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Pescara. Discarica abusiva vicino al depuratore da bonificare a nostre spese

Scoperta recente: nuova grana giudiziaria e tanta nebbia da dissipare

Redazione PdN

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Pescara. Discarica abusiva vicino al depuratore da bonificare a nostre spese

Un momento degli scavi

PESCARA. Che ci fa una discarica abusiva nell’area del depuratore? Si sospetta che si tratti anche di fanghi, chissà se fanghi proprio del depuratore: sta di fatto che nessuno se ne era mai accorto e nessuno, ad ora, sa da quanto tempo sono stati sotterrati e da chi.

Certo che appena si parla di depuratore di via Raiale a Pescara scattano misteri e brutte storie da qualunque parte la si voglia vedere (dal mitico Fangodotto e le inchieste giudiziarie di 20 anni fa, alle recenti scoperte di inquinamento ambientale -proprio del depuratore- e alla gestione trentennale della ditta Di Vincenzo…).

Ieri i carabinieri forestali coordinati da Annamaria Angelozzi su ordine del capo del neonato pool ambientale creato dal procuratore Massimiliano Serpi e guidato dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, hanno effettuato scavi e carotaggi in coordinamento con l’Arta per capire cosa davvero vi sia sotto quel terreno, sotto l’asse attrezzato, nell’area del depuratore e vicino alla pista di atterraggio dell’aeroporto.

Una inchiesta è stata aperta già da alcune settimane, anche per casi fortuiti.

Ne dà notizia oggi anche il Messaggero che spiega come l’Ati che si è aggiudicata la gara internazionale -per lavori da 8,5 mln di euro per il “parco depurativo”  ed il potenziamento dell’impianto- abbia inviato una missiva all’Arta chiedendo l’autorizzazione ad effettuare scavi nella zona dove insisteva una “discarica”.

Alla parola “discarica” più di qualcuno all’Arta è sobbalzato perchè non si aveva conoscenza nè tracciamento di una discarica in quel luogo.

Così è scattata la segnalazione in procura per cercare di capire.

Intanto sarà interessante scoprire come abbiano fatto le ditte vincitrici (Angelo de Cesaris, Almacis e Entei) a sapere che lì ci fosse proprio una discarica di fanghi poichè ad occhio nudo non si vede.  

E forse la risposta è tanto semplice quanto stupefacente...

L’Arta che ha partecipato agli scavi di ieri (che probabilmente continueranno anche nei prossimi giorni) dovrà caratterizzare il terreno e dunque specificare nel dettaglio tutte le sostanze contenute.

Sarà poi compito dei carabinieri forestali capire chi abbia creato materialmente la discarica, un fatto che di per sè perseguibile ma che potrebbe nascondere ulteriori reati.


Sembrerebbe che si tratti di un interramento di oltre 10 anni fa, forse anche di più.

C’è dunque un’altra discarica da bonificare ed un nuovo mistero nato proprio sotto il naso del depuratore comunale e gestito dall’Aca.

Un intralcio piombato su quei soldi fatti piovere con il Masterplan che ora non potranno essere spesi così velocemente come si credeva.

Almeno non prima di aver risolto questa nuova grana che potrebbe nascondere altri filoni oscuri e forse qualche responsabilità dei soliti controllori distratti.

 

IL CAVALLO DI TROIA NEL BANDO

Ma c’è un mistero nel mistero che sembra ingarbugliare tutta la vicenda.

Nel famoso bando per il parco depurativo finanziato con il Masterplan per 8,5mln di euro, tra i vari interventi da eseguire, ce n’è uno denominato «opere di riqualificazione ambientale»  per un valore di 1.400.000.

Si tratta praticamente di una bonifica a tutti gli effetti.

Che si tratti proprio della discarica misteriosa scoperta per caso dalla Procura?

Chissà.

Certo che è strano che tra le carte del bando pubblicate non vi sia cenno specifico alla «riqualificazione ambientale».

Di certo una bonifica è stata inserita nel bando pubblico, cioè finanziato con soldi pubblici.

Come dire che chi inquina non paga perchè tanto paghiamo noi.

Ma allora la domanda è: l’Aca sapeva oppure no della discarica?

A quanto pare sembra proprio di sì e le carte lo confermano.

Nel progetto, infatti, quando si parla di area da riqualificare si specificano  anche i codici Cer che denominano il tipo di rifiuto, tanto che alcuni partecipanti alla gara hanno chiesto che cosa sarebbe successo se si fossero scoperti rifiuti diversi da quelli inseriti nel progetto.

Naturalmente l’Aca ha rassicurato tutti spiegando che nel caso i rifiuti fossero stati diversi e la bonifica fosse stata più onerosa si sarebbe provveduto alla classica variante in corso d’opera…

Insomma altri soldi per bonificare una discarica creata chissà da chi all’interno dell’area del depuratore…

 

Ma se la discarica era nota perchè l’Aca non ha avviato la procedura prevista dalla legge (denuncia, individuazione del responsabile e spese a suo carico)?

Domande che si spera la magistratura possa chiarire in tempi brevi anche perchè altre indagini sono in corso con al centro l’immancabile Aca.

C’è l’inchiesta proprio sull’appalto aggiudicato all’Ati De Cesaris-Almacis-Entei e un’altra sull’inquinamento provocato dal depuratore per scarichi diretti di fogna in mare perchè sprovvisto di vasche di decantazione.

E per ironia della sorte le vasche che dovevano essere costruite oltre 10 anni fa dalla ditta Di Vincenzo e inserite nel progetto di finanza del 2006 dovevano essere costruite proprio sopra la discarica abusiva e “sconosciuta”.