STRADA VERSO L'IGNOTO

Strada parco e filovia: la prova del fallimento di 30 anni di politica con la stessa faccia

Responabilità enormi da coprire con previsioni sballate per non ammettere errori

Redazione PdN

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Strada parco e filovia: la prova del fallimento di 30 anni di politica con la stessa faccia

(Foto: Domenico Logozzo)

 

PESCARA. Il dibattito politico misura il livello culturale e sociale di un popolo e di una classe politica. Se questo è vero allora l’Abruzzo e Pescara sono ancorati da più di 30 anni sugli stessi temi, menati ciclicamente in un loop senza via di uscita da classi dirigenti scialbe troppo permeabili alle influenze esterne.

Un esempio classico è il dibattito sul destino della strada parco e della filovia: stesse discussioni da più di 30 anni a questa parte, come se nulla fosse. Quando la discussione è iniziata internet non esisteva, l’Italia aveva vinto da poco i mondiali di Spagna, e la prima Repubblica teneva in pugno il Paese alla vigilia di Mani pulite.

In tutto questo tempo si è parlato in maniera strumentale e troppo interessata di problemi seri come la mobilità, senza risolvere un solo aspetto e senza… muoversi di un centimetro.

Una inconcludenza che ha prodotto danni immensi che nessun amministratore pubblico ripagherà mai per un mancato sviluppo che è incommensurabile.

Danni che si sommano a quelli di procedure compromesse e viziate  che ancora oggi non trovano una soluzione sostenibile come quella della filovia (che nessuno ha ancora visto)  per la quale già si pronostica il futuro insuccesso pilotato.

Ecco di cosa parliamo quando parliamo di filovia

L'INCHIESTA PESCARA. Pochissimi altri argomenti possono vantare una tale longevità ed un tale accorato accanimento nel sostenere le tesi a favore o quelle contrarie. Ma si compiono diversi errori e si gioca molto sul significato dei termini per “confondere” o distogliere da quelli che sono i fatti ed i risultati che si otterranno con questo primo lotto appaltato. Ecco che cosa ci hanno raccontato e cosa in reltà sarà fatto. La mistificazione ovviamente riguarda molto da vicino l’utilità dell’opera. INCHIESTA PUBBLICATA SUL MENSILE ZAC DI AGOSTO



FILOVIA LA SOVRASTIMA PER NON AMMETTERE IL FALLIMENTO

Il progetto e l’appalto della filovia a Pescara è un progetto che in ogni paese minimamente civile sarebbe stato cancellato almeno 20 anni fa.

Invece la foga di accaparrarsi fondi (senza poterli però farli godere ai cittadini) ha dominato la classe politica miope e ottusa.

Oggi abbiamo speso quei fondi senza avere alcun mezzo di trasporto e con poche persone che ci hanno guadagnato a discapito dell’interesse pubblico.

Il tutto in nome di falsità e inganni che hanno eterodiretto l’opinione pubblica: all’inizio fu “la filovia ci salverà dallo smog”, una bugia che non ha sortito nè cortei, nè proteste, nè il ribaltamento di amministratori (poi rieletti puntualmente dopo un turno di stop).   

Con lo stesso metodo oggi si continua, puntando a gonfiare dati per giustificare un’opera fallimentare e per non ammettere responsabilità enormi.

Ancora una volta il ragionamento lo spiega uno dei comitati della Strada Parco.

Ivano Angiolelli si limita a paragonare  la filovia di Palermo con quella di Pescara accostando dati ufficiali di spesa, traffico e ricavi ipotizzati.

«A Palermo, l’apprezzato servizio tranviario in esercizio da qualche tempo costa 12,50 Euro/Km, corrispondenti a 10 milioni per anno. Trasporta, in modo confortevole, 3 milioni di passeggeri l’anno. A Pescara», dice ancora Angiolelli, riportando i dati ufficiali forniti dal manager Tua Tonelli, «costerebbe 6,14 Euro/Km, all’incirca 3 milioni l’anno ai valori correnti nel 2006, epoca concomitante con l’aggiudicazione - superficiale e spregiudicata - della gara d’appalto al cessato Phileas olandese. Sempre Tonelli, dall’introduzione improbabile del controverso servizio, confida di incassare - in titoli di viaggio e abbonamenti - non meno di 8 milioni di Euro per anno, indispensabili a rimpinguare le Casse esangui di TUA SpA, parimenti vessate dai tagli governativi consistenti operati al settore. Significa prevedere almeno 5 mln di passeggeri l’anno, dato inverosimile in rapporto al bacino di utenza di gran lunga più contenuto rispetto a Palermo. Tanto più se si considera che l’impianto è tuttora privo dell’indispensabile parcheggio scambiatore a Nord. Quello del Palacongressi di Montesilvano, che peraltro il PUMS di Civitarese dà come già disponibile, non risulta che sia mai stato acquisito nella disponibilità di TUA».

