IL FATTO

La guerra del Consorzio Bonifica Sud finisce alla Corte dei Conti

Commissario firma denuncia: sotto accusa  l’ex presidente Marchetti e l’ex direttore Sciartilli

Redazione PdN

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Consorzio Bonifica Sud, Febbo presenta denuncia alla Corte dei Conti

 

 

 

 

VASTO. Disavanzi di amministrazione per diversi milioni di euro, rilevanti e documentati danni patrimoniali e morali con conseguente compromissione dell'immagine e della credibilità dell'ente: è questo che si contesta all'ex presidente Fabrizio Marchetti e al ex direttore Nicolino Sciartilli del Consorzio di Bonifica Sud.

 

Il commissario Franco Amicone ha denunciato i due alla Corte dei Conti.

E’ proprio Amicone ad annunciarlo, spiegando che nel verificare le precedenti gestioni avrebbe individuato «gravi illegalità» che ha deciso di sottoporre alla magistratura contabile avviando, contestualmente, nei confronti di Marchetti e Sciartilli un'azione risarcitoria.

E’ l’epilogo di una mancata storia d’amore e politica con la precedente gestione, fatta di attacchi continui e trasversali,  culminata in una denuncia che ora dovrà per forza di cose smuovere la magistratura fino ad ora assente dalla storia nonostante le numerosissime avvisaglie. Si tratta di storie vecchie che purtuttavia hanno i loro effetti anche oggi che emergono dalle carte dei bilanci dell’ente malmesso.  

Amicone ha inoltrato una denuncia alla Corte dei Conti affinché «si valuti la sussistenza di eventuali responsabilità contabili nella gestione dei due ex dirigenti».

Proprio Sciartilli nei mesi scorsi aveva denunciato alcuni comportamenti scorretti da parte del Consorzio responsabile, a suo dire, di un licenziamento immotivato che sarebbe arrivato dopo un rifiuto a firmare spontaneamente le proprie dimissioni.

Il Consorzio rispose che dietro quell’allontanamento c’era stata, in realtà, una giusta causa arrivata dopo 5 contestazioni disciplinari e una sospensione cautelativa poi l'espulsione.

Una guerra fatta di carte e cose non dette che probabilmente nasconde dell’altro, non ultima una guerra fredda politica sotterranea e necessariamente segreta.

Non insomma una bella pagina comunque di bella amministrazione.

 

LA PROCEDURA ESECUTIVA

Allegata alla denuncia di Amicone ci sarebbe una dettagliata relazione nella quale Amicone  dice di aver annotato i passaggi e le irregolarità della gestione scorretta.

Anche il collegio sindacale  aveva chiesto formalmente al commissario di procedere.  

Uno dei fatti più gravi segnalati nella denuncia riguarda la procedura esecutiva consumata davanti al Tribunale di Lanciano per l'immobile, ex sede consortile, del valore di 1,5 milioni di euro.

L'esproprio forzato, ricorda oggi Amicone, venne attivato nel 2013 per compensare un credito di poco superiore a 3.600.

«I due dirigenti non fecero rilevare agli organi che gestivano la procedura che il credito era già stato interamente saltato e quindi lo stesso poteva dichiararsi estinto. L’omissione consentì le pretese di altri creditori che agirono per altri debiti in capo al consorzio. I due,  successivamente», ricostruisce sempre Amicone, «si disinteressarono alle procedure coattive favorendo e determinando la svendita dell'immobile a soli 320.000 euro».

 

 

LA DIGA DI CHIAUCI

E’ stata segnalata anche la gestione della diga di Chiauci (sulla quale anche Sciartilli nei mesi scorsi aveva mosso precise accuse).

Secondo Amicone, Marchetti e Sciartilli stipularono con la società Boviar srl un contratto per la strumentazione di monitoraggio della diga, suddividendo un unico rapporto in più contratti per poter eludere l'affidamento con regolare gara d'appalto, firmando oltretutto contratti per compensi esorbitanti e fuori mercato: 39.990 euro a quadrimestre a fronte di 13.000 euro per 8 mesi corrisposti attualmente alla stessa società».

 

 

ALTRE CONSULENZE

Altro argomento spinoso finito nella denuncia firmata da Amicone è rappresentato dalle  consulenze in relazione alle convenzioni con gli ingegneri Gilda Buda e Giovanni Sportelli, responsabili dell'esercizio e della sicurezza della diga di Chiauci.

Marchetti a Sciartilli, secondo la ricostruzione del commissario, avrebbero «consentito  avallato e non impedito che venisse violato il decreto legge 163 del 2006, frazionando gli emolumenti in più rapporti consecutivi per contenere la cifra e non ricorrere ad un bando pubblico, duplicando oltretutto la figura unica del responsabile alla gestione e alla sicurezza della diga e riconoscendo ai due professionisti compensi esorbitanti e fuori mercato: 30 mila e 50.000 euro rispettivamente annui a fronte di 1.600 mensili attualmente corrisposti all’ ingegnere incaricato di entrambe le funzioni. Mentre per l'ingegnere sostituto, sempre obbligatorio, il consorzio è impegnato per soli 1.000 euro annui».