IL FATTO

Parco di Colle del telegrafo, la città lo riscopre ma non conosce la sua valenza archeologica

De Collibus e Di Biase: «Zona da rileggere»  

Redazione PdN

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Parco di Colle del telegrafo, la città lo riscopre ma non conosce la sua valenza archeologica

PESCARA. La recente inaugurazione del Parco di Colle del telegrafo ha riaperto l'attenzione della città per questo promontorio con un evidente interesse paesaggistico. Ma c'è anche la dinamica archeologica da tenere in viva considerazione e che invece sembra del tutto  dimenticata, come contestano Giulio De Collibus dell’Archeoclub Italia e Licio Di Biase di Pescaratutela.

Già dal lontano 1964, nel corso della costruzione di via Fonte Borea un gruppo di giovani dell’epoca, fra i quali i noti Franco Summa e Massimo Palladini, rinvennero, sui bordi della carreggiata numeroso materiale risalente al neolitico costituente con molta probabilità lo scarico di un villaggio ubicato sul pianoro sovrastante, appunto il Colle del Telegrafo.

Nel 1975 l’Archeoclub di Pescara individuò e segnalò un insediamento risalente alla cultura proto-villanovaina del  bronzo finale che venne scavato dal famoso professor Radmilli dell’università di Pisa con i volontari dell’Archeoclub.

«Queste scoperte si collegano alla purtroppo non tutelata e devastata necropoli italica di Colle Pietra,  ed alla vasta necropoli italica scavata nell’area sportiva dei Gesuiti», riflette De Collibus .

In altre aree sottostanti  Colle del Telegrafo sono stati a suo tempo effettuati rinvenimenti sparsi risalenti al periodo italico-romano  e ci sarebbero ancora da scavare siti molto interessanti.

 

LE SCOPERTE DEL 2005

Nel giugno del 2005 sul Colle del Telegrafo, su  iniziativa dell’assessorato alla Cultura del Comune di Pescara, furono  eseguiti saggi archeologici connessi alla realizzazione del Parco Archeologico-Paesaggistico.

Vennero quindi  alla luce i resti  bruciati di una struttura in legno, probabile fondazione di una torre dalla quale potrebbe derivare il nome  di Castellamare.

La parola compare per la prima volta in  un atto del 1001, con cui veniva ceduto da un tal Rainiero “un Castellum ad mare con la sua porzione di mare”  e, in epoca ben piu’ recente riappare in un articolo pubblicato su un giornale del 1902 in cui tal Garibaldo Bucco scriveva che “ a Colle Marino sono visibili i resti di un acquedotto romano e di un castello dell’età di mezzo”.

La torre è probabilmente riconducibile al periodo ‘bizantino-longobardo’, sottolineano De Collibus e Di Biase, «quando le incursioni e gli scontri nell'area portuale erano numerosi e le popolazioni costiere tendevano a localizzarsi sulle alture per fuggire dai pericoli, con la realizzazione di strutture di controllo e di avvistamento. Quindi, presumibilmente, dal VII-VIII  secolo d.C., la torre probabilmente caratterizzò, per ora non sappiamo per quanto tempo, il promontorio della zona a nord del fiume Pescara da cui il toponimo Castellum ad mare».

Nel corso di quegli scavi vennero inoltre alla luce altre strutture che hanno fatto ipotizzare all’ispettore archeologo della Soprintendenza l’esistenza di un abitato altomedioevale.



«SITO TROPPO IMPORTANTE»  

«E’ a tutti evidente  l’importanza del sito sul quale realizzare un parco archeologico – paesaggistico per il quale tutto il consiglio comunale accolse all’unanimità la proposta  dell’epoca alla ricerca dell’identità della città», ricorda oggi Di Biase.

Da qui la sorpresa dei due quando hanno scoperto che  la componente archeologica sia stata completamente rimossa nella realizzazione del vero grande Parco della città che tutelava l’area paesaggisticamente più pregiata, modificando quindi quella che era apparsa invece un’impostazione scontata e definitiva.

«Eppure, sarebbe questa un’occasione per progetti ampiamente attuati in altre regioni», insistono i due.

Sul lato monte del pianoro risulta essere comunque  rimasto un fondo di capanna dell’età del ferro ancora da scavare con uno scavo scientifico multidisciplinare che potrebbe fornire interessanti notizie.

Secondo De Collibus e Di Biase, inoltre, ci vorrebbe una costruzione prefabbricata non impattante per ospitare un bar ed un locale (che possa accogliere trenta-quaranta  persone) dove esporre pannelli illustrativi e tenere lezioni a visitatori e scolaresche.

«Tutto questo non comporterebbe costi eccessivi potendo anche utilizzare volontariato ed università, ma doterebbe la città di qualcosa di estremamente attrattivo ed innovativo per il nostro territorio e la sua storia».