L'EPIDEMIA

Intossicazione Pescara, sale il malcontento e la voglia di verità:  è caso nazionale

Verso la conferma che si tratta di salmonella. Genitori arrabbiati: «non basta chiudere la mensa»  

Redazione PdN

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Intossicazione Pescara, sale il malcontento e la voglia di verità:  è caso nazionale

 

PESCARA. Sono ore decisive, le prossime, per sapere con certezza che cosa abbia scatenato febbre, vomito e diarrea a circa 150- 200 tra ragazzi e docenti (6) delle scuole pescaresi a partire da giovedì scorso.

La risposta più accreditata resta quella della salmonellosi che sarà confermata solo nelle prossime ore, dopo che le analisi saranno concluse. Per alcuni bimbi però i medici hanno parlato di escherichia coli che produce gli stessi sintomi ed il contagio avviene sempre per carenze igieniche.

Stamattina gli ultimi prelievi per chi ormai si trova ricoverato da quasi tre giorni tra rabbia e attesa.

Si tratta di bimbi, alcuni dei quali sono stati ricoverati, iscritti in almeno sei o sette scuole della città e residenti in zone diverse del capoluogo adriatico.

La Procura di Pescara ha aperto un fascicolo contro ignoti (pm Anna Benigni). 

I genitori sono preoccupati ma anche molto arrabbiati per quello che è accaduto: febbre improvvisa che in alcuni ragazzi è schizzata fino a 40 gradi, vomito e diarrea che non spariscono da soli senza la somministrazione di farmaci, tanto che alcuni si sono trascinati il malessere per giorni e solo nelle ultime ore si sono recati in ospedale.

E di ora in ora il numero di studenti coinvolti è salito sempre più.

Sabato mattina, quando si è diffusa la notizia di 30 ragazzi intossicati, in realtà, raccontano oggi i genitori che si sono tenuti costantemente in contatto attraverso le chat delle scuole, erano almeno 60.

Ed è stato un continuo crescendo.

Solo ieri nell’ospedale di Pescara  sono passati 80 bambini curati con il medicinale Rocefin e poi rimandati a casa, dove dovranno continuare la cura.

Al momento pare che il picco sia stato superato anche se alcuni genitori raccontano che anche nelle ultime ore altri bambini  stanno avvertendo nuovi sintomi.

In questo caso le famiglie si stanno rivolgendo direttamente ai pediatri di famiglia, perchè come ha ricordato anche il primario di Pediatria Giuliano Lombardi sono loro i referenti principali delle famiglie.  

Ieri l’ospedale di Pescara era al collasso: il reparto pediatrico affollato e alcuni genitori che hanno preso la via dell’ospedale di Atri alla ricerca di un posto.

Intanto i ragazzini e le docenti, dopo giorni terribili, sono in ripresa.

La cura funziona, è partito il protocollo, spiegano a PrimaDaNoi.it alcuni genitori, «la cura è stata presa di petto come salmonella» benchè l’ infettivologo avesse espresso in un primo momento qualche dubbio. Ma sta funzionando e così il protocollo è stato divulgato  anche negli altri ospedale.

Intanto proprio i genitori annunciano che mercoledì mattina saranno in Comune poi con gli esiti e con i referti medici in mano hanno intenzione di andare direttamente in procura e promuoveranno una class action.

INtanto però anche in ospedale è lunga la fila dei genitori che attendono notizie ufficiali sui referti delle analisi.

«Se fino ad ora siamo disposti a discutere tra di noi, adesso basta», dice Claudio Cretarola, rappresentante dei genitori della scuola elementare S. Filomena, ma come lui anche tanti altri,  «abbiamo la dimostrazione clinica e tangibile che hanno tentato di avvelenare i nostri figli. Sono stati somministrati cibi nocivi. Sarà poi la Procura a dire quali reati sono stati compiuti. Quello che è accaduto deve e essere sanzionato, devono pagare come si deve».

 

 

COSA HANNO MANGIATO

Sotto accusa proprio quello che gli studenti hanno mangiato nella giornata di giovedì, probabilmente uova. «Non può essere diversamente», dicono i genitori.

 

Secondo il protocollo la ditta incaricata dal Comune dovrebbe utilizzare uova pastorizzate e con queste non si sarebbe potuto sviluppare il batterio della salmonella.

Deve essere successo qualcosa. E le ipotesi, al momento, sono troppe: o le uova non erano pastorizzate o erano scadute o è successo qualcosa nelle cucine che ha contaminato gli alimenti.

