NEL PIATTO

Mense scolastiche Pescara, spunta anche il processo per l’appalto in corso

Riservatezza massima, commissione consiliare secretata, carte sbianchettate

Redazione PdN

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Nas in casa di cura di Città Sant’Angelo e nelle mense di Ortona

 

PESCARA. Due appalti per la mensa (uno vecchio e uno nuovo), due  aziende nel mirino della magistratura e due processi, uno già partito, l’altro alle battute iniziali.

 

Già, perchè in pochissimi sanno che si è aperto un nuovo filone giudiziario sull’appalto delle mense scolastiche di Pescara.

Ad oggi il risultato è che l’Ati che sta gestendo attualmente la ristorazione nelle scuole cittadine si ritrova doppiamente coinvolta, in due inchieste diverse.

La Cir Food è a processo per il vecchio appalto mentre la Bioristora per l’appalto in corso.

L’ultimo appalto da 17 milioni di euro è stato passato al setaccio facendo emergere  alcune difformità rispetto al capitolato d’appalto.

Difformità individuate dalla Guardia di Finanza e che hanno già comportato delle sanzioni amministrative di cui pure non si è saputo nulla.

Dopo i controlli sarebbero emerse almeno due inadempienze forse anche non così eclatanti.

La prima sul  tonno utilizzato, non era della comunità europea, così come prescritto.  La seconda sul sugo.

Piccolezze, si dirà, che in totale hanno portato ad una multa di 2.500 euro e una richiesta di rinvio a giudizio emesso dalla Procura di Pescara.

Nelle scorse settimane la giunta Alessandrini ha pure deliberato ufficialmente la volontà di costituirsi parte civile, con una delibera che, nella sua pubblicazione on line, è stata debitamente cancellata nella parte saliente, ovvero il nome della società e del suo amministratore sui quali sono ricadute le accuse della magistratura.

Motivi di privacy che sarebbero pure validi se non interessasse però un appalto pubblico e il mangiare che ogni giorno finisce nei piatti dei piccoli studenti pescaresi.

Ma sul caso vige la massima discrezione.

Il tema è stato affrontato anche nel corso di una Commissione consiliare, che è stata secretata per ragioni non chiare ma intuibili: non far uscire all’esterno le notizie e far scoppiare un nuovo scandalo sulle mense.

E i consiglieri se ne stanno veramente muti come pesci per paura che i diretti interessati si arrabbino.

Il fatto è che non c’è pace per l’appalto ultimamente ritornato al centro per l’affare della pasta con grano interamente italiano poi in realtà si è scoperto che si tratta di una miscela di grani anche stranieri con attestazioni ufficiali e strane firme.  

 

Intanto sempre  la Cir starebbe valutando l’ipotesi di lasciare l’appalto prima della scadenza naturale.

Non è chiaro quali siano i motivi.

Secondo alcuni dopo la batosta sulla pasta, cambiata in corsa per adattarsi al capitolato, sarebbe difficile rientrare con i costi e i margini di guadagno si sarebbero ridotti troppo.

Dunque la ditta avrebbe chiesto cosa potrebbe accadere con un eventuale addio.

Ma la risposta del Comune è stata lapidaria: nessuna risposta su ipotesi.

Intanto sempre la Cir deve affrontare il processo apertosi nei mesi scorsi in Tribunale a Pescara.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, falso, turbativa d'asta e frode nelle pubbliche forniture: Germano Marone, ex dirigente dei settori Pubblica istruzione e Politiche sociali, e Paolo Di Crescenzo, ex responsabile del Servizio mense, sono accusati di corruzione e turbativa d'asta, mentre solo Di Crescenzo deve rispondere anche di falso. Marcello Leonardi, procuratore della Cir Food, Giorgio Righi, capo area, Alberto Santini, responsabile commerciale e Camillo D'Ercole, dipendente dell'azienda, sono invece accusati di frode nelle pubbliche forniture, con i primi tre che devono rispondere anche di concorso in corruzione e il solo Leonardi che deve rispondere anche di falso.

Sotto la lente è finita la gara d'appalto vinta dalla Cir Food per il triennio 2010/2013.

Secondo l'accusa, all'indomani dell'aggiudicazione dell'appalto, Marone e Di Crescenzo avrebbero proposto alla Cir Food di modificare il contratto e invece di realizzare un centro cottura nella scuola "11 febbraio '44", come previsto dalla clausola inserita nell'offerta, avrebbero permesso di provvedere alla fornitura tramite «altra e diversa prestazione, rinegoziata contra legem, mediante l'acquisto e fornitura di beni strumentali da utilizzarsi come supporto alle mense scolastiche del Comune di Pescara, il cui valore complessivo risultava pari a 93 mila euro, ben inferiore a quello falsamente attestato come pari a 221 mila euro nel verbale di consegna del 18 giugno del 2011».

In questo modo la Cir Food avrebbe risparmiato circa 700 mila euro, ai quali occorre aggiungere, sempre secondo l'accusa, altri 600 mila euro che la ditta avrebbe risparmiato facendo figurare un numero di ore lavorate superiore a quello effettivamente prestato. In cambio la Cir Food avrebbe assunto il figlio di De Crescenzo, innescando il presunto fenomeno corruttivo. La turbativa d'asta ipotizzata a carico di De Crescenzo e Marone prende invece origine dalla variazione del monte ore dei cuochi dell'azienda.