TRAGEDIA FAMILIARE

Filippone, da poco promosso era stimato nell’azienda in cui lavorava

Ora la parola passa alla procura di Chieti che sta cercando di ricostruire le ultime ore di follia

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

33355

Filippone, da poco promosso era stimato nell’azienda in cui lavorava

 

 

CHIETI. Fausto Filippone rimarrà per sempre l’uomo che ha gettato la figlia dal viadotto e che è rimasto appeso alla rete di protezione esterna per oltre sette ore, tenendo sotto scacco le forze dell’ordine.

La storia, però, si scriverà anche nelle prossime ore quando si riuscirà a ricostruire la dinamica della tragica morte della moglie, Maria Angrilli, volata dal balcone del secondo  piano di una palazzina a Chieti.

Si tratta di omicidio o suicidio, magari durante una lite familiare?

 Si cerca di tracciare anche un profilo dell’uomo che, intorno alle 13, è stato avvistato mentre parcheggiava l’auto sulla A14, al chilometro 390, sul viadotto tra Francavilla e Torrevecchia Teatina.

 Era rimasto profondamente segnato dalla morte della madre, avvenuta qualche mese fa, dicono alcuni amici.

La moglie, Marina Angrilli, è volata domenica  da una finestra di un palazzo di Chieti Scalo, dove la coppia, che viveva a Pescara, era andata per un sopralluogo in un appartamento di proprieta', con l'intenzione di affittarlo agli studenti.

La donna, soccorsa da alcuni condomini, e' morta dopo poche ore all'ospedale di Chieti.

Nel frattempo Filippone e' tornato a Pescara, ha prelevato la figlia Ludovica di 10 anni.

Dopo averle promesso una sorpresa, l'uomo ha imboccato la A14 in direzione di Bari.

Verso le 13 si e' fermato sul viadotto Alento e ha scaraventato giu' la bambina, morta dopo un volo di 30 metri.

Sul posto, allertati da automobilisti in transito, sono arrivati i soccorsi, la polizia e i carabinieri. 

Sposati dal 2006 - lui reduce da un precedente matrimonio - Fausto e Marina sono descritti da chi li ha conosciuti come persone serie e riservate. 

Filippone lavorava alla Brioni spa di Penne,  era un dirigente stimato e la sua carriera era in salita avendo ricevuto da poco anche una promozione.

La stessa ditta lo conferma e si stringe attonita nel dolore.

«Da anni impiegato nell'azienda», dicono dalla Brioni, «Filippone è stato protagonista di un percorso di crescita professionale continuo, conquistando la stima e l'affetto di dirigenti e collaboratori. Il suo lavoro, svolto sempre con grande professionalità, ne aveva determinato recenti positivi sviluppi di carriera. Di fronte a tale tragedia, l'azienda e i suoi dipendenti si chiudono in un rispettoso silenzio».

 

La tragedia, però, è ancora tutta da comprendere nelle motivazioni scatenanti ma sarà impossibile da condividere se non con un vero e proprio momento di follia che forse ha appannato la mente dell’uomo, fino alla fine.

Drammatici gli ultimi secondi di vita, dopo sette ore passate sotto pressione, tra momenti di tranquillità e di ira, di disperazione e di sprazzi di lucidità in cui ha chiesto scusa a tutti ma è rimasto fermo e irremovibile, nonostante i tentativi dei negoziatori dei carabinieri.

E prima di lanciarsi, i vigili del fuoco hanno tentato di gonfiare un materasso per cercare di salvare la vita a Filippone. Lui ha prima urlato di non farlo e, nel giro di una manciata di secondi, prima si è voltato ancora una volta a guardare giù cosa succedeva e poi ha spiccato un salto nel vuoto. Non si è limitato a lasciarsi cadere ma sembra proprio essersi lanciato a dimostrazione che fino all’ultimo ha deciso cosa fare, senza mai  arrendersi.

Poi un tonfo sordo.

Durante le sette ore drammatiche sono iniziate subito a circolare le prime informazioni, relative in particolare alla ragazzina. In un primo momento non si è capito se fosse viva o morta, perché l'uomo ha impedito ai soccorritori di avvicinarsi. Poi la corsa verso la zona in cui si stava consumando la tragedia. Un'area di campagna, al di sotto dell'autostrada, piuttosto impervia.

Chiusa dalle forze dell'ordine la strada principale che passa sotto al viadotto, il punto in questione era raggiungibile attraverso sterrati pieni di fango, che perfino un suv ha difficoltà ad affrontare.

Dal fondo della vallata era possibile vedere l'uomo appeso al viadotto, a circa 40 metri di altezza: con le mani afferrava una rete mentre i piedi sono rimasti poggiati, quasi sulle punte, sul bordo della struttura.

Un'immagine che è rimasta invariata per tutta la giornata, fino al tragico epilogo.

Solo dei gesti, da parte del 49enne, e poche parole.

Mai frasi compiute, nonostante di fronte avesse un mediatore abituato a gestire situazioni di questo tipo.

 Mentre l'uomo continuava a minacciare di buttarsi, a metà pomeriggio è arrivata la notizia di una donna morta dopo un volo dal quarto piano di un palazzo di Chieti. 

Sono scattate subito le dovute verifiche e si è scoperto che la donna, 52 anni, era la moglie di Filippone. E alla fine, quando l'uomo ha fatto un volo di 40 metri è arrivata la conferma del decesso, l'area improvvisamente si è svuotata.

La storia però non è ancora stata raccontata tutta: ora tocca agli investigatori spiegare questa lucida ostinata follia.