SEGNALI IGNORATI

Pescara. Scandalo mense, la finta sorpresa del Comune che ha già chiesto i danni alla Bioristoro srl

Una vecchia denuncia per prodotti non conformi mai resa nota, anzi coperta dal Comune

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4525

Pescara. Scandalo mense, la finta sorpresa del Comune che ha già chiesto i danni alla Bioristoro srl

 

 

PESCARA. Sono serviti 200 bambini in ospedale (e molti altri rimasti a casa)  per far ‘svegliare’ il Comune di Pescara, accortosi che qualcosa nei pasti delle mense dei bambini, forse, non andava come avrebbe dovuto.

 

Ci sono voluti i sequestri dei Nas e l’apertura dell’inchiesta da parte della procura di Pescara per cominciare a pensare a come svincolarsi da un contratto d’appalto da 16 milioni di euro (per il periodo 2016-2021) vinto dalla Cir Food e della Bioristoro Italia srl.

E le analisi non hanno ancora indicato l’origine del problema. Non si capisce ancora di chi sia la colpa.

Ma il Comune si è svegliato.

 

Già, sembra proprio così.

Un arrabbiatissimo assessore Giacomo Cuzzi nei giorni scorsi non si è trattenuto e in conferenza stampa, dopo il dramma di centinaia di famiglie, il sequestro dei centri di cottura, i 4 indagati e le tv nazionali arrivate in città, ha detto «se potessi questi signori li caccerei a calci». I signori, per inciso, sarebbero quelli che gestiscono il servizio mensa. Gli stessi che dopo l’epidemia hanno cercato di spostare l’attenzione sull’acqua dei rubinetti. Ma il tentativo è servito solo a far irritare ulteriormente Cuzzi e il sindaco silente.

 

Ma quello che è avvenuto a pochi giorni dalla fine della scuola è stato uno shock per tutti.

Per i piccoli che da ottobre dovranno imparare a fidarsi di nuovo.

Per i grandi che dovranno affidare a non si sa ancora chi i loro piccoli.

Per la politica che ha scoperto, all’improvviso, che c’è qualcosa da rivedere.

Ma siamo sicuri che tutto questo attivismo dell’amministrazione pubblica, le riunioni con i genitori, le parole grosse, la rabbia e gli insulti a favore di telecamera siano puri?

Siano una sorpresa genuina?

Siano un fulmine a ciel sereno?

A dire il vero il Comune di Pescara avrebbe già potuto fare la voce grossa diversi mesi fa, carte alla mano, ma ha scelto il silenzio e le scuse inopportune muovendosi però, parallelamente, in tribunale.

Nessuna informazione al pubblico anzi carte segrete e negate.   

Ad esempio nessuna voce grossa nè minaccia di cacciare qualcuno a calci  quando, mesi fa, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, denunciò che veniva fornita nelle mense pasta non conforme al capitolato perchè fatta non di soli grani italiani.

E invece allora Cuzzi difese la ditta al suono di diffamazione, esagerazione e quant’altro.

Il Comune certificò che la pasta che arrivava nei piatti dei ragazzi fosse «italiana al 100%».

Almeno pubblicamente.

Perchè in realtà, proprio il Comune di Pescara, diversi mesi fa si è costituito parte civile in un giudizio che vede imputata Maria Teresa Pianesi, amministratore e legale rappresentante della Bioristoro Italia Srl aggiudicataria della famosa gara da 16 milioni.

L'accusa nei suoi confronti è di frode nell’ esecuzione della fornitura di alimenti e pasti per le mense delle scuole dell'infanzia, primarie e medie del comune di Pescara.

 

Perché?

Perché dopo una ispezione dei Nas, nel centro di cottura Carducci di via Fonte Roma 19, i carabinieri hanno trovato alimenti prodotti e confezionati al di fuori del territorio nazionale, contrariamente a quanto prescritto, invece, dal capitolato d'appalto che indicava precisamente che tutte le materie prime dovessero essere italiane.

