IL FATTO

Megalò 2, tramonta definitivamente il nuovo centro commerciale sull'argine del fiume

Il Comitato Via ha dato il colpo finale

Redazione PdN

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Megalò 2, il Genio Civile blocca la ripresa del cantiere

 

 

CHIETI. Nella giornata di ieri il Comitato Via ha intimato il ritiro delle concessioni al Comune di Cepagatti intestate a Sile Costruzioni conosciuto a tutti  come Megalò2.

Confermati, dunque, i precedenti giudizi negativi con l’aggiunta dell’ invito esplicito al Comune di Cepagatti ad annullare permessi edilizi che non hanno titolo per esistere.

 

Il progetto prevedeva la realizzazione di sette edifici commerciali tutti a piano unico. Un nuovo centro commerciale, no food, di 30 mila metri quadrati a 150 metri dall’argine del fiume Pescara. La struttura avrebbe dovuto garantire oltre 400 nuove assunzioni. Costo dell’opera: 30 milioni di euro. Il progettista è l’architetto Domenico Merlino, lo stesso del Megalò che si sarebbe trovato così di fronte alla nuova costruzione.
L’edificio “B-1” destinato alla esposizione e vendita di prodotti per il bricolage ed arredo casa (superficie coperta di 6.000 metri quadrati).

L’edificio “B-2” con quattro esercizi commerciali di diverso taglio e destinazione, del settore non alimentare.

L’edificio “B-3”, altri sette esercizi commerciali con una superficie di 6.294,77 mq. L’edificio “B-4”destinato alla esposizione e vendita di prodotti per lo sport ed il tempo libero (4.800 mq).

L’edificio “C” con un Hotel su nove livelli per un’altezza massima di 27,75 metri e una superficie coperta di mq 1668,90.

Al piano terra, oltre alla hall-reception, due sale ristorante ed un ampio bar con i relativi spazi funzionali quali cucine, magazzini e servizi igienici per il pubblico.

I lavori era stati infatti bloccati perché, circostanza questa mai negata da alcuno, l’argine a tutela di Megalò era stato realizzato in maniera difforme rispetto al progetto a suo tempo presentato. 

A marzo dell’anno scorso il Via aveva rigettato l'istanza di proroga del proprio giudizio, risalente al 2012 e che andò in scadenza, trascorsi 5 anni, il 10 aprile 2017 termine entro il quale andava completata l'opera che, invece, non è mai iniziata.

«Nei mesi scorsi anche grazie a Forza Italia», commenta oggi il presidente di Commissione Vigilanza Mauro Febbo, «sono emerse discrasie sul mega insediamento di natura ambientale, economica, sociale e procedurale. Nonostante l’insistenza dei tecnici incaricati ed addirittura la farsa dell’insediamento del cantiere con tanto di cartellonistica. Il giusto finale per una vicenda che dura da troppo tempo».

 

 

 

Alla seduta hanno preso parte anche, a nome delle rispettive organizzazioni, Celso Cioni a nome anche di Marisa Tiberi (Confcommercio), Marina De Marco (Confesercenti), Nicoletta Di Francesco (WWF) e l’avvocato del WWF Francesco Paolo Febbo, che segue la vicenda a tutela di varie associazioni.

 

Nella sua dichiarazione Nicoletta Di Francesco ha sottolineato come «Sulla base di una consolidata giurisprudenza non si ha diritto a proroga in caso di sospensione forzata dei lavori se la sospensione è addebitabile a inadempienze della ditta stessa, com’è evidente nel caso in esame. I lavori per le ulteriori costruzioni sono stati infatti bloccati perché, circostanza questa mai negata da alcuno, l’argine a tutela di Megalò era stato realizzato in maniera difforme rispetto al progetto a suo tempo presentato. Appare dunque che le bocciature già decise con i più recenti giudizi vanno confermate cancellando per sempre ogni ipotesi di ulteriore cementificazione». Confcommercio e Confesercenti hanno aggiunto che i centri commerciali sono ormai fuori tempo e la loro eccessiva presenza nel territorio non è più sostenibile per l’economia locale.

 Il responso del Comitato VIA è stato inequivocabile: conferma dei precedenti giudizi negativi e invito esplicito al Comune di Cepagatti ad annullare permessi edilizi che non hanno titolo per esistere.

 «Una decisione – sottolinea l’avv. Febbo - che dà piena soddisfazione a quanto andiamo da sempre sostenendo sul piano legale e importante anche per le sue conseguenze pratiche: è infatti sbagliato, oltre che pericoloso, costruire a ridosso dei fiumi e in qualunque altra zona soggetta a potenziali pericoli. Ce lo hanno insegnato l’esperienza e fatti di cronaca anche recenti purtroppo spesso tragici. A questo punto deve essere la politica a dire quanto prima possibile un chiaro no a simili scelte con una legge che impedisca, da subito e per sempre, qualsiasi intervento edilizio nelle aree potenzialmente soggette a frane, inondazioni e valanghe».