 

 

«Basterebbe soffermarsi su questo unico dato economico», commenta Angiolelli, «per indurre a valutare l’opportunità di rinunciare definitivamente a un progetto peraltro viziato da gravi criticità tecniche strutturali, che ne pregiudicano in modo irreversibile l’indispensabile sussistenza di un conveniente rapporto costi/benefici dell’opera: a sua volta assunto a fondamento ispiratore della stessa Legge finanziatrice n. 211/92. Attenzione».

In previsione del futuro fallimento, guidato peraltro dallo stesso Toninelli che all’epoca dell’appalto svolse un ruolo decisivo nell’allora stazione appaltante ex Gestione Governativa, si discute di come utilizzare al meglio la Strada Parco/parcheggio.

 

STRADA PARCO: UNA VIA VERSO L’IGNOTO

Nel dibattito interviene se non altro una voce autorevole: Paolo Fusero, Direttore Dipartimento Architettura Università G. d’Annunzio.

Il prof spiega che occorrono idee chiare e direttrici “madri” per poi operare scelte in concreto, cosa che mancherebbe.

«Si ha come obiettivo facilitare l’accessibilità dell’auto privata ai principali poli di attrazione economica della città? Allora va bene la “strada parking”!  Si vuole perseguire un’idea di città ecosostenibile basata su un sistema di “soft mobility”? Allora le auto sulla strada parco non sono accettabili! In ambedue le opzioni però bisogna comprendere bene vantaggi e svantaggi, progettare soluzioni sistematiche adeguate (a breve e a lungo termine) e operare uno sforzo comunicativo che possa far comprendere le strategie adottate contribuendo a modificare le abitudini e i comportamenti dei cittadini».

Insomma programmare e pianificare quello che la politica non ha saputo fare fino ad ora sotto la spinta di varie forze interferenti.

«La mia posizione personale sull’argomento, è netta», spiega Fusero, «ritengo un errore trasformare la strada parco in un parcheggio, seppur temporaneo, perché significa non aver compreso l’enorme fortuna che ci è capitata a seguito della defunzionalizzazione del vecchio tracciato ferroviario.  Pescara e Montesilvano grazie a quella dismissione si sono trovate in mano – come fosse piovuto dal cielo – un corridoio ecologico potenziale di livello internazionale paragonabile ad altri esempi di greenway europee. Se si hanno esigenze, comprensibilissime, di aumentare la dotazione di parcheggi estivi per facilitare un bacino di utenza che va ad alimentare le attività economiche balneari, si possono mettere in campo soluzioni alternative».

Fusero allora propone l’idea della navetta sulla strada parco a senso unico ma con cambio di direzione a seconda del flusso prevalente: di mattina verso le spiagge ed il pomeriggio in senso opposto.

«Ciò consentirebbe alla strada parco di poter mantenere il suo ruolo primario di corridoio verde per pedoni e ciclisti garantendo al tempo stesso la possibilità di un trasporto pubblico adeguato e compatibile con le caratteristiche del tracciato».

Ma è chiaro che è tutta una questione di cultura e di qualità della classe dirigente incapace di educare e far crescere i cittadini accompagnandoli nel mondo che cambia.

«A Copenhagen, Amsterdam, Strasburgo i sistemi alternativi pubblici e privati per il tragitto casa-lavoro sono di gran lunga più diffusi dell’utilizzo dell’auto privata.  A nessun abitante di NY verrebbe in mente di andare a Manhattan in auto! A Londra si progettano grattacieli come lo Shard di Renzo Piano che attraggono decine di migliaia di persone al giorno, ma non prevedono posti auto».

A Pescara se si fa shopping bisogna lasciare la macchina davanti il negozio.

A Pescara, nonostante esempi virtuosi di scorci di città rinati con le isole pedonali, si riaprono al traffico strade dopo lavori costosi per adeguarle al passeggio, perchè un paio di commercianti influenti lo vogliono.

A Pescara dopo centinaia di milioni spesi per le piste ciclabili si preferisce la mobilità privata a quella pubblica.

A Pescara non si vedono molte cose e nessuno sospetta quanto il mondo sia cambiato e perchè.

 

a.b.