IL CASO

Morte sulla neve, il giudice -maestro di sci non si astiene ed il caso finisce al Csm

A giugno camera consiglio per la decisione

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Morte sulla neve, il giudice -maestro di sci non si astiene ed il caso finisce al Csm

 

 

 

 

AVEZZANO. La procura generale della Cassazione ha chiesto al Csm di archiviare il caso della mancata astensione del giudice del tribunale di Avezzano che ha assolto tre imprenditori accusati di omicidio colposo per la morte di un ragazzo sulla pista da sci.

 

Edoardo Sigismondi nel gennaio del 2012 aveva 22 anni quando morì, a Ovindoli, su una pista da sci, dopo essere andato a sbattere contro un’asta di ferro sparaneve: un cannone posizionato sulla pista senza protezione, e che provocò la sua morte, sul colpo.

 

Per la morte di Edoardo tre imprenditori furono accusati di omicidio colposo, ma furono prosciolti: ad ‘assolverli’, si è scoperto, fu Stefano Venturini, un magistrato che, nel tempo libero, fa il maestro di sci. Dove? Proprio sulla pista gestita dai tre imprenditori, alla scuola “Tre Nevi di Ovindoli”, come testimoniano anche le foto sul sito.

Dopo la tragedia, l’inchiesta della procura accertò la mancata adozione di misure di sicurezza adeguate per proteggere gli sciatori: Venturini chiese il parere di un perito, Enrico Mei, che affermò come la vittima avesse battuto la testa sulla pista ghiacciata e non sul cannone. Da qui il proscioglimento, ignorando sia «le leggi della cinetica», come scrisse il pm nel ricorso, sia la testimonianza di uno sciatore e di un’amica di Edoardo.

Il padre della vittima, Giuliano Sigismondi, ha presentato la scorsa estate un esposto al CSM contestando il fatto che Venturini non avrebbe dovuto occuparsi del procedimento. La Sezione disciplinare del Csm ha già fissato la camera di consiglio per la decisione, si apprende da Palazzo dei marescialli.

La data dovrebbe essere intorno alla metà di giugno.

«Non c'è stato nessun ritardo da parte della Prima Commissione» ribattono dal Csm, dove spiegano che tempo addietro era stata presentata una denuncia sui rinvii che avevano interessato il processo penale, ma senza nessun riferimento alla mancata astensione del giudice.

Il giudice Venturini, che all'epoca era presidente di sezione al tribunale di Avezzano, dall'anno scorso ha lasciato quella sede e lavora alla Corte di appello di Roma.



LA RABBIA DEI PARENTI

Su Facebook amici e parenti hanno creato la pagina ‘Verità per Dado’ dove vengono ripercorse le tappe drammatiche di questi ultimi 6 anni.

«Il  processo per omicidio colposo per la morte di Edoardo dei gestori dell’impianto sta rapidamente avviandosi verso la prescrizione, apparentemente senza che l’Appello venga celebrato» contestano i familiari facendo notare che il procedimento di primo grado, col rito abbreviato è durato 6 anni «tra ritardi, evidenti anomalie e travisamento dei fatti».

« Da oltre 5 anni il GIP ha ordinato che il palo sparaneve venisse smontato onde evitare ulteriori possibili incidenti, ed invece si trova ancora lì ben visibile tramite la WebCam del Comprensorio», denunciano ancora i familiari. «La nostra famiglia ha denunciato il perito per falsa perizia alla Procura di Avezzano oltre un anno fa senza ricevere risposta sull’esito delle indagini e dell’eventuale rinvio a giudizio. Da oltre 6 mesi il pm e noi quale parte civile, abbiamo richiesto il nuovo processo alla Corte di Appello dell’Aquila, senza che sia neppure stata ancora fissata la prima udienza».

E poi c’è quell’attesa per il procedimento al Csm e quell’interrogativo che aggiunge dolore al dolore: «è normale che un Giudice conduca un processo contro degli imputati proprietari del comprensorio dove egli esercita la sua attività extragiudiziaria di istruttore di sci? In un paese normale, certo che no! Con eufemismo, potremmo almeno definirlo la situazione inopportuna, ancorché in possibile conflitto d'interesse con lo status del magistrato, in quanto ne compromette sostanzialmente la terzietà, in termini di indipendenza e di imparzialità, risultando quindi pregiudizievoli per il servizio che dovrebbe rendere alla giustizia».