LE CARTE

Hotel Rigopiano, l’informativa conferma: «gli elicotteri militari potevano evitare la tragedia»

Nelle carte si spiega perchè non vennero allertati. «Si sarebbero risparmiate 12 ore per i soccorsi»  

Redazione PdN

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Hotel Rigopiano, l’informativa conferma: «gli elicotteri militari potevano evitare la tragedia»

 

 

 

 

 

FARINDOLA. Da Farindola venne avanzata una richiesta di inviare sul posto gli elicotteri solo il giorno dopo la tragedia: il 19 gennaio 2017.

Si tratta, però, degli elicotteri in dotazione alle Forze dell’ordine e ai vigili del fuoco e non quelli speciali dell’Aeronautica, i Caesar, speciali e con dotazioni in grado di volare dove gli altri non possono.

L'arrivo degli elicotteri "speciali" sarebbero stati determinanti solo nella fase precedente la valanga del 18 gennaio 2017, cioè nelle ore lunghe e disperate di isolamento dell’Hotel Rigopiano, dopo le scosse di terremoto che seminarono panico e angoscia nei 40 ospiti.

 Sono queste le considerazioni emersa nel corso delle indagini che vanno avanti da un anno e mezzo e sono ormai agli sgoccioli.

Mentre in questi giorni gli indagati sfilano in Procura per raccontare la loro verità, emergono altri particolari dalle carte messe a disposizione delle parti.

Decine di faldoni dove dentro c’è di tutto: intercettazioni, interrogatori, documenti pubblici, filmati, messaggi WhatsApp, email, relazioni tecniche, informative dei carabinieri forestali.

E da lì dentro che emerge una verità incontestabile: nessuno chiese mai l’invio a Rigopiano di elicotteri militari Sar (Ricerca e recupero), quelli  all’avanguardia supertecnologici e costosissimi, capaci di muoversi anche di notte e a temperature proibitive. Proprio come quelle che c’erano in quei giorni nella zona di Farindola (ed in mezzo Abruzzo).

 

L’EVACUAZIONE MANCATA PRIMA DELLA VALANGA

Secondo i carabinieri forestali che stanno indagando, l’intervento degli elicotteri dell’Aeronautica Militare sarebbe stato davvero utile esclusivamente per effettuare un’evacuazione nelle ore precedenti la valanga, quando in pratica gli ospiti erano tutti radunati nella hall, pronti per andare via, con i conti già saldati, le valigie in macchina e bloccati dalla neve.

Un intervento simile è stato portato a termine 6 mesi fa in Alto Adige .

In sostanza la procura sembra certificare che se tutta la filiera della Protezione Civile, ad ogni livello, avesse funzionato a dovere e le informazioni fossero circolate veloci e precise, si sarebbe potuto portare via gli ospiti in ostaggio nell’hotel con gli elicotteri speciali, come del resto era già avvenuto nel 2015 (ma con l’elicottero dei vigili del fuoco) .

E’ un passaggio dell’informativa, firmata dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi, che viene condensato in un rigo e relegato tra le scarne conclusioni ma destinato ad essere invece un perno fondamentale del futuro processo.

Sarà questo uno dei passaggi principali da affrontare prima di tutti gli altri, perchè la tragedia si sarebbe potuta evitare per la prima volta in quel frangente, la mattina del 18 gennaio, dopo le scosse di terremoto e con una regione che sprofondava nella neve.

 

 

 

«ELICOTTERI PER I SOCCORSI: SOLO 12 ORE DI ANTICIPO»    

 In seguito ad una serie di esposti, la procura verifica e valuta anche eventuali omissioni nella chiamata degli elicotteri speciali dopo la valanga, per agevolare i soccorsi arrivati con gli sci, dopo oltre 12 ore di estenuante “conquista della montagna”.

 Secondo i forestali l’intervento, in questo contesto, degli elicotteri speciali sarebbe stato pressochè inutile dal momento che, al massimo, il loro arrivo sulla zona della tragedia avrebbero consentito di cominciare a scavare con 12 ore di anticipo, un lasso di tempo giudicato comunque insignificante se si considera che le operazioni di recupero dei corpi è andata avanti per 5 giorni.

Un lasso di tempo che avrebbe ad ogni modo strappato i superstiti dall’inferno delle macerie con mezza giornata di anticipo, alcuni letteralmente schiacciati dalle travi e immobili per giorni come Giampiero Matrone, per esempio.

