ALLA SALUTE

I misteri del ritiro dal commercio dell’acqua imbottigliata dalla sorgente di Popoli

Un unico lotto ritirato ma l’annuncio è stato dato due volte in quattro giorni

Redazione PdN

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Acqua minerale, va a bando anche la concessione di Popoli

 

ABRUZZO. Il primo annuncio ministeriale del ritiro è avvenuto il 15 giugno 2018. Il secondo quattro giorni dopo  il 19 giugno.

Sulla stampa se ne parla da sei, ininterrottamente, dando l’impressione che il fenomeno sia stato molto più ampio.

In realtà il lotto ritirato perchè contaminato è sempre lo stesso.

Perchè due annunci da parte del ministero?

E questo è il primo mistero che riguarda l'acqua minerale San Benedetto prodotta da Gran Guizza SpA nello stabilimento di Popoli.

 

Il richiamo, avvenuto su indicazione dello stesso produttore, è scattato a causa della constatazione della «presenza consistente di contaminanti Idrocarburici».

Nel comunicato dell’azienda diffuso il 15 giugno 2018 sono state indicate sostanze come xilene, etilbenzene, trimetilbenzene e toluene.

Il gruppo San Benedetto ha precisato che «il richiamo si riferisce solo ed esclusivamente all'acqua minerale Fonte Primavera ed imbottigliata presso lo stabilimento di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato. Si garantisce, dunque, l'assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione».

La società ha assicurato che «sta collaborando con le Autorità competenti per l'accertamento delle eventuali cause e la risoluzione della problematica».

Però dalle autorità competenti non sono arrivate delucidazioni o altre informazioni circa l’evento che ha avuto una vasta eco.

Tutti si sono affrettati ad affermare che la contaminazione non dipende dalla fonte, cioè l’acqua prelevata è pura.

L’azienda ha escluso che la contaminazione potesse essere avvenuta durante il ciclo produttivo, cioè l’imbottigliamento.

Che rimane?

La contaminazione ad imbottigliamento avvenuto; un evento che secondo alcuni pure potrebbe essere possibile se lo stoccaggio avviene a determinate condizioni.

In mancanza di informazioni ufficiali dagli “enti preposti al controllo” il mistero rimane.

La cosa che deve essere rimarcata tuttavia è che i controlli sono scattati l’11 giugno mentre il ritiro è stato ufficializzato solo quattro giorni dopo.

Perchè tutto questo ritardo?

Mistero.

Quattro giorni sono molti se si pensa che le bottiglie erano già in commercio perchè alcune sarebbero state tolte da un distributore automatico.

Sono passati alcuni giorni senza alcuna delucidazione dalla Asl che ha fatto le analisi anche su altri campioni e nulla si è saputo sulle cause della contaminazione.

 

Il 19 giugno il Ministero della Salute pubblica un nuovo annuncio che è in tutto e  per tutto identico a quello del 15 (nel frattempo sparito).

E’ identico anche il numero di lotto ritirato.

Mistero.

Secondo Ilsalvagente.it il Ministero aveva sbagliato il numero di lotto che pure era stato pubblicato con 4 giorni di ritardo. Con il secondo avviso a rettifica del primo i giorni di ritardo diventano 8.

Un errore materiale, non certo dovuto alla fretta, perchè invece nella comunicazione aziendale presente sul sito il numero è corretto e corretto è stato riportato anche nel nostro articolo di qualche giorno fa.

Diventa allora chiaro il perchè certe notizie abbiano una vasta eco e creino apprensione se lo scenario in cui si muove la tutela del consumatore e della salute pubblica è questo.

Alla fine, la stessa notizia è stata riportata negli stessi termini scarni per due volte a distanza di quattro giorni dando l’impressione che si trattasse di due ritiri e contaminazioni diverse, ma non è così.

 

Con notevole “classe” la società è stata costretta ad emettere un secondo comunicato per frenare l’ondata generata dall’errore ministeriale senza però mai citarlo.

Il gruppo di Scorze' ha così ribadito: «tutte le fonti del Gruppo San Benedetto sono esenti da inquinamento e perfettamente in regola con la legislazione vigente. Sono oggetto di controlli continuativi, giornalieri effettuati secondo rigidi protocolli interni che confermano l'assoluta purezza delle acque».

E in merito al richiamo del prodotto, «si tratta di un fenomeno limitato a poche bottiglie ed esterno ai cicli produttivi aziendali. L'azienda ha provveduto al ritiro nel rispetto della legge ed in difesa della salute dei propri consumatori. Inoltre, l'azienda confida che tale trasparenza possa aiutare a mantenere intatta la fiducia dei propri consumatori, la cui sicurezza e' da sempre priorita' assoluta del Gruppo San Benedetto».

Tutto bene quel che (non) finisce bene ma la prossima volta maggiore rigore e celerità da parte degli enti preposti al controllo non guasterebbero.

 

Dopo 10 giorni dalla scoperta della contaminazione rimane il mistero più grande su come siano finiti idrocarburi dentro le bottigliette di acqua in vendita.

Non è che la cosa può finire così.

Se gli enti pubblici latitano, la società avrebbe almeno uguali obblighi nel fornire spiegazioni dettagliate e ricercare le cause effettive e non limitarsi solo a studiate e misurate dichiarazioni utili più a sè che ai consumatori.