LA SENTENZA

Rifiuti, Ecolan vince ricorso: «giusto affidamento senza gara»

Consiglio di Stato ribalta sentenza del tar

Redazione PdN

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ABRUZZO. Il Consiglio di Stato il 30 aprile scorso ha ribaltato il giudizio di primo grado del Tar e considerato del tutto legittimo l’affidamento in house da parte del comune di Atessa, del servizio di igiene pubblica per la durata di 10 anni alla Ecolan, società partecipata da 53 comuni della Provincia di Chieti.

La Ecolan è stata difesa dall’avvocato Claudio Di Tonno del foro di Chieti e dalla sentenza emergono spunti d’interesse nazionale nella materia degli affidamenti in house, specialmente per quanto riguarda le società partecipati da più amministrazioni.

Il contenzioso è nato nel 2016 quando la società privata Autotrasporti e pulizie industriali di Pretoro Silvio srl si era rivolta al Tar impugnando l’affidamento.

Secondo la società, infatti, erano state violate le normative europee sulla libera concorrenza, in quanto sarebbe stata necessario un bando di gara.

Il Tar ha dato ragione al ricorrente, ritenendo che nello statuto della Ecolan non c’erano clausole sufficienti a garantire il controllo stringente del suo operato da parte delle amministrazioni pubbliche. Dunque l’affidamento non poteva ricadere nella tipologia dell’in house, ma era necessaria una gara.

Il Consiglio di Stato, invece, ha ribaltato l’esito del Tar e di tutte le precedenti pronunce sulla legittimità degli affidamenti disposti alla Ecolan: «è stata riconosciuta la natura di società in house», spiega l’avvocato Claudio Di Tonno che ha difeso la Ecolan. «La sentenza riguarda il solo comune di Atessa in quanto gli altri comuni avevano già provveduto, nelle more, a disporre nuovi affidamenti in forza di un nuovo statuto societario (questi ultimi recentemente validati dal TAR)»  .

Secondo il Consiglio di Stato il requisito del controllo da parte del Comune di Atessa su Ecolan, non è «incentrato sull'entità della partecipazione al capitale sociale» ma quello che conta è piuttosto il «controllo analogo».

Inoltre sempre secondo il Consiglio di Stato, che contraddice il Tar, «la partecipazione dalla società di amministrazioni comunali che non hanno affidato alla stessa il servizio di igiene urbana non costituisce circostanza in grado di escludere l'affidamento in house da parte di altri comuni soci».

Nell’appello della società sono state richiamate, in modo convincente per il Consiglio di Stato, anche le regole comunitarie sugli appalti pubblici contenute nella Direttiva 24 del 2014, e quelle del vigente Codice dei contratti pubblici.