 

E oggi c’è chi ricorda che negli ultimi mesi si sono verificati anche altri episodi anomali. «Una volta una maestra ha segnalato la presenza di animaletti nelle patate,  L’insegnante ha portato di nascosto il piatto ad una mamma dicendo ‘fate quello che potete fare’ ma la mamma ha portato il piatto in Comune. Il responso delle analisi? Era rosmarino. Non ci sono mai state controanalisi».

 

IL COMUNE NEL MIRINO

Ma oggi i genitori se la prendono anche con il sindaco Marco Alessandrini che ha chiuso con una ordinanza le mense. «Il sindaco non vuole vedere e sentire il problema reale», sostiene Cretarola. «Il primario di pediatria, davanti a noi genitori, ieri mattina ha detto al sindaco ‘non posso dire ancora al 100% che è salmonella perchè la coltura non è finita ma stiamo curando come tale’».

Secondo i genitori «un mediocre conoscitore della salmonella dovrebbe sapere che non basta chiudere la mensa, i dati parlano di bambini che non hanno mangiato il pranzo di giovedi a scuola ma che sono stati contagiati venerdì  nei bagni, perchè quello è mezzo di trasmissione. Il sindaco che ha chiuso le scuole pure per presunte nevicate in arrivo dopo aver sentito l’esperto non fa niente. Dicono che i Nas sono intervenuti e hanno sequestrato? Ma qui da noi non c’è stato alcun sequestro.  Gli assistenti scolastici che hanno le chiavi ci hanno detto ‘qui non è venuto nessuno’. Il sindaco, o chi per lui, vuole mantenere una calma che non è il caso di mantenere perchè l’allerta c’è».




L’EMERGENZA ARRIVA IN TV
Del caso si occuperà questo pomeriggio, alle 17.30 anche la trasmissione di Rai 1 La Vita in Diretta. Proprio alle 17.30 la Asl ha convocato una conferenza stampa per fare il punto della situazione. Parteciperanno il direttore generale Armando Mancini, direttore Generale, Valterio Fortunato, direttore Sanitario Aziendale, Stefano Boccabella, direttore UOC Integrazione Ospedale e Territorio, Rossano Di Luzio Direttore Medico ff Presidio Ospedaliero di Pescara, Antonio Caponetti, direttore Dipartimento di Prevenzione, Paolo Fazii, direttore UOC Microbiologia e Giuliano Lombardi, direttore UOC Pediatria.



LA SANZIONE DI 20 GIORNI FA
Berardino Fiorilli ricorda invece che l’8 novembre 2017 ci fu il blitz dei Nas in 11 mense scolastiche, con l’individuazione, in provincia di Pescara, di due casi: nel primo erano serviti pasti preparati con materie prime convenzionali, spacciate per prodotti bio ai genitori; nel secondo caso erano state trovate nei locali mensa deiezioni di volatili, e, anche in questo caso, nessuno ha detto ai cittadini se quelle due mense fossero o meno del Comune di Pescara. Ma che nelle mense scolastiche ci fossero dei problemi la giunta Alessandrini lo sapeva già, ricorda ancora Fiorilli: il 14 maggio 2018 è infatti stata pubblicata una determina dirigenziale, firmata dal dirigente Fabio Zuccarini, con la quale è stata comminata alla ditta responsabile delle mense una sanzione di 2mila euro perché ‘sono emerse irregolarità nelle modalità di preparazione dei pasti nel periodo dicembre 2017-marzo 2018, contestate alla Concessionaria con nota del febbraio 2018.

«Peccato che la determina», sottolinea Fiorilli, «sia priva della relazione quindi sia impossibile oggi sapere quali siano le irregolarità riscontrate e sanzionate. Non sono passati venti giorni da quella sanzione e oggi è esploso il caos nelle mense, un caos con centinaia di bambini colpiti che, visti i precedenti, a questo punto poteva e doveva essere evitato.
Martedì e mercoledì, intanto, le Commissioni Sanità e Controllo e Garanzia affronteranno la vicenda.


IL COMUNE CONTROLLA?
Esattamente un anno fa il Movimento 5 Stelle aveva chiesto al Comune se si stesse vigilando sull’appalto e in che modo. Anche perché la vigilanza non è affatto un optional ma l’amministrazione è tenuta a controllare periodicamente cosa si sta facendo e come. Vengono rispettati tutti i parametri?, aveva chiesto Di Pillo dopo aver scoperto che veniva utilizzata una tipologia di pasta con grani non completamente italiani. Come recita lo stesso capitolato d'appalto (articolo 30 pagina 17), «dopo 3 inadempienze anche non consecutive, o inosservanze di singole parti del contratto di caso non rientranti in quelli precedentemente elencati», rischio annullamento dell’affidamento.