiplicando il capitale per tutti i giorni dell’anno (365, o 366 se bisestile) e dividendo il tutto per 360. In pratica, la Banca si fa pagare interessi per 370 giorni (oppure 371, negli anni bisestili) all’anno. Questo peraltro è vietato anche dal codice civile».

La pm Enrica Medori aveva chiesto l’archiviazione, rivela l’associazione,  dopo essersi

affidata ad un consulente di fiducia che però «non ha riferito della mora usuraria conseguente alla ingannevole modalità di calcolo», racconta Baccile.

L’imprenditrice non s’è persa d’animo e con l’assistenza legale del penalista della Sos Utenti, Luigi Iosa di Campobasso, si è opposta all’archiviazione davanti al gip, chiedendo e motivando investigazioni suppletive omesse dal pm e chiedendo anche la

discussione orale in camera di consiglio, volta a chiarire e meglio provare la sussistenza del fumus di reato.

 

IL NO DEL GIP

Il gip Giovanni De Rensis, però, a giugno 2017, condividendo in toto le argomentazioni di richiesta archiviazione della pm Medori, ha contestato il fatto che la Consulenza Tecnica di parte a  favore dell’imprenditrice, a firma Baccile, «non è stata prodotta né nel corso delle

indagini preliminari né in sede di opposizione alla richiesta abdicativa».

Da qui la dichiarazione di inammissibilità delle richiesta di ulteriori indagini.

L’avvocato Luigi Iosa ha però scoperto che, dal fascicolo della pm Medori, era stata sottratta la Consulenza Tecnica di Baccile nella quale era stata dimostrata la mora usuraria.

Lo stesso documento era stato utilizzato anche dal tecnico nominato dal pm per stilare la sua relazione.

Ciononostante, la copia della perizia di Baccile non era stata consegnata al GIP.

«Le motivazioni del gip, sulla mancata allegazione della consulenza erano infondate», spiega oggi Baccile, « perchè lo stesso giudice avrebbe potuto e dovuto accorgersi della sottrazione documentale dal fascicolo del pm».

 

IL RICORSO IN CASSAZIONE

A questo punto è scattato un ricorso in Cassazione e la Suprema Corte con sentenza N° 26361 del 23 maggio scorso ha accolto in pieno la richiesta di prosecuzione delle indagini ponendo in evidenza «l’arbitraria ovvero l’illegittima declaratoria di inammissibilità ( n.d.e.: del ricorso contro la richiesta di archiviazione) che sacrifica il diritto della parte offesa al contraddittorio in termini equivalenti». E’ stato disposto il contraddittorio orale che a questo punto il gip deve provvedere a fissare con udienza camerale.

La Suprema Corte, pertanto, ha sancito che il giudice di Teramo «non poteva emettere il decreto di archiviazione de plano, adducendo una motivazione apparente attraverso un mero rinvio alle argomentazioni del Pubblico Ministero senza confrontarsi con le deduzioni difensive».

«Da sempre purtroppo in molti ambienti giudiziari», commenta adesso Baccile, «si fatica a

far valere i diritti degli Utenti, specialmente in ambito penale, contro il sistema Bancario. Teramo è uno degli ambienti più ostici e città geneticamente preordinata alla difesa d’ufficio dei Banchieri, sotto il profilo penale. Questa vicenda dimostra che tale difesa genetica, d’ufficio quasi, quando non possibile sugli elementi di fatto, si articola anche su illegittime (sicuramente involontarie) sottrazioni documentali, come sottolinea la Cassazione».