IL DOC INTEGRALE

Acqua del Gran Sasso. Ecco la relazione Guercio: il segreto di Pulcinella e la sagra dell’ovvio

L’esperto in 43 pagine riesce a non fornire un solo dato nuovo nè a proporre una soluzione definitiva al pericolo di contaminazionI

Redazione PdN

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Acqua del Gran Sasso. Ecco la relazione Guercio: il segreto di Pulcinella e la sagra dell’ovvio

Elenco dei lavori proposti

 

 

ABRUZZO. Per essere una relazione tenuta ostinatamente segreta dagli enti pubblici ci si sarebbe aspettato francamente qualcosa di più.

Il lavoro, commissionato dall'Infn per risolvere i problemi di interferenze tra le attività dei Laboratori del Gran Sasso e l'acquifero, non ha fornito chissà quali risposte eclatanti. 

Allora perchè tenerlo nascosto? Forse il timore era quello di fare brutta figura nell’aver affidato uno studio prezzolato, all’unico al mondo in grado di redigerlo, senza poi riuscire a trovare davvero la via per una soluzione definitiva al problema stranoto.

Del resto la ricerca della soluzione era stata affidata allo stesso che già 10 anni prima aveva segnalato le criticità ed elaborato soluzioni e progetti poi realizzati solo in parte (ma questo lo abbiamo scoperto solo nel 2016).

Insomma dopo 10 anni il professor Roberto Guercio si ritrova a dire le stesse cose di 10 anni prima indicando poche certezze: una di queste è che non c’è alcuna possibilità di risolvere definitivamente il rischio di contaminazione dell’acquifero del Gran Sasso.

Il luminare che doveva trovare la geniale soluzione per far convivere senza rischi autostrade, laboratori e acquedotto non c'entra l'obiettivo.

Fino a quando esisterà un traforo autostradale ed i laboratori dell’Infn ci sarà sempre la possibilità di contaminare l’acqua della Ruzzo con sostanze pericolose e nocive.

Per ridurre del 100% il rischio di bere acqua contaminata bisognerebbe o chiudere Laboratori e traforo o chiudere i rubinetti, dunque, non utilizzare più l’acqua del Gran Sasso tra le migliori acque in Italia.

Per il resto Guercio sembra più essere un assiduo lettore delle inchieste di PrimaDaNoi.it non avendo fatto grandi sforzi accademici ma limitatosi a leggere qualche articolo qua e là. Se ne fosse uscito con queste verità due anni fa, lo stesso lavoro sarebbe stato di valore inestimabile. Oggi sono solo ovvie e chiacchiere costose.

 Nero su bianco, ancora una volta, viene ricostruita nella relazione tecnica oggetto dell'incarico dell'Infn la vera storia delle vergogne custodite nelle viscere della montagna e dei grossi problemi per la salute pubblica, l’ambiente e le clamorose violazioni di legge da decenni.

E' questo quello che emerge dal documento di cui oggi siamo in grado di raccontarvi solo grazie al 'solito anonimo' che ce lo ha inviato e che già in passato ha reso possibile svelare uno degli scandali più grandi d’Abruzzo e d’Italia.

L’incarico affidato a Guercio dall’Infn aveva obiettivi precisi e dettagliati: «attuare una netta separazione della circolazione idrica potabile da quella non potabile, con specifico riferimento alle zona di tutela assoluta e zone di salvaguardia e di protezione definite dalla normativa di settore»; «Individuare all’interno ed eventualmente all’esterno dei laboratori sotterranei la zona più idroproduttiva in acquifero compartimentato a locale indipendenza, definendo i sistemi di captazione e raccolta delle acque potabili destinate al consumo umano senza necessità di alcun trattamento di correzione»; «prevedere adeguati sistemi di prevenzione e monitoraggio delle acque potabili»; «fornire indicazioni, se ritenuto necessario rispetto alla situazione attuale e ai fini di una tutela integrale della risorsa idrica».

 


Di 43 pagine, però, 40 ripercorrono la storia dei Laboratori, la loro costruzione, i dati tecnici di costruzione con illustrazioni, le captazioni e le reti idriche.

 

Molte pagine sono un copia e incolla delle descrizioni degli esperimenti effettuati ed un’altra buona parte sono un copia e incolla di alcune leggi che si dovrebbero applicare in tema di salvaguardia e sicurezza del lavoro e delle captazioni.

Leggi platealmente violate perchè impossibili da applicare al caso specifico, dice Guercio.

Laboratori fuori legge certifica -dunque- il professore che, sebbene la cosa fosse già diventata nota grazie al lavoro degli attivisti ambientalisti e di questo quotidiano, ora appare avere il crisma della “professionalità” e della autorevolezza.

Una vergogna in più da sopportare per l’Infn e per tutti quegli enti che con la loro disattenzione hanno reso possibile questa vergogna di Stato.

E se lo dice lui....

Tutte le leggi su sicurezza e captazione di acqua violate e lo sapevamo già tutti quelli che dovevano saperlo (amministratori e classe politica, compresi tutti gli enti deputati al controllo)

 Un’altra parte della relazione viene dedicata ai famosi lavori sotto l’impero Balducci, commissario con poteri degni di un sovrano assoluto, omaggiato, ossequiato e baciato dall’omertà indotta e da quella imposta per legge.