 

Così i Nas hanno trovato, ad esempio, tonno in scatola prodotto in Spagna. Il capitolato, però, prescriveva tonno di prima scelta di produzione italiana.

Così come sono stati trovati latte e yogurt prodotti in Francia. Anche in questo caso era stato espressamente richiesto di somministrare ai bambini un prodotto nazionale e a km 0).

Ma altro che km 0:  i cereali arrivavano dalla Polonia e i legumi (tranne i ceci) da paesi non appartenenti all'Unione Europea.

 

E dire che dovevano essere scelti i prodotti di provenienza locale, regionale e nazionale.

 

Ben più noto, proprio perché è finito sulle pagine dei giornali tra polemiche smentite, il caso della pasta di semola di grano duro realizzata con un mix di farine provenienti anche da Australia, America e Canada.  Il comune aveva previsto che venisse servita soltanto pasta di semola di grano duro coltivato è prodotto esclusivamente in Italia.

 

La prima udienza si è tenuta a gennaio scorso: la procura ipotizza responsabilità di «assoluta gravità nella esecuzione fraudolenta del contratto»  che ha arrecato danni all'ente «per non aver rispettato il bando d'appalto».

Una cosa gravissima anche per il Comune di Pescara che ha deciso di costituirsi parte civile.  Una richiesta avanzata perché, si legge negli atti ufficiali, «i fatti avrebbero leso l'interesse del Comune a garantire e fornire servizi efficienti e di qualità».

Sarebbe stata leso anche «l'interesse della comunità particolarmente sensibile, trattandosi di utenti minori di tenera età che dovrebbero ricevere servizi adeguati, sicuri sotto il profilo nutrizionale, igienico e sanitaria».

Una storia di molti mesi fa. Quando nessuno prometteva di cacciare i responsabili a calci.

E tutto questo era solo il secondo segnale che doveva essere preso in considerazione.

Il primo non meno allarmante riguardava accuse di bando truccato, corruzione ed una strana lista di persone segnalata dai politici.

 

 

 

E SIAMO AD OGGI

Oggi, dopo i ricoveri dei 200 bambini, il Comune annuncia che «la cosa che ci preme di più è la salute dei bambini e che quello che è accaduto non succeda mai più. Abbiamo assicurato sinergia piena alle famiglie, perché sia chiaro che il Comune è con loro parte lesa in questa storia. Questo significa immaginare che, alla ripresa dell'anno scolastico, ci sia un nuovo soggetto gestore del servizio, chiaramente bisognerà arrivarci, dialogando con tutte le parti coinvolte. Sarà importante il responso clinico, che attendiamo, ma c'è una linea piuttosto chiara sull'obiettivo verso cui vogliamo andare come Comune e insieme alle famiglie, offrire un servizio altamente qualitativo».

 

 

NUOVI CONTROLLI

Intanto  ieri Asl, carabinieri del Nas e tecnici dell'Istituto zooprofilattico, sono tornati nei centri cottura che servono le mense scolastiche. I sopralluoghi sono stati effettuati per eseguire ulteriori accertamenti e campionamenti. I militari del Nas stanno, inoltre, continuando ad ascoltare i genitori dei bambini, a margine dell'indagine epidemiologica avviata dall'azienda sanitaria. Per valutare l'evolversi del quadro clinico, i laboratori dell'ospedale stanno ripetendo le coprocolture sui campioni nuovamente prelevati sui bambini. I carabinieri forestali stanno invece ascoltando i genitori dei bimbi che non sono finiti in ospedale. Intanto, prosegue l'attivita' dell'Istituto Zooprofilattico, che sta analizzando i campioni di cibo sequestrati nei centri cottura. Nell'inchiesta della Procura di Pescara ci sono quattro indagati, ossia persone che appartengono alle due societa' che in Ati gestiscono il servizio di refezione scolastica. Le ipotesi di reato sono adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive, di natura colposa, e lesioni colpose.