FUORI LEGGE

Acqua del Gran Sasso, basta prese in giro: il ministro della giustizia Bonafede batta un colpo

Carte su carte hanno accertato omissioni colossali e inerzie inescusabili mantenendo integro il rischio per 700mila persone

Redazione PdN

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Acqua del Gran Sasso, basta prese in giro: il ministro della giustizia Bonafede batta un colpo

Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede

 

 

ABRUZZO. I fatti ormai sono accertati e non messi in discussione: da decenni sul rischio di distribuzione di acqua contaminata a 700 mila persone le istituzioni a vari livelli hanno avuto comportamenti omissivi gravi e inescusabili e pur essendo consapevoli del reale rischio per la salute pubblica nulla hanno fatto.

Per decenni le istituzioni hanno deciso consapevolmente di somministrare acqua alla popolazione a rischio contaminazione per effetto di una serie di circostanze legate alla attività del traforo autostradale del Gran Sasso e dei laboratori scientifici dell’Infn.

Dopo l’incidente Borexino del 2002, nel 2008 sono terminati i lavori del commissario straordinario  Balducci per 84 mln di euro.

Nel 2016 ancora un incidente con contaminazione dell’acqua potabile che prova in maniera inconfutabile che i lavori svolti non hanno risolto alcun problema come fatto credere per 10 anni.

Poi una serie di inchieste di PrimaDaNoi.it hanno potuto accertare molte verità incredibili tra le quali quella che i lavori di Balducci non avevano risolto alcun problema di intereferenza ed escluso alcun rischio per la popolazione.

Dunque Teramani e Aquilani continuavano a bere acqua captata dal traforo e dai Laboratori scientifici dove ci sono tonnellate di sostanze chimiche pericolose.

Anzi, nel frattempo gli ambientalisti scoprono che i Laboratori Infn violano un tot di leggi e nessuno ha mai detto nulla e che ci sono pure stati almeno altri quattro incidenti con probabile contaminazione ma mai nessuno ha allertato la popolazione che è sempre stata tenuta allo scuro e ciclicamente ingannata e illusa.

 

Il vero punto centrale, però, qui diventa l’inerzia dei controllori dei controllori.

Se prefetture, Regione e ministeri nulla hanno detto o fatto per controllare l’inerzia dell’Infn, nemmeno le procure hanno fatto di più per controllare tutta la filiera o sanzionare le ormai dimostrate violazioni di legge.

Costituzione, codice penale, civile e amministrativo sotto il Gran Sasso non si applicano ed è chiaro che il problema vero alla fine sia proprio questo.

Tutti sembrano saperlo  e questo giustifica ancora altre inerzie.

 

E’ lecito allora chiedersi che cosa succede e cosa rallenti il lavoro dei magistrati teramani.

Come è possibile che in costanza di rischio perpetuo per la salute pubblica non si riesca a chiedere ed ottenere nemmeno un provvedimento di sequestro per impedire che il rischio continui?  

Non era forse stato autorizzato un sequestro di una sala dei Laboratori nel 2002 per bloccare eventuali attività pericolose?  

Se non sarà la giustizia chi tutelerà la salute pubblica dal rischio conclamato di somministrare acqua incontaminata?

 

 




LOLLI ANCORA PROPAGANDA SENZA SCRUPOLI  

La situazione diventa ogni giorno più critica e grottesca nello stesso tempo.

La Regione Abruzzo con il vicepresidente Giovanni Lolli non si fa scrupoli di apparire fuori tempo massimo e solo poche ore dopo la pubblicazione “non autorizzata” del famoso studio del professor Roberto Guercio, cioè il progettista che avrebbe dovuto tirare fuori dal cilindro una soluzione definitiva al problema.

Ebbene dalla relazione emerge una sola certezza: non ci sono soluzioni definitive possibili per risolvere l’interferenza tra acquifero e Laboratori.

 

Lo studio arriva due anni dopo l’ennesimo incidente e consegnato a marzo 2018.

Per tre mesi Regione e Infn hanno fatto finta di nulla ma guarda caso ieri, dopo la pubblicazione degli articoli e i comunicati degli ambientalisti, Lolli si attiva e scrive, minaccia e fa persino la voce grossa per dare l’idea di grande attivismo...

 

Secondo l’Agenzia Ansa Lolli avrebbe reso noto in tarda serata di aver inviato una lettera a Strada Parchi e ai Laboratori di fisica nucleare con la quale si lancia un «ultimatum affinché entro il prossimo 19 giugno vengano presentati i progetti di messa in sicurezza richiesti nell'ultima riunione del tavolo nel febbraio scorso».

In caso contrario, Lolli ha sottolineato che le due società verranno «messe in mora e per questo scatterà un piano alternativo».

«Con il ministero dell'Ambiente, l'Istituto superiore di Sanità e l'Ispra - ha detto Lolli all'Ansa - abbiamo adottato linee per avere garanzie che non ci fossero interferenze con l'acqua da parte delle due realtà e poi abbiamo chiesto un progetto, ciascuno per la sua parte, non proprio esecutivo ma con tutti gli elaborati. Dovevano essere consegnati in tempi brevi, invece dopo circa cinque mesi e nonostante le sollecitazioni -prosegue Lolli - ci sono arrivare bozze, documenti incompleti che non rispecchiando quanto da noi richiesto, non riteniamo esaustivi. Se entro il 19 non arriveranno progetti bollinati e protocollati con tanto di cartografie, attueremo una strategia diversa che prevede la messa in mora. Ne abbiamo già parlato con l'avvocatura regionale».

 Nel frattempo Lolli si è anche affrettato a convocare una nuova riunione del tavolo sulle problematiche del Gran Sasso per il 25 giugno prossimo.

 

DISINTERESSE E NESSUNA VOLONTA’ DI RISOLVERE

Una reazione che prova ancora una volta come il disinteresse sia la costante e le omissioni, i ritardi e l’assoluta mancanza di volontà siano i principi che regolano ed hanno regolato da sempre questo argomento.

Perchè Lolli non ha scritto a marzo dopo la consegna della relazione? Perchè non ha messo in mora l'Infn prima  e perchè Lolli non ha mai favorito l'emersione della verità ostacolando anche gli ambientalisti che parlano di "muro di gomma"?

Allora è lecito chiedersi chi comanda davvero?

Ci sono poteri forti e occulti che impediscono azioni a tutela dei diritti fondamentali?

Ci sono lati ancora più oscuri che devono essere ancora scoperti?

In ogni caso a poter risolvere i problemi non può essere quella stessa politica che è parte preponderante e fondamentale del problema, anzi la causa, e nemmeno di una piccola procura come quella di Teramo che in due anni non è riuscita a fare nulla per obbligare gli enti coinvolti ad adempiere ad obblighi di legge palesemente violati da decenni.

 

A questo punto terminati tutti i santi a cui votarsi non resta che sperare nel nuovo governo “antisistema” nella speranza che abbia il coraggio di voler scoperchiare il “sistema Gran Sasso” che appare nocivo per l’acqua e per la democrazia.

Ministro Bonafede se c’è batta un colpo e lo faccia in fretta, ce n’è un gran bisogno.