SANITA'

Ospedale Ortona, «condizioni disumane per i pazienti». Una famiglia scrive al sindaco

Oltre i numeri, gli slogan della politica in corsia va di scena la vita concreta per medici e pazienti

Redazione PdN

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Ospedale bernabeo ortona

L'ospedale di Ortona

 

 

ORTONA. Il dolore per la morte di un familiare resta sempre una ferita aperta, difficile da rimarginare. Ma se oltre alla sofferenza fisica per il calvario del malato, moglie e figli devono digerire anche una sanità che mostra il peggio di sè allora la ferita diventa un tormento insopportabile.

 

Sta arrivando in queste ore anche sulla scrivania del sindaco di Ortona una lettera dei familiari di un uomo morto a marzo scorso all’ospedale cittadino. Un malato oncologico di oltre 80 anni, il cui destino era probabilmente segnato.

Ma quello che ha vissuto negli ultimi giorni è stato un dolore che la famiglia non riesce ancora a dimenticare.

Ed è per questo che i parenti lanciano un appello alla politica, quella chiamata a regolamentare i servizi, a decidere su assunzioni, turn over del personale, gestione dei reparti, appalti di forniture.

Perchè quello che nelle stanze dei vertici regionali viene messo su carta ha poi risvolti reali nella vita quotidiana di chi è costretto ad entrare in un ospedale, confrontarsi con la malattia ma anche con stanze fatiscenti, servizi carenti, personale maleducato o stressato diretta conseguenza di numeri non adeguati o assunzioni bloccate da troppo.

E la fatica fisica e lo stress degli infermieri e Oss ai quali si chiede più del dovuto si riversa poi come un’onda anomala sui malati e sui loro familiari.

 

Così in queste ore il sindaco di Ortona scoprirà la storia di questo malato oncologico ricoverato all’inizio di primavera nel reparto di medicina per carenza di potassio.

 

«Era portatore di un port-a-cath, un dispositivo biotecnologico che permette di avere un accesso venoso centrale permanente dal momento che aveva le vene indurite dalla chemioterapia, ma è stato massacrato da ripetuti prelievi e flebo, in via endovenosa,per mancanza degli aghi adatti».

E non è servito nemmeno che i familiari li portassero da casa, questi aghi adatti: «non sono stati usati subito perché si doveva aspettare un infermiere del reparto di oncologia, che tra l’altro si trova nel corridoio di fronte al reparto. Questo ritardo ha causato al paziente una tromboflebite al braccio sinistro, con edema e perdita dalla cute di siero e sangue.     Per fare un ecodoppler si è dovuto aspettare una settimana che arrivasse un dottore da Guardiagrele».

 La famiglia non ce l’ha con il personale infermieristico: «nonostante il numero eccessivo di pazienti ricoverati fa il possibile per svolgere bene il proprio lavoro, ma non sempre riesce ad accudire i malati perché sono quasi tutti allettati».

E anche l’ambiente non aiuta: «in camera non c’erano bagni per cui chi riesce a mettersi seduto, deve fare i propri bisogni in una comoda padella davanti a tutti i ricoverati, senza un minimo di privacy».

«Alcuni dottori», è stato segnalato ancora nella lettera al primo cittadino, «sono sempre disponibili e accorrono, quando richiesti, ma qualcuno rifiuta pure di parlare con i parenti, se non per appuntamento. La caposala usa a sproposito la sua autorità perché non permette l’assistenza continua del malato, neanche quando questi è impossibilitato a chiamare aiuto perché legato a flebo e macchinari ed è incapace di chiamare e suonare il campanello.

   Le operatrici socio sanitarie sono oberate di lavoro e in due non riescono ad assistere con sollecitudine i numerosi malati che spesso sono stipati in cinque, in camere che, a malapena ne possono ospitare quattro».

La famiglia dice di aver provato a segnalare il caso, senza successo, sia all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci che all’ex consigliere regionale Camillo D’Alessandro, oggi deputato.

Da qui la decisione di lanciare un grido d’allarme tramite il sindaco di Ortona: «si faccia  interprete delle criticità dell’Ospedale cittadino perché questi fenomeni non si ripetano e perché il nostro nosocomio non sia una succursale di Chieti e Lanciano, ma torni ad essere il centro di eccellenza che era prima  che i nostri politici lo distruggessero ritenendo Ortona solo una fonte di raccolta voti, per non dire altro».