CEMENTO LEGALE

PescaraPorto, alla Regione la patata bollente dell’avvocato di D’Alfonso

Tar: permesso da annullare e strutture costruite da demolire

Redazione PdN

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PescaraPorto, alla Regione la patata bollente dell’avvocato di D’Alfonso

 

 

PESCARA. Il primo atto dell’allora neo eletto presidente della Regione Abruzzo D’Alfonso (2014) fu la demolizione dell’ex Cofa, a pochi passi dal ‘suo’ ponte del mare.

Adesso, a pochi giorni dalla nuova formazione del governo M5S -Lega, D’Alfonso, sulla via senatoriale, potrebbe arrivare a chiudere la sua pagina in Regione con un’altra demolizione: quella del progetto di Pescara Porto, dell’imprenditore Mammarella e della famiglia del suo avvocato di fiducia, Giuliano Milia, che da sempre lo difende gratis.

Già perchè a questo punto, come stabilito cinque mesi fa dal Tar, la Regione Abruzzo deve annullare il titolo edilizio e buttare giù quello che è già stato costruito.

Secondo i giudici amministrativi, infatti «il progetto, di notevolissime dimensioni si pone in netto contrasto con le linee di riqualificazione di quelle aree già tracciate dall’Ente pianificatore».

Un giudizio, quello, arrivato dopo il no del Consiglio comunale che si era opposto alla richiesta di variante al precedente permesso di costruire uffici e negozi.

L’idea era quella di costruire abitazioni vista mare.

A questo punto il Tribunale ha reintestato alla Regione la competenza a decidere per l’intervento edilizio della società sulle aree del lungomare Cristoforo Colombo prospicienti l’arenile, ordinando l’annullamento della licenza edilizia rilasciata dal Comune, la demolizione di quanto costruito dalla società sino a oggi e, infine, la restituzione di aree assolutamente strategiche in favore del Comune che dovrà poi decidere il loro assetto.

Le strutture tecniche del Comune di Pescara, ovviamente, non se lo sono fatto ripetere due volte e, ricevuta la decisione del Tar, hanno impacchettato tutto il faldone e l’hanno subito spedito in Regione ‘per quanto di competenza’, sollecitando anche il rispetto del pronunciamento del Tar.

Purtroppo tutta la vicenda può ruotare solo intorno al ricorso al tar e agli atti amministrativi mentre rimangono segreti gli atti di indagine avviata da un paio di anni che staziona in procura e che non ha prodotto alcun tipo di risultato ma che potrebbe aver individuato ulteriori nodi non secondari, magari giudicati non di rilevanza penale ma di grosso interesse pubblico.

Per ora predomina il mistero.

Dunque che succede a questo punto?

La Regione, tramite i tecnici, è ovvio che abbia poco margine di manovra, mentre per il presidente-senatore Luciano D’Alfonso c’è l’imbarazzo di dover decretare, come rappresentante dell’Ente che agirà, la morte del progetto del suo legale di fiducia, che tra le altre cose, proprio nei giorni scorsi lo ha portato ad una assoluzione da manuale.

In molte occasioni pubbliche è stato lo stesso ex sindaco di Pescara a raccontare che il suo avvocato lo difende gratis aggiungendo di essere uscito indenne per 53 volte da inchieste a suo carico (anche con qualche prescrizione ed oggi le assoluzioni sono acnhe aumentate).

Siccome è quasi sempre stato difeso da Giuliano Milia si capisce che l’impegno del legale non è marginale.

D’Alfonso, più volte, si è anche preso i meriti di aver avuto una parte attiva per lo sblocco di quella porzione di città che negli anni si è completamente trasformata e di sicuro alcune operazioni politiche hanno pure rinsaldato i rapporti tra fazioni apparentemente distanti.

Come dimenticare l’emendamento dell’area di Federica Chiavaroli (allora nel centrodestra, oggi nel centrosinistra) che ha dato una forte mano all’iniziativa imprenditoriale?

E quello fu solo l’ennesimo colpo di scena di una vicenda che parte da lontano e che ormai da anni tiene sotto scacco una zona strategica e turistica, ‘impacchettata’ da cartelloni colorati.

Esattamente un anno fa, ad esempio, all’improvviso, la dirigente dell’Avvocatura, Paola Di Marco, che aveva seguito l’iter procedurale del fascicolo sin dall’inizio, decise di lasciare il ‘caso’ e di scaricare sulle spalle di un altro avvocato interno la difesa del Comune nel ricorso in atto intentato dalla società privata.

Solo qualche mese prima la Procura della Repubblica aveva iscritto nel registro degli indagati il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, l'avvocato Giuliano Milia, il dirigente del comune di Pescara, Guido Dezio, ex braccio destro di D'Alfonso, l'ex consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini, ex segretario particolare del presidente , e Vittorio Di Biase, dirigente del servizio Genio civile della Regione.

