LE ACCUSE

Parco del Lavino. «Bando per progettista concordato per favorire Gianluca Marcantonio»

Ecco i dettagli dell’inchiesta

Redazione PdN

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Antonio Di Marco

 

ABRUZZO. Un progetto preparato dal tecnico privato, formalmente non incaricato, che grazie a firme e timbri diventa un progetto pubblico. Una gara solo apparentemente trasparente e regolare per scegliere i migliori progettisti su piazza, in realtà solo una mera simulazione. Incontri ufficiosi a vari livelli per anticipare contenuti, tempi, strategie e contenuti del bando.

Insomma una realtà parallela dietro la storia ufficiale delle carte.

Ci sarebbe tutto questo dietro gli approfondimenti della Squadra Mobile di Pescara sullo stralcio piovuto da L’Aquila e affidato al pm Anna Rita Mantini e al procuratore capo Massimiliano Serpi che dopo due anni è arrivato ad un punto di svolta. La procura ha chiesto l’interdizione del pubblico ufficiale D’Incecco, rup della provincia di Pescara e per Gianluca Marcantonio, i tecnico che sarebbe stato favorito.

Il Gip mercoledì interrogherà preventivamente D’Incecco per poi decidere, mentre Marcantonio (che non è pubblico ufficiale) non sarà interrogato prima ma eventualmente solo dopo l’applicazione della misura interdittiva della sospensione temporanea della professione.

 

Si tratta di una piccola storia che si delinea un pò meglio nei contorni e che riguarda ancora una volta opere del Masterplan (un’altra inchiesta giace sui fondi e appalto del depuratore) dove ad emergere è un gioco di squadra che gli indagati a breve saranno chiamati a spiegare.

Secondo l'accusa, D'Alfonso, quale presidente della Regione e firmatario della convenzione per l'attuazione degli investimenti del Masterplan, e Ferrante, in qualita' di funzionario dipendente dell'Egato (ente di governo d'ambito della Regione Abruzzo), «preindividuavano in concreto i nominativi dei progettisti che sarebbero stati formalmente incaricati nell'ambito del procedimento amministrativo volto alla selezione degli incarichi tecnico professionali ed altresi' predeterminavano gli importi iniziali degli incarichi inerenti il primo lotto della progettazione iniziale, che solo simulatamente in futuro sarebbero stati affidati ai tecnici di cui sopra, per effetto dell'iter selettivo sopra indicato; in tal modo turbavano il libero e trasparente svolgersi della procedura amministrativa».

 

DI MARCO CONSAPEVOLE

La procura sostiene di avere le prove della piena consapevolezza di Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara, circa l’effettiva provenienza “privata” del progetto vistato e firmato come elaborato dell’ente pubblico.

Di Marco -sempre dal capo di imputazione- avrebbe «attestato falsamente, con dichiarazione fidefacente», nell'ambito della Convenzione per l'attuazione degli investimenti del Masterplan, sottoscritta il 10 novembre 2016 tra Regione Abruzzo e il soggetto attuatore Provincia di Pescara, «che lo studio di fattibilita' fosse il livello progettuale dell'intervento, evidenziando che tale studio progettuale fosse atto derivante dalla Provincia di Pescara, ovvero frutto delle competenze interne dell'ente e non gia' di altri soggetti privati».

 

Di Marco e Paolo D'Incecco, dirigente ai Lavori pubblici della Provincia, secondo l'accusa, avrebbero ricevuto lo studio in questione, denominato 'Progetto pilota per la riqualificazione e risanamento ambientale del Parco didattico del Lavino, progetto di fattibilita' tecnica ed economica', dall'architetto Gianluca Marcantonio.

Uno studio - si legge nel capo di imputazione - «che aveva un valore economico pari ad almeno 17.268 euro, che solo apparentemente risultava elaborato dagli organi tecnici della Provincia di Pescara» e che secondo la Procura sarebbe stato «posto alla base della dichiarazione fidafacente resa dal presidente della Provincia, che lo identificava come livello progettuale dell'intervento, a titolo di contropartita per la successiva emanazione di atto contrario ai doveri di ufficio» da parte del dirigente D'Incecco, ovvero la «preconcertata individuazione dei tecnici professionisti coinvolti nella concreta elaborazione dell'opera progettuale, strumentale all'esecuzione dell'appalto dei lavori», le cui attivita' di progettazione, «afferenti i detti lavori, ammontavano ad almeno 100 mila euro».

 

 

Questo sarebbe avvenuto mediante mezzi fraudolenti, ossia gli indagati avrebbero «preconcertato i liberi professionisti ai quali affidare gli incarichi tecnici che solo simulatamente sarebbero stato opzionati mediante metodo concorrenziale, ovvero in virtu' di selezione trasparente e meritocratica dalla Provincia di Pescara; predeterminato in sede di specifiche riunioni extra istituzionali e calendarizzato in contesti meramente officiosi, la scansione e suddivisione delle attivita' progettuali oggetto di futuro affidamento tecnico professionale; convenuto il contenuto sostanziale dell'emanando bando di selezione dei detto servizi, concertando preordinatamente tra loro e nella specie tra il rup del procedimento (Paolo D'Incecco) e i progettisti Marcantonio, Di Paolo, Di Pietrantonio, nonche' i tecnici Ciccone e Zaccagnini, le modalita' e le tempistiche relative alla spartizione degli affidamenti tecnici-progettuali (di valore non inferiore a 100 mila euro) e di supporto al rup, le indagini geologiche da compiere e le modalita' esecutive prodromiche all'acquisizione in capo alla stazione appaltante delle aree da includere nel cosiddetto Parco del Lavino, cio' al fine di avviare le procedure concernenti le attivita' previste nel cronoprogramma dei lavori».

 

Sempre secondo l'accusa, D'Incecco, Marcantonio, Di Paolo e Di Pietrantonio avrebbero  turbato il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto dell'iter selettivo volto alla scelta dei liberi professionisti da incaricare nell'ambito della procedura relativa alla fase progettuale preliminare ed esecutiva del 'Parco didattico del fiume Lavino'.