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Costituzionalista Baldassarre: «D’Alfonso incompatibile e i suoi atti rischiano nullità»

Azione Politica: «siamo in ostaggio»

Redazione PdN

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Il testimone chiave tenta estorsione da 130mila euro ai danni di D’Alfonso

Luciano D'Alfonso

 

 

 

 

 

ABRUZZO. A tre mesi e mezzo dalle elezioni il presidente senatore Luciano D’Alfonso contiene a ricoprire entrambi i ruoli, sebbene la Costituzione ne dichiari l’incompatibilità.

Più volte in queste settimane la politica si è espressa sul caso e da più fronti è arrivata la richiesta (inascoltata) di scegliere. Nemmeno dopo la formazione del governo Conte, D’Alfonso ha accelerato la procedura ma resta saldamente presidente e senatore, contemporaneamente.

Anche dopo essersi smentito da solo.

Adesso sul caso si esprime anche il costituzionalista Antonio Baldassarre - presidente emerito della Corte Costituzionale e già docente di diritto costituzionale in blasonati atenei italiani.

Baldassarre, interpellato da Azione Politica, conferma che D’Alfonso avrebbe dovuto scegliere quale poltrona tenersi. E solo una.

Ormai tutti sanno che D’Alfonso opterà per il senato (e già dal 4 marzo non percepisce più i compensi da presidente) ma attende ancora.

Duro il giudizio del costituzionalista: «l’incompatibilità è evidente ed è dichiarata dalla Costituzione. C’è un sostanziale conflitto di interessi, infatti, tra la carica di consigliere regionale e quella di rappresentante del popolo alla Camera o al Senato. Si tratta di due ruoli in antitesi: è intuibile quanto una decisione presa con un “abito”, nell’interesse di un ente, possa essere, parallelamente e contemporaneamente, in contrasto con quelle assunte indossando altre vesti. Non è detto, infatti, che le scelte di una Regione non possano trovarsi in contrapposizione rispetto a un interesse nazionale e viceversa. È un rischio reale. Ed è talmente reale, ed elevato, tanto che i nostri padri costituenti si guardarono bene da intendere le cariche sovrapponibili. La Costituzione non lascia alla legge ordinaria dello Stato la disciplina dell’argomento, ma lo regola espressamente in maniera chiara e perentoria. La coesistenza dei ruoli, infatti, darebbe luogo a una gravissima commistione».

 

Anche sul fatto che sia il Consiglio regionale abbia approvato una delibera sulla compatibilità del presidente D’Alfonso Baldassarre esprime una forte critica: «mi pare che al fatto già grave dell’indiscussa incompatibilità, si aggiunga quello della pretesa di legiferare e, addirittura, superare i dettami della Costituzione perché si intende stabilire un principio con essa palesemente contrastante. Confinerei tale atto nell’illegalità: dimostra di non avere senso di moralità pubblica perché la Costituzione è al di sopra di tutto. Ecco un chiaro esempio di malcostume politico: si ha l'ardire, con una delibera di Consiglio regionale, di superare la norma fondamentale dello Stato».

 

GLI ATTI VIZIATI

 Ma se l’incompatibilità è oggettiva, a quando si deve far risalire? «L’incompatibilità è un dato oggettivo», continua Baldassarre. «La legge poi stabilisce che entro un certo termine si deve esercitare l’opzione per l’uno o l’altro ruolo. Chi si trova in questa situazione non solo “può”, “deve” optare. Fino a quando esiste, tuttavia, il conflitto di interessi che sta a base dell’incompatibilità, tutti gli atti compiuti nel frattempo sono viziati».

Quindi da quando D’Alfonso è stato proclamato senatore? «Sì».  

Come devono considerarsi, allora, tutti gli atti votati, firmati, e le nomine, da quel momento in poi?

«Tutti gli atti fatti nell’esercizio della carica a cui si rinuncia sono illegittimi per il conflitto di interessi che li inficia e dunque potrebbero essere impugnati. Generalmente, il soggetto in posizione di incompatibilità, ha già maturato una decisione e, dunque, in attesa di optare si deve astenere. Se D'Alfonso ha deliberato, firmato, nominato, evidentemente vuole rimanere presidente della Giunta».

In realtà D’Alfonso ha già detto mille volte che andrà in Senato.  

 

Casi simili in passato? «Accade, sì», ricorda il Costituzionalista. «Ma perché oggi i politici hanno la presunzione di poter fare qualsiasi cosa. Ciò è tanto più grave perché dimostra che la legalità è diventata una opzione variabile da soggetto a soggetto e rafforza l'idea che i nostri governanti hanno perso senso delle istituzioni e contatto con il popolo».​

 

 

A questo punto Gianluca Zelli di Azione Politica fa appello a tutti quelli di opposizione affinché, «con responsabilità verso il popolo abruzzese, chiedano la nullità di atti e nomine formalizzati da D’Alfonso, dal momento della sua proclamazione a senatore della Repubblica italiana. Le dichiarazioni del professor Baldassarre, avallano, in maniera chiara e inequivocabile, quanto già più volte sottolineato. Parafrasando, siamo ostaggio di Luciano D’Alfonso e dei suoi personali intendimenti, molto interessati, e assai distanti dall’idea di un’amministrazione sana, equa, a misura delle esigenze dei cittadini, proiettata alla crescita. Per D’Alfonso, l’Abruzzo è una proprietà privata, un escamotage per la perpetuazione del proprio potere».