L'ipotesi di reato sarebbe quella di abuso d'ufficio e falso.

Gli investigatori si sono concentrati sul repentino cambio di posizione del genio civile. Infatti ruota attorno al rischio idrogeologico e all'esondazione del fiume Pescara, una ipotesi contenuta nel piano stralcio alluvioni intervenuto fra l’altro in seguito alla presentazione del progetto e al permesso di costruire.

 

IL CERINO ED IL CONFLITTO DI INTERESSI

A questo punto la Regione si è ritrovata con il cerino in mano e con l’obbligo, oggi, di assumere una decisione storica, oltre che fondamentale per l’intero territorio.

Ed è a questo punto, però, che si confondono voci, notizie e ‘dicerie’ su quanto accaduto in seguito al ricevimento del gentile omaggio partito dagli uffici del Comune e arrivato in Regione.

Il passaggio della patata bollente che adesso dovrà essere risolta.

 

Forza Italia, intanto chiede al sindaco Alessandrini di chiarire: «lui ha un obbligo di trasparenza evidente nei confronti della città. Attraverso un’interrogazione formale e ufficiale chiederemo al sindaco – ha spiegato il Capogruppo Antonelli – quale sia stata la reazione degli uffici regionali a fronte del faldone ricevuto, ossia se ci sia stato un qualunque contatto telefonico tra autorevoli rappresentanti della Regione e i dirigenti comunali, o se addirittura qualche esponente regionale si sia preso il disturbo di chiedere chiarimenti recandosi personalmente nei nostri uffici di piazza Italia. Al sindaco Alessandrini chiediamo di sapere se gli sia giunta voce circa la forte doglianza o critica che sarebbe stata espressa dalla Regione per non essere stata preventivamente allertata circa l’invio del fascicolo su ‘PescaraPorto’ o per non aver condiviso il livello di procedura, ma di aver messo la Regione dinanzi al fatto compiuto, lasciata sola ad assumere la decisione definitiva. Un atteggiamento, se confermato, che attesterebbe, una volta di più, il palese ‘disinteresse’, in realtà l’eccessivo interesse, della Regione nei confronti di una vicenda che, a oggi, paradossalmente, vede la prevalenza dell’interesse pubblico e, nella fattispecie, dell’Ente Comune che, sulla base di quanto stabilito dal Tar, acquisirà le aree del lungomare sud, adiacenti l’ex Cofa, e deciderà, nell’interesse della città, quale possa essere il loro miglior utilizzo»

 

LE TAPPE: GLI ULTIMI 6 ANNI

Nel 2012, il dirigente comunale D’Aurelio, senza averne competenza, rilasciò, scavalcando il Consiglio Comunale, un permesso di costruire in deroga per un decreto sviluppo che, al posto di un parco pubblico, permetteva di costruire 3 palazzi da 7 piani.

Un permesso di costruire rilasciato su un’interpretazione “estesa” del Decreto di Monti e della legge regionale approvata sempre dal centrodestra.

L’amministrazione di centrodestra, guidata dall’allora sindaco Albore Mascia, decise di sostenere quel permesso illegittimo, insieme alla Pescaraporto, nel ricorso al Tar dell’hotel Regent.

Il Tar diede torto a Comune e Pescaraporto annullando il parere illegittimo.

Il 23 dicembre 2014  viene inserito nella legge di stabilità approvata dal Parlamento, all’art. 1, un comma di sole due righe: il comma 271, che sembra scritto su misura per consentire ai privati di ottenere il via libera alla costruzione di cemento sul lungomare. Il comma venne inserito da un parlamentare vicino alla senatrice Federica Chiavaroli ma c’è anche chi parla di un ‘gioco di squadra’.

In Parlamento si approva poi un’interpretazione autentica della norma che ha addirittura effetto retroattivo: quel comma non solo ha legiferato sul futuro ma è di fatto intervenuto a salvare anche il permesso già rilasciato.

La legge si è adattata a Pescaraporto e gli incentivi del Decreto Sviluppo prevalgono sui piani regolatori.

A novembre del 2015 dopo l’intervento del Parlamento, Pescaraporto vince al Consiglio di Stato, anche grazie alla Giunta Alessandrini, che si è nel frattempo costituita per sostenere il progetto edilizio.

Permesso di costruire che diventa ora legittimo grazie alla provvidenziale norma e via al cantiere.

Gli hotel in riva al mare diventano uffici e nel frattempo D’Alfonso ha fatto abbattere l’ex Cofa.

Nel 2016 si preme sull’acceleratore e partono diffide, silenzi assensi, pareri illustri di esperti romani discussi (quella del professor Police) e con qualche errore di troppo e nuovo ricorso al Tar.

Nel 2017 si tenta di non far discutere la delibera in Consiglio ed il sindaco impone di attendere la decisione del Tar che alla fine arriva e dà nuovamente torto a chi sosteneva che si potesse approvare tutto senza passare dal Consiglio comunale.