L'INCHIESTA

Intossicazione alunni Pescara, tre indagati: si punta tutto sulle analisi

Dalla procura atto dovuto per eseguire «esami irripetibili»

Redazione PdN

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Intossicazione alunni Pescara, tre indagati: si punta tutto sulle analisi

 

 

 

 

PESCARA. Ci sono degli indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Pescara sulla vicenda degli oltre 200 bambini, iscritti in numerose scuole della città, finiti in ospedale con sintomi gastroenterici provocati con tutta probabilità dal batterio Campylobacter, come accertato con gli esami di laboratorio.

 

Sulla vicenda c'è il massimo riserbo, ma i nomi di tre persone sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati, per procedere, secondo quanto appreso, ad accertamenti irripetibili.

Si tratta di responsabili delle ditte che in Ati gestiscono il servizio mensa, Cir Food e Bio Ristoro Italia.

In gergo è quello che si chiama «atto dovuto»  che permette agli indagati di nominare difensori e periti di parte per assistere in contraddittorio agli esami chimici irripetibili sui reperti sequestrati dai Nas.

La svolta si è resa necessaria per la peculiarità dell’inchiesta che si baserà per la gran parte proprio sulle risultanze tecniche dei campioni di cibo sequestrati dai centri cottura.

  

 

Intanto anche ieri sono stati operati nuovi sequestri eseguiti da  Asl e Carabinieri del Nas che ieri hanno ispezionato il centro cottura che si trova all'interno di un istituto comprensivo del centro del capoluogo adriatico.

Nel corso dell'ispezione, il personale del Servizio igiene della nutrizione e degli alimenti (Sian) e i militari per la tutela della salute hanno acquisito una serie numerosa di campioni di alimenti e pasti test, ai fini degli accertamenti da parte dell'istituto zooprofilattico.

Asl e Nas negli ultimi giorni hanno già ispezionato i due centri cottura che servono le mense delle scuole pescaresi.

 

E contemporaneamente alcuni dipendenti delle società che gestiscono il servizio di refezione scolastica a Pescara hanno raggiunto il laboratorio dell'ospedale per sottoporsi, su base volontaria, ad analisi e coprocoltura.

Saranno i laboratori dell'Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia clinica ad occuparsi degli accertamenti sui campioni, mentre prosegue l'analisi dei campioni prelevati sui bambini finiti in ospedale.

 

L’INCHIESTA AD UNA SVOLTA MA…

Intanto la rabbia dei primi giorni sembra affievolirsi ma non scema la volontà di firmare denunce ed avere giustizia. L’accertamento della verità è tutta legata all’inchiesta della procura coordinata dal pm Anna Rita Mantini che ieri ha deciso per l’iscrizione nel registro degli indagati affinchè si possano effettuare le analisi sui reperti sequestrati in contraddittorio.

 Sarà questo lo snodo principale dell’inchiesta che tuttavia potrebbe rivelarsi molto più ostica del previsto o addirittura non giungere ad alcun punto certo.

I casi, infatti, sono due: dalle analisi chimiche emergono certezze circa la contaminazione dei cibi e si trova proprio il batterio già individuato dalla Asl nei bimbi contagiati.

E’ questo lo scenario più favorevole che permetterà di incastrare la ditta e inchiodarla alle proprie responsabilità perchè vi sarà la certezza scientifica e giuridica che i cibi somministrati erano effettivamente stati colonizzati dai batteri.

 

Ma bisognerà anche valutare la qualità dei reperti e capire se siano giunti nei centri cottura già contaminati oppure lo siano stati al momento della preparazione.

Per questo sono stati sequestrati anche strumenti solitamente utilizzati per la preparazione dei pasti.

Nel caso di positività alle analisi l’inchiesta si avvierebbe velocemente alla chiusura, magari si potrebbe optare per riti processuali  alternativi e più veloci.

 

LO SCENARIO PEGGIORE

Il vero problema sorgerà nel caso in cui dalle analisi non emergeranno contaminazioni nè la presenza del Campylobacter. In questo caso si avrà la certezza contraria: i cibi non erano contaminati.

A questo punto l’inchiesta subirebbe una battuta d’arresto, magari non fatale, ma ci si ritroverebbe davanti un vicolo cieco perchè mancherebbe la prova che inchioda.

Che fare allora e dove cercare?

Dalle cronache emergono numerosi casi simili e in certi casi anche condanne in presenza di analisi sui cibi negative per la concordanza di gravi indizi anche senza prova regina. Ma nel caso pescarese la stessa ditta ha già opposto e proposto una via alternativa: quella dell’acqua del rubinetto contaminata.

Si tratta in effetti di un fatto che è già accaduto di recente mai chiarito: in quel caso il sindaco Alessandrini firmò ordinanze di non potabilità dell’acqua proprio per alcuni plessi scolastici.

Bisognerebbe accertare a questo punto se davvero l’acqua del rubinetto può veicolare quel batterio e se era presente almeno la settimana scorsa.

Ma come si fa?

Asl, Aca e Comune hanno effettuato analisi di controllo in quel periodo in quei plessi? Eventualità difficile.

Nel caso, comunque, le analisi non avrebbero restituito dati allarmanti altrimenti sarebbe stata emessa una nuova ordinanza che invece non risulta.

Il punto allora sarà anche poter capire se l’acqua possa essere una ipotesi reale oppure no.

In ogni caso andrebbe esclusa con certezza, con dati alla mano.

In mancanza rimarrà sempre la ragionevole certezza di cause estranee alle responsabilità della ditta.

Il che significherà nessun responsabile per quello che è accaduto.