MURI DI GOMMA

Acqua Gran Sasso,  «la Regione estromette le associazioni ma la legge lo vieta»

Ultima chiamata per Lolli&Co per risolvere l’emergenza infinita e irrisolta

Redazione PdN

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Laboratori Gran Sasso. Le carte bugiarde dell’Infn che incaricano il prof Guercio

Giovanni Lolli

 

ABRUZZO. Le associazioni ambientaliste contro la Regione che le estromette dal Tavolo istituzionale costituito per risolvere l’emergenza Gran Sasso. Questa estromissione che è apparsa inopportuna e sgradevole violerebbe anche precise norme di prevenzione e di protezione civile che invece impongono la più ampia partecipazione e controllo dei cittadini.

 

Solo pochi giorni fa il “leak” che, per fortuna, ha permesso di conoscere nel dettaglio cosa prevede il famoso “studio Guercio”, cioè la relazione che dovrebbe indicare le soluzioni ai problemi di sempre di interferenza e contaminazione dell’acquifero del Gran Sasso.

Problemi che derivano dal traforo autostradale e dai laboratori fuorilegge dell’Infn.  

Una manciata di ore dopo che PrimaDaNoi.it ha pubblicato il documento il vicepresidnete Lolli si è precipitato a convocare una riunione per il prossimo 25 giugno, a lanciare ultimatum ai Laboratori e a lanciare dichiarazioni che lo hanno destato dal torpore durato tre mesi.

 

Ora Mauro Chilante di CittadinanzAttiva che partecipa all’Osservatorio  oggi mette in mora Lolli e lo illumina sui suoi doveri e sulle prescrizioni chiare della norma.

Secondo Chilante la Regione non avrebbe alcuna possibilità di escludere dal Tavolo per l’Acqua del Gran Sasso l’Osservatorio, cioè le maggiori associazioni locali ambientaliste, ma anzi sarebbe obbligata a favorire l’iniziativa ed i cittadini, includerli nel processo di discussione e controllo e favorire la partecipazione delle piattaforme locali che peraltro hanno dato vita ad una manifestazione pubblica con migliaia di partecipanti.

La Regione, invece, ispirandosi a logiche da Prima Repubblica, non solo, si è resa arbitro di un grosso guaio del quale è ampiamente compartecipe, ma si è anche arrogata il diritto di escludere i cittadini, negando (come sempre accaduto in questa vicenda) la doverosa trasparenza.

Le colpe politiche sono immense ma nel piccolo dimenticato e tranquillo Abruzzo ad oggi si può fare davvero tutto senza alcuna conseguenza.

 

Secondo l’associazione la Regione starebbe perdendo terreno e proprio ora «ha necessità assoluta del sostegno dei cittadini  per dare nuova spinta verso la soluzione dei gravi problemi che insistono all’interno dei Laboratori»

 

Dunque fari puntati sul 25 giugno per la nuova riunione che da due anni è stata resuscitata come l’Araba fenice dopo la sua fondazione nel 2011.

 

«Gli artt. 2 e 3 della Costituzione e, soprattutto il successivo art. 118, quarto comma», ricorda CittadinanzAttiva, «detta: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". Inoltre il Decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.224 (il cosiddetto Codice di Protezione Civile) prevede competenze precise per la Regione tra le quali (Art. 11, comma 1, lett. a) quelle relative alla previsione e prevenzione dei rischi (tra i quali vanno segnalati, in quanto investiti nel caso di specie: il rischio da trasporti, ambientale ed igienico sanitario, Art. 16, comma 2) nonché quella della pianificazione, che è attività di prevenzione e di identificazione degli scenari di rischio (Art. 18, comma 1), attraverso l'individuazione di ambiti ottimali.  Ulteriore rischio individuato dalla normativa in questione è quello da deficit idrico (Art. 16, comma 1), rischio che si potrebbe correre e che è quindi necessario prevenire in caso di incidenti all'interno del laboratorio e di inquinamento della falda acquifera.

In questa attività di prevenzione la stessa norma, all'art. 18, commi 2 e 3, prevede che venga "assicurata la partecipazione dei cittadini, singoli o associati ...", e che "i piani e i programmi di gestione e tutela e risanamento del territorio ... devono essere coordinati con i piani di protezione civile al fine di assicurarne la coerenza con gli scenari di rischio e le strategie operative ivi contenuti"».

 

A questo punto la Regione riuscir a fare un passo indietro verso il buon senso?