Un silenzio che ha fatto sì che la verità rimanesse sepolta per 10 anni nonostante gli enti pubblici fossero ben consapevoli dei rischi corsi dalla popolazione.

Non risulta peraltro che il professor Guercio abbia mai comunicato le cose che oggi comunica per allertare gli enti e ricordar loro del pericolo costante. Lo avesse fatto sarebbe stato di grande aiuto.




DUE PAGINE

Infine nelle ultime due pagine viene condensata la “ricetta Guercio”, ovvero i lavori da effettuare che mitigano il rischio qua e là (ma per certi versi nemmeno troppo) per la modica cifra di 10 mln di euro.

Tra i consigli c’è quello di «attuare un costante monitoraggio ambientale»  che significa verificare ciclicamente che succede e se ci sono dispersioni non volute; la costruzione di potabilizzatori, rifare le captazioni lungo i cunicoli perimetrali dei Laboratori.

E poi  si propone un isolamento pavimentale basato sull’impiego di uno schermo di impermeabilizzazione pavimentale realizzato in opera, costituita da una membrana polimerica di impermeabilizzazione per applicazioni spray-on a freddo, impermeabilizzazione già realizzata, peraltro, sotto Balducci.

Realizzazione ex-novo di un sistema di smaltimento degli sversamenti sul piano di calpestio e di impianti di depurazione.

 A giudicare dalla apatia istituzionale che si respira in Regione sull’argomento non sembra ci sia tutta questa voglia di fare ed, infatti, la relazione è terminata e consegnata a marzo 2018 e a giugno non si è mossa foglia.

Si attende, dunque.

In pratica si continua a fare esattamente quello che si è fatto per 20 anni, per la precisione dal 2003, quando la Regione e gli enti pubblici hanno avuto la prova scientifica delle contaminazioni e da allora nulla è stato fatto per eliminare il rischio di veleni nell’acqua potabile.

Una situazione gravissima che ha registrato l’inerzia di tutti. L’unica speranza è che il nuovo governo possa davvero rompere questo torpore.

A partire dal ministro della giustizia.

 a.b.


ANCHE AMBIENTALISTI HANNO RICEVUTO DOCUMENTO

 «Il documento non contiene informazioni particolarmente rilevanti», confermano anche dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso che ha ricevuto via email lo stesso documento. «Vengono prospettati vari interventi da fare in tempi brevi che richiederebbero circa 10 milioni di euro mentre non ci sono impegni sulla possibilità di allontanare dai Laboratori sotterranei le sostanze pericolose stoccate. Non sappiamo se il documento arrivato sia vero o meno, né sappiamo da chi e perché ci sia stato trasmesso. Quello che sappiamo è che gli Enti competenti dovrebbero relazionare in maniera pubblica sullo stato dell’arte essendo trascorso più di un anno dall’8 maggio 2017, quando l’ennesimo incidente provocò il divieto di consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo: 13 mesi e ancora non è stato presentato un vero progetto per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero. Ci attendiamo che si faccia chiarezza su questa Relazione, ma soprattutto che la Regione finalmente si apra al confronto reale».

 «Quel documento  è un déjà-vu, ripresentando di fatto le stesse problematiche già note ormai da decenni», commenta invece la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, «con lunghe parti che descrivono situazioni che conosciamo da tempo, proponendo nelle due pagine finali (pagg.42 e 43) di spendere una decina di milioni di euro con gli stessi interventi di impermeabilizzazione inseriti tra gli interventi dal Commissario Balducci, che riuscì ad impegnare 84 milioni di euro senza risolvere granché visto quanto accaduto negli ultimi due anni».

 Per la Mobilitazione, se questa sarà effettivamente la proposta, sono azioni che non risolvono alla radice il problema principale: «lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di sostanze pericolose nei laboratori. Per far questo si sorvola per l'ennesima volta sulla irregolarità dal principio di questi stoccaggi e, tra le righe, si deve ammettere che senza togliere le 1.000 tonnellate di acqua ragia di LVD e le 1.292 tonnellate di trimetilbenzene di Borexino non si otterrebbe l'ottemperanza alla legge posta a tutela dell'acqua potabile (Art.94 del D.lgs.152/2006). Addirittura si propongono dei "potabilizzatori" in quanto "suscettibili di continuare ad assolvere funzioni di riserva strategica anche nelle fasi successive al completamento degli interventi" (pag.42). Non è possibile che dopo incidenti e violazioni conclamate di leggi si continui a far finta di nulla sui limiti strutturali che esistono e di cui bisogna tener conto per pianificare esperimenti realmente compatibili con il complesso e vulnerabile sistema del Gran Sasso».

 

PS. Pubblichiamo il documento integrale a beneficio di tutti e ringraziamo quella persona che in questi due anni ha avuto a cuore il bene fondamentale per la nostra terra: la conoscenza. Un benefattore tanto utile quanto sconosciuto a cui l’Abruzzo deve molto e senza il quale non avremmo mai scoperto tutto quello che sappiamo oggi su Laboratori dell’Infn.

Fino ad ora la persona che ha dimostrato di amare di più il proprio Paese con atti concreti su questa vicenda.

Una perla rarissima.

Purtroppo.