TEMPISMO

E alla fine il parcheggio flop diventa supermercato anche grazie all’assenza dei 5 Stelle

Decaduti 99 emendamenti perchè la consigliera Alessandrini ha fatto tardi

Redazione PdN

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E alla fine il parcheggio flop diventa supermercato anche grazie all’assenza dei 5 Stelle

 

 

PESCARA. Magari alla fine l’approvazione sarebbe arrivata lo stesso, le cose non sarebbero cambiate e alla fine il parcheggio flop di via Bologna sarebbe ugualmente diventato un supermercato. Proprio così come tutta la maggioranza di centrosinistra aveva tentato di fare più volte per venire incontro alle esigenze del privato.

 

Ma quello che è accaduto ieri mattina in Consiglio comunale ha qualcosa di tragicomico: il Movimento 5 Stelle, da mesi forte oppositore di questa trasformazione voluta dalla maggioranza di centrosinistra, aveva infatti presentato una lunghissima serie di emendamenti, un pò per fare ostruzionismo, un pò per aggiustare il tiro imposto dalla maggioranza.

E come è andata a finire?

Tutti gli emendamenti sono decaduti perchè la consigliera Erika Alessandrini, firmataria, non si è presentata.

 

O meglio, è arrivata in ritardo. Cose che capitano.

Dunque il presidente del consiglio è passato subito al voto: 12 favorevoli ed 8 contrari: via libera alla trasformazione del parcheggio. In un batter di ciglia obiettivo raggiunto senza il minimo sforzo e contro ogni possibile previsione della vigilia.

Cose che capitano.

 

«Abbiamo avuto un problema... siamo arrivati tardi», ha detto poi Alessandrini una volta che è riuscita a raggiungere il suo posto. «Non è che si può salvare qualche emendamento?», ha chiesto ad un basito presidente del Consiglio, Pagnanelli che le ha dovuto ricordare il regolamento. «Non è che», ha insistito Alessandrini, «con un accordo dei consiglieri», ha continuato ad ipotizzare, «… attraverso una votazione… possiamo salvarne alcuni?».

Ma la risposta è stata sempre la stessa: tutti decaduti.

Pagnanelli ha anche spiegato che il Consiglio comunale è cominciato «all’ultimo minuti possibile», proprio per consentire alla Alessandrini di arrivare in tempo.

Ma lei non ce l’ha fatta. «Possiamo salvare almeno la sospensiva?», ha chiesto ancora la consigliera pentastellata.

«La sospensiva o si discute o no», le ha dovuto ricordare ancora Pagnanelli. «Dato che è decaduta è decaduta» .

Contro la delibera ha votato anche il centrodestra che in aula ha ribadito quello che avevano già detto in conferenza stampa nei giorni scorsi, ovvero che il progetto in questione non ha alcun interesse pubblico.

 

Contrari a questa trasformazione anche i commercianti della zona, preoccupati perchè temono di essere costretti a chiudere bottega per lasciare spazio a quello che senza indugi definiscono «un nuovo ecomostro».  

 

UNA LUNGA STORIA

L’area è situata accanto all'attuale parcheggio dell'ex Inps, con una lunga storia alle spalle, che in fase di variante al PRG, diversi anni fa, il Consiglio comunale ha trasformato da parcheggio pubblico in parcheggio privato.

L’area, appartenente ad una delle società del gruppo del noto imprenditore Gianni Paglione, è stata rilevata dopo il fallimento di quest’ultimo, dal gruppo “Real Estate” probabilmente proprio con l’intento di trasformarlo in un nuovo centro commerciale nel centro della città.

Una volontà condivisa dal PD locale.

Cose che capitano.

 

 

 

IL PROGETTO DI FINANZA

In realtà tutto nasce più di 10 anni fa quando in piena era D’Alfonso si avviarono avvisi pubblici per la gestione e costruzione di parcheggi interrati tra cui quello di via Bologna per un valore di 4 mln di euro. La formula adottata fu quella del progetto di finanza e all’avviso parteciparono la ditta Dino Di Vincenzo e la Toto spa.

 

 

Alla fine (novembre 2007) la spuntò  l’Ati composta dalle imprese Saba Italia S.p.a., in qualità di impresa capogruppo (mandataria) e Di Vincenzo Dino & C. S.p.a. (in qualità di impresa mandante).

Secondo quanto riportava l'offerta, l'impresa si impegnava ad erogare al Comune un canone annuale pari al 12% dei ricavi provenienti dalla gestione dei parcheggi oltre a sconti agli utenti del 3%.

I fondi per la costruzione del parcheggio le imprese li avevano ottenuti dalle banche le quali avevano approvato senza esitazione i piani finanziari proposti nei quali si parlava di mirabolanti ricavi che non si sono mai visti.

 

Alla fine il sistema utilizzato è sempre lo stesso: un mega progetto pompato in ogni sua parte per produrre un forte impatto nella politica e nella opinione pubblica ma poi quei numeri si rivelano previsioni tanto sbagliate da far apparire veri principianti chi ha avuto il coraggio di scriverle.

Il risultato è che il parcheggio non macina soldi…

L’imprenditore normale fallisce, quello con gli agganci giusti ha la scialuppa di salvataggio.

 

Cose che capitano.