FENOMENI

34 milioni di debiti per la Korus di Filippo Piccone. E i figli gli lanciano un salvagente

Sparisce la spa, spariscono i debiti  e compare la nuova società

Redazione PdN

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34 milioni di debiti per la Korus di Filippo Piccone. E i figli gli lanciano un salvagente

 

ABRUZZO. Ad inizio maggio è fallita la società Korus, dell’ex deputato celanese di Forza Italia, Filippo Piccone, dimessosi, improvvisamente, dalla Camera a dicembre scorso, alla vigilia del voto.

E’ spuntata fuori, però, la Kompany srl dei suoi figli, Domenico ed Ermanno, che sembrano destinati a portare avanti le attività del padre.

Ma non solo: con l’uscita di scena della prima società e l’arrivo della seconda si è compiuta quasi una sorta di magia: spariti 34 milioni di euro di debiti (accumulati dalla prima), lavoratori assorbiti dalla nuova società e diritto di prelazione per il riacquisto dei vecchi capannoni

Tutta la vicenda è stata ricostruita da Angelo Venti sulle pagine di Site.it: il giornalista marsicano con documenti alla mano ha scoperto qualcosa di molto interessante che ruota intorno all’ex sindaco di Celano, ex deputato e grande imprenditore che ha lavorato anche dopo l’emergenza post sisma con soddisfazione.

Politicamente Piccone, adesso, è in stand by: ex sindaco della sua Celano fino al 2013, a tre mesi dalle elezioni del 4 marzo scorso, già senatore e poi rieletto alla Camera nell’ultima legislatura, ha deciso di lasciare il Parlamento, dopo aver collezionato l’86 per cento di assenze in aula.

Se dici Piccone, la stampa nazionale se lo ricorda per un memorabile intervento «da statista»  del 23 ottobre 2013, quando prese la parola alle 23.31 per comunicare alla presidente di turno Marina Sereni: «Sto andando a dormire perché mi sono stancato di sentire le vostre cazzate».

 

Eletto con il Popolo delle Libertà nel 2013 e poi passato tra gli alfaniani, abbandonati in polemica con la scelta di virare per il centrosinistra, ha lasciato “motivi personali”. In Aula, non li ha spiegati ma Montecitorio comunque ha detto sì al suo passo indietro con 188 voti a favore.

 

Parallelamente alle sue vicende politiche, anche quelle imprenditoriali hanno vissuto una fase di declino.

Qualcosa si è inceppato nella sua azienda, nata nel 1998 prima come srl e poi trasformata in spa, che ha accumulato 34 milioni di debiti.

Insomma una parabola discendente compiutasi in 20 anni di attività per la società che era diventata leader tra i produttori di infissi in alluminio, legno e pvc, realizzati nello stabilimento d’avanguardia di via Migliara 46 a Sabaudia (Latina).

Fiore all’occhiello della famiglia Piccone, ricostruisce Venti, «nei momenti d’oro è arrivata a contare 150 dipendenti e fatturati milionari, grazie anche agli affari della ricostruzione del post sisma aquilano» .

La Korus, infatti, ha partecipato alla ricostruzione de L’Aquila in Ati con altre aziende aggiudicandosi lavori per 921.194 euro per la fornitura e posa in opera di serramenti esterni in alluminio nelle scuole della Provincia dell’Aquila.

 

 

Poi la crisi: il fatturato passa dai 21 milioni del 2011 ai 9 milioni. Nel 2014 la Korus tenta un accordo di ristrutturazione dei debiti con gli istituti di credito che tuttavia non viene accettato. Ad inizio 2017  la Korus presenta una nuova Domanda di concordato preventivo che nel luglio dello stesso anno viene ammessa dal Tribunale fallimentare di Roma.

 

La Korus ha accumulato debiti per oltre 34 milioni di euro, oltre 9 milioni di debiti con le banche, 5,2 verso i fornitori, 17,7 debiti tributari e previdenziali.

 

LA SCIALUPPA

Mentre la nave affonda si vede una scialuppa messa in mare già nel 2015. Una scialuppa che si chiama  la Kompany srl, (con sede a Celano in via Carusi 32, poi trasferita a Roma in via Savoia 5): capitale 10mila euro, soci sono i figli di Filippi Piccone, Domenico (80% delle quote) ed Ermanno(20%).

 

Questa nuova società, ricostruisce ancora Venti, con 94 dipendenti, diventa progressivamente l’unico cliente della ormai decotta Korus.

La svolta arriva il 14 dicembre scorso, quando il tribunale di Roma autorizza la Korus a stipulare un contratto di affitto di azienda con la Kompany srl: durata di 12 mesi, canone mensile di 10mila euro oltre al deposito cauzionale di 30mila euro.

«E così lo stesso giorno – presso il notaio Altieri ad Avezzano – le parti si riuniscono in un insolito quadretto di famiglia», scrive Venti, «per sottoscrivere il contratto: da un lato la proprietaria e locatrice Korus spa di Filippo Piccone, dall’altra la Kompany srl …dei figli Domenico ed Ermanno. E il gioco è fatto».

Nodo centrale del contratto stipulato:  il passaggio dei dipendenti tra le due società e il Diritto di prelazione per l’acquisto dell’azienda.

La nuova società, infatti, si è impegna a riassumere tutti i dipendenti che firmano la lettera di rinuncia ai diritti retributivi, contributivi e contrattuali maturati nei confronti della Korus. Ma non solo: la Kompany srl si assicura il diritto di prelazione nel riacquisto dell’azienda che – nella  Relazione stilata per l’udienza dei creditori del 30 gennaio 2018 – viene stimata, tra capannone, avviamento e macchinari, in 2,7 milioni di euro.

«In sintesi la famiglia Piccone, con il fallimento», analizza Venti, « si libera di oltre 34 milioni di euro di debiti (compresi quelli maturati nei confronti dei dipendenti), inoltre potrà riacquistare l’azienda così ripulita per soli 2,7 milioni di euro. Un vero affare».

Nell’udienza del 3 maggio scorso il Tribunale fallimentare di Roma ha respinto la richiesta di concordato proposto dalla Korus  e l’adunanza dei creditori per l’esame delle passività è stato fissata per il prossimo 13 novembre.