 

 


L’INCHIESTA GIORNALISTICA

La Procura ha cominciato ad indagare sull'aspetto del mancato invio di elicotteri dopo l’inchiesta del giornalista  Davide Colantoni che oltre un anno fa, praticamente subito dopo la tragedia, chiese come mai non fossero entrati in azione i super mezzi dell’Aeronautica.

Come il Bell AB 212 ASW  (oltre 60 esemplari in dotazione) abilitato a volo notturno e in condizioni di scarsa visibilità o il CH-47, o anche l’UH 90A e SH-90A –21 esemplari già operativi nelle Forza Armate che può validamente essere impiegato in versione TTH: Tactical Transport Helicopter utilizzati per operazioni di ricerca e salvataggio o di soccorso medico. Il caso è arrivato anche in Parlamento con una interrogazione del Movimento 5 Stelle al Ministero dell’Interno che, però, non ha mai ricevuto risposta.

 

 


IL DIFETTO DI COMUNICAZIONE

Le risposte arrivano però dall’inchiesta. Perchè non sono entrati in azione?

Perchè l’informazione sull’isolamento dell’Hotel Rigopiano non arrivò mai alla centrale operativa regionale e nemmeno a quella che si chiama ‘Sala Situazione Italia’ che, come da protocollo, poteva richiedere l’intervento di questi mezzi speciali.

L’informazione si fermò ai livelli più bassi, di sicuro in prefettura, in Provincia e al Comune dove le richieste di aiuto arrivarono ore prima della valanga.

Dallo Stato Maggiore dell’Aereonautica, interpellata dagli inquirenti, è arrivata la conferma   della disponibilità, presso i propri reparti, di tipologie di elicotteri che possano essere impiegati in particolari situazioni di criticità meteorologica.

La risposta è stata: ‘sì è vero, quegli elicotteri ci sono, anche se criticità legate ad alcune situazioni ambientali potrebbero precluderne comunque l’utilizzo’.

 Ma come avevamo scritto già nei mesi scorsi, un tentativo, in caso di chiamata, si sarebbe dovuto fare per forza perchè il velivolo si sarebbe dovuto alzare obbligatoriamente perchè è «vietato rifiutare un intervento», per usare le parole di Pasquale Preziosa, generale dell’Aeronaurica ed ex capo stato maggiore, intervistato da Ezio Cerasi del Tg3 Abruzzo.

Sarebbe poi spettato al pilota, «e solo a lui», una volta sul posto, valutare le condizioni e decidere se intervenire o meno.

Ma comunque, a parte questo ‘particolare’, mai nessuno nei giorni 16-17-18 gennaio inoltrò una  richiesta di intervento di elicotteri nel territorio del Comune di Farindola.

Un’altra richiesta ufficiale di mezzi militari aerei per anticipare l’arrivo dei soccorritori  all’Hotel Rigopiano ci fu e partì forse molto dopo le 22 dalla sala di comando delle operazioni della prefettura.

Secondo quanto verificato da PrimaDaNoi.it ad inoltrarla non fu il prefetto Francesco Provolo ma la figura gerarchica immediatamente sottoposta a lui come prevede la legge: il comandante provinciale dei vigili del fuoco.

La richiesta fu inoltrata alla Dicomac di Rieti che tuttavia non concesse l’uso degli elicotteri poichè nella zona le condizioni meteo sconsigliavano il volo agli elicotteri.

La richiesta in pratica si fermò alla Protezione civile di Rieti e non arrivò mai invece all’Aeronautica.

  

 

CHI AVREBBE POTUTO/DOVUTO CHIAMARE GLI ELICOTTERI?

Ma chi avrebbe dovuto chiamarli? I protocolli di attivazione sono dettati dalla Direttiva emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2008. All’articolo 3 si stabilisce che la Sala Situazione Italia ha il compito di ricevere ed elaborare le notizie riguardanti situazioni emergenziali previste ed in atto, «mantenendo il necessario raccordo informativo con le sale operative regionali e gli Uffici Territoriali del Governo –Prefetture».

Ma  la Sala Situazione Italia non ha  ricevuto né dalla Sala Operativa Regionale («mai raggiunta da specifica segnalazione», annotano i carabinieri forestali ) né dalla Prefettura di Pescara (che aveva ricevuto la segnalazione via mail) nessuna informazione in merito all’isolamento dell’Hotel Rigopiano.

Eppure, come è emerso nel corso delle indagini, sia il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, che il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, conoscevano l’isolamento dell’hotel e la volontà dei turisti di tornare a casa ma non si preoccuparono mai di allertare chi stava sopra di loro. 

 

 

Alessandra Lotti