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Pilkington, è allarme esuberi. Senza ammortizzatori nuovo spettro licenziamenti

L’allarme del sindaco Magnacca che chiama a raccolta tutti

Redazione PdN

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Pilkington

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SAN SALVO. Finiti gli aiuti pubblici anche la multinazionale va in crisi. Scattano gli allarmi rossi che agitano dipendenti, istituzioni pubbliche ed è mobilitazione generale mentre la proprietà per ora rimane in silenzio a guardare...

Dagli incontri tra l'azienda e le organizzazioni sindacali di categoria giungono notizie sempre più drammatiche sulle sorti della Pilkington spa di San Salvo che quest'estate si appresta a terminare l'accesso alle opportunità sinora garantire dall'utilizzo dell'ammortizzatore sociale della solidarietà.

E a questo punto pare che sia difficile anche riequilibrare i normali costi così che a pagarne le spese sono i lavoratori (questo almeno viene raccontato).

Una possibilità, quella degli ammortizzatori, arrivata  nel 2012, quando dopo settimane difficili per tutto il territorio, si firmò l'accordo per riassorbire oltre 600 esuberi e consentire di tutelare i livelli occupazionali.


E’ allarmata il sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca per le possibili ricadute in termini occupazionali e per le conseguenze sociali che potrebbero derivare con la drastica riduzione di personale.

Magnacca per il 21 maggio ha chiamato a raccolta politici, parlamentari e sindacati. La Cisl parla di 800 esuberi ma non si capisce bene da dove saltino fuori questi numeri.

Anche perchè la Pilkington conta 1800 dipendenti, la produzione non può evidentemente reggere su tre turni senza 1/3 della forza lavoro.

La situazione complessiva è resa ancor più nera in quanto non si conoscono le prospettive future sul fronte degli investimenti e circa l'attivazione di nuove linee di produzione nello stabilimento di San Salvo con le lavorazioni che sono state trasferite in altri impianti del gruppo vetrario giapponese.

Di sicuro meno di due anni fa una nuova linea produttiva è partita e i due forni più grandi hanno una vita di almeno altri 15 anni e il territorio comincia ad interrogarsi su cosa avverrà se l’azienda dovesse veramente cominciare a ‘sgonfiarsi’. Proprio lì dove tutto gravita intorno a Pilkington.

Dal confronto tra Rsu, segretari sindacali provinciali e azienda, è arrivata la conferma che il colosso dell’industria del vetro è in affanno.

Unica notizia positiva è che, grazie ad una serie di trasferimenti da Pilkington alle fabbriche satellite Primo e Bravo, gli esuberi sono scesi dai 220 iniziali a 140.

Pilkington ha, però, confermato sarà avviata la procedura di licenziamento collettivo che verrà comunicata prima del prossimo 25 settembre e si rischia che fra due anni gli esuberi siano 600.

I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto alla dirigenza dell’azienda progetti scritti per riportare ordinativi e impianti a 4 turni, nuovi prodotti di qualità. ottimizzazione delle lavorazioni e incrementare le produzioni.

E’ un film già visto ed in Italia una trama fin troppo inflazionate: l’impressione è che persino le multinazionali non riescano a fare “impresa” senza aiutini pubblici a vario titolo erogati e che spesso valgono il tempo di una stagione. Finiti gli effetti benefici ritorna la crisi, la minaccia dei licenziamenti e la pressione per avere ancora altri aiuti pubblici.

Forse qualcosa di più e meglio potrebbe essere fatto per far prosperare una vera impresa.