MISTERO IRRISOLTO

Delitto Neri, l’amica: «so chi lo ha ammazzato. C’era anche al funerale»

La rivelazione fatta, a telecamere spente, ad un giornalista della Vita in Diretta

Redazione PdN

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Delitto Neri, l’amica: «so chi lo ha ammazzato. C’era anche al funerale»

PESCARA. «Conosco il nome di chi ha ammazzato Alessandro. Il giorno dei funerali era anche in chiesa».   

Un’amica di Alessandro Neri ha raccontato al giornalista Max Franceschelli della ‘Vita in Diretta’ di sapere chi ha ammazzato il giovane, scomparso il 5 marzo e ritrovato morto tre giorni dopo sul greto del torrente Vallelunga.

Il nome non è stato riferito al giornalista ma pare che la donna lo abbia già rivelato alle forze dell’ordine che stanno indagando senza sosta da oltre 70 giorni.


«Alessandro è stato ammazzato per sbaglio», ha raccontato la donna quando si è fatta riprendere di spalle.  

«E’ stato ammazzato per sbaglio perchè era troppo buono, lui ha aiutato pure una una ragazza che aveva da poco partorito, le portava pannolini, la spesa...  Lui per gli amici era tutto. Era troppo buono: non beveva, non si drogava, è salito su quella macchina perchè c’era un amico con cui ha mangiato insieme».

La donna «molto vicina ad Alessandro», come è stato riferito dalla Vita in Diretta, «faceva un lavoro lecito, la Finanza lo sapevo, lui acquistava all’asta e rivendeva legalmente. Lo faceva per aiutare la mamma estromessa dalla ditta. Lui faceva di tutto ma sempre legalmente, niente di illegale».

E che Alessandro ormai da tempo sostenesse economicamente la famiglia lo ha confermato anche mamma Laura Lamaletto che in una recente intervista a Il Centro ha raccontato che il figlio le passava circa 900 euro al mese. Da dove venivano quei soldi?



«SO CHI L’HA UCCISO»

L’amica di Alessandro, a telecamere spente, ha poi rivelato all’inviato di Rai 1 di conoscere il nome del killer e di averlo visto anche il giorno del funerale.

Dunque, se così fosse, quel giorno, quando la chiesa era stracolma per l’ultimo saluto ad Alessandro, c’era anche lui, la persona che ha premuto il grilletto.

Una sensazione che ha sempre avuto, e mai nascosto, anche la mamma di Neri che dall’altare lanciò un appello disperato all’assassino di confessare.

«L’amica non mi ha detto il nome del killer», ha poi raccontato l’inviato Franceschelli che ha deciso di rivelare le dichiarazioni che la donna non ha voluto raccontare davanti al microfono. «Non ha fornito altri dettagli ma mi ha detto che è una persona che ha problemi con la legge. Adesso gli inquirenti stanno cercando prove per individuare le responsabilità».

Un certo sconcerto si è registrato nello studio televisivo a queste affermazioni anche perchè la donna, che si è fatta riprendere di spalle, non era del tutto irriconoscibile.

«Questa donna si è esposta in maniera incredibile», hanno detto gli ospiti in studio. «E’ chiaro se lei conosce l’assassino anche l’assassino la conosce e di spalle l’ha certamente riconosciuta».     


IL PACCHETTO

La mamma di Alessandro ha poi raccontato che il 5 marzo, quando lei tornò a casa con la spesa, Alessandro salì in camera sua a prendere «un pacchetto» poi sistemato nella Fiat 500 «facendo finta di niente». Questo sarebbe avvenuto pochi minuti prima che il ragazzo uscisse di casa per l’ultima volta.  

Secondo gli inquirenti quel pacchetti serviva per uno scambio di affari. Erano soldi?

Di sicuro nella macchina ritrovata in via Mazzini non c’era nulla.

Dunque che fine ha fatto quel pacchetto? Era l’oggetto del contendere che poi ha portato all’esecuzione del giovane?

Era qualcosa da consegnare a qualcuno o qualcosa che gli è stato sottratto con la violenza?

Per i carabinieri, comunque, sarebbe stato proprio Alessandro a portare la macchina in centro: è questa l’ipotesi investigativa più accreditata sebbene non ci siano le immagini delle telecamere di lui che parcheggia davanti alla pizzeria.




LA OPEL MERIVA  

Dopo aver parcheggiato Alessandro sarebbe salito su una Opel Meriva Nera, quella bruciata la sera del 6 marzo nella zona dei Colli e ritrovata dai carabinieri ‘compattata’ e pronta per essere rottamata. Su quella vettura già diverse settimane fa si era focalizzata l’attenzione degli inquirenti.  

L’auto sarebbe stata data in prestito dal figlio del proprietario ad un amico, noto alle forze dell’ordine. E’ lì dentro che Alessandro è stato ammazzato? E’ stato lì dentro che forse, «per sbaglio», come dice l’amica della vittima, qualcuno ha premuto il grilletto?

Il primo colpo che ha ferito Alessandro al fianco è forse partito inavvertitamente? Si è poi deciso, tragicamente, di finirlo con un colpo alla testa perchè ormai era ferito?


Qualche risposta potrebbe arrivare dai rottami dell’auto: gli investigatori, infatti, sono riusciti ad isolare alcune tracce  che saranno adesso confrontate con 30 campioni di dna prelevati nelle scorse settimane a persone della cerchia di amici e conoscenti di Alessandro. 

Così come continuano gli accertamenti su alcuni reperti trovati sul luogo dove è stato recuperato il corpo di Alessandro.

Si tratta del mazzo di chiavi della macchina di Neri, un accendino colorato ed un guanto in lattice, bianco.

Proprio dentro al guanto è stato isolato un dna che non è di Alessandro nè dei soccorritori.

Non si sa quanto questi oggetti (chiavi escluse) possano essere realmente  utili alle indagini anche perchè nella zona ci sono rifiuti di ogni genere, da detriti di lavorazione a scarpe vecchie ma è ovvio che tutto deve essere analizzato.


a.l.