IL DOLORE

Tragedia del viadotto. Un solo mazzo di fiori sulla bara di Filippone

Domani i funerali di Marina e Ludovica, mamme e figlie uccise domenica 20 maggio

Redazione PdN

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Tragedia del viadotto. Un solo mazzo di fiori sulla bara di Filippone

 

 

PESCARA. Un solo mazzo di fiori da parte degli amici di sempre sulla bara di Fausto Filippone.

 

Si sono svolti questa mattina i funerali in forma privata dell’uomo che si è reso protagonista del probabile omicidio della moglie e di quello della figlia in una escalation di follia domenica scorsa.

Gli unici fiori quelli degli "Amici di sempre", fiori semplici e bianchi, non vistosi, appoggiati sulla bara poi null’altro.

Le esequie si sono svolte a Pescara alla Chiesa dello Spirito Santo.

«Dio - ha detto nell'omelia il parroco Don Giorgio Campilii - ci raggiunge nella profondità del baratro della nostra esistenza per riprenderci e, certamente, potrà farlo anche con il nostro fratello Fausto».

Al termine del rito funebre, don Giorgio ha abbracciato e accarezzato la sorella di Fausto, Antonella, prendendola per le spalle quasi a volerla sostenere nel suo dolore.

Un abbraccio più lungo quello per il padre di Fausto, Antonio, già provato nei mesi scorsi dalla perdita della moglie dopo una lunga malattia degenerativa.

Lacrime asciugate quasi con pudore in chiesa, da parte della sorella di Fausto e del suo papà, rimasto seduto a ricevere le frasi sussurrate di cordoglio.

 

Prima che il feretro uscisse, Antonio Filippone, sorretto dalla figlia, ha raggiunto la bara di Fausto: insieme l'hanno accarezzata; poi il papà l'ha baciata.

Domani, invece, ci sarà  l'ultimo saluto a Marina Angrilli e alla figlioletta di dieci anni, Ludovica. I funerali si svolgeranno, alle 15.30, alla chiesa Cristo Re dei Gesuiti di Pescara.

 

L'Istituto comprensivo 'Pescara 8', dove la piccola Ludovica, 10 anni, frequentava la quinta elementare, e il liceo scientifico 'Leonardo da Vinci' di Pescara, dove insegnava Marina Angrilli, 51 anni, domani saranno presenti ufficialmente ai funerali di mamma e figlia, che verranno celebrati alle 15.30 nella chiesa di Cristo Re, ai Colli di Pescara.

Non è stata disposta la sospensione delle attività didattiche, dato che le esequie si svolgeranno di pomeriggio.

 

La dirigente del comprensivo 'Pescara 8', Valeriana Lanaro ha detto: «per i compagni di Ludovica è dura, è un momento difficile. In classe c'è l'assistenza della psicologa che gradualmente cerca di far elaborare loro quanto accaduto e di farli andare avanti».

 

 

FILIPPONE AVEVA CHIESTO IL PORTO D’ARMI AD USO SPORTIVO

Intanto si è scoperto che Filippone aveva inoltrato richiesta per ottenere un porto d’armi; una cosa che, pare, abbia sorpreso anche la famiglia poichè descrivono l’uomo come non particolarmente appassionato all’argomento.

La pratica per la richiesta del porto d'armi da parte di Fausto Filippone «non era stata portata a termine ma ai test era risultato privo di sintomatologia».

Lo precisa il direttore del dipartimento salute mentale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Massimo Di Giannantonio, il mediatore che ha parlato con Filippone su quel viadotto della A14.

 

 

La richiesta del porto d'armi non è stata «neppure inoltrata alla prefettura» e dunque è stata «senza alcun tipo di esito».

Fausto Filippone non possedeva di fatto un porto d'armi.

Lui era però risultato idoneo ai test.

La richiesta era per un porto d'armi ad uso sportivo.

«Per ottenere un porto d'armi innanzitutto il medico di famiglia deve certificare lo stato di salute fisica e mentale degli ultimi 15 anni del richiedente. Va certificato lo stato relativo all'assoluta mancanza di patologie, disagio psichico, assunzione di farmaci, somministrazione di medicine che avessero a che fare con disturbi del comportamento per avere la certezza - dice Di Giannantonio - che il soggetto non abbia problemi psicotici, o ricoveri per stati ansiosi, non soffra di insonnia o non abbia problemi di comportamenti alimentari. Per una persona come Filippone negli ultimi mesi - spiega l'esperto - era obbligatorio offrire un'immagine di una persona lucida. C'è una malattia psichiatrica gravissima che si chiama paranoia - conclude Di Giannantonio - che fa percepire il mondo come estremamente aggressivo e quindi va tutto distrutto perché tutti sono nemici».