ROSSO TRASPARENTE

Fosso Vallelunga, macchie rosse sulla spiaggia: «dopo 9 giorni ancora mistero su analisi»

Foschi chiede alla Capitaneria di svelare i risultati

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

407

Fosso Vallelunga, macchie rosse sulla spiaggia: «dopo 9 giorni ancora mistero su analisi»


PESCARA. Dopo nove giorni di attesa, l’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ chiede che siano resi pubblici i risultati delle analisi condotte dall’Arta sui campioni di acqua prelevati dalle unità della Guardia Costiera sulla riviera sud, a ridosso della sponda nord del Fosso Vallelunga, dopo tre giorni di sversamenti di acqua rossastra che ha colorato la spiaggia e ogni singola conchiglia o pietra presente sul litorale.


A denunciare il fenomeno, iniziato domenica 15 aprile, è stata proprio l’Associazione, raccogliendo le denunce e le segnalazioni di decine di cittadini: «crediamo sia giusto oggi, da parte delle Istituzioni preposte, far sapere quale sostanza ci fosse in quell’acqua e se possa o meno essere pericolosa per l’uomo, una informazione, riteniamo, doverosa, vista l’apertura, anticipata dal gran caldo, della stagione, con centinaia di persone che, nelle ultime ore, si sono riversate sulle nostre spiagge», sostiene Armando Foschi tornando sulla vicenda esplosa appena lo scorso 17 aprile.

Il fenomeno è stato notato per la prima volta dai cittadini che domenica 15 aprile, approfittando del bel tempo, stavano passeggiando sulla battigia della riviera sud e si sono accorti dell’enorme chiazza-fiume rosso presente a ridosso del Fosso Vallelunga-spiaggia libera.

Hanno seguito il rivolo di rosso vivo e hanno capito che quell’acqua proveniva dal cantiere allestito proprio sulla spiaggia libera.

Sul posto è arrivato anche Foschi  che ha subito fotografato e filmato il tutto: «era evidente- ricorda ancora oggi- che il colore rosso proveniva dai tre tubi di scarico delle pompe di sollevamento del cantiere che fa capo alla società Terna».

In sostanza si tratta del cantiere per il ricongiungimento dei cavi elettrici sommersi che dal Montenegro arrivano a Pescara.

Per l’allestimento dell’area di lavoro, posta ad almeno 3 o 4 metri sotto il livello del mare, la società ha montato una serie di tubazioni con delle maxi-siringhe per prosciugare l’area di cantiere, siringhe che riversano l’acqua, appunto, in mare.

Ora, a fronte del colore rosso vivo di quel liquido si sono sollevate le preoccupazioni dei cittadini, soprattutto perché il tutto sta avvenendo a ridosso della stagione estiva e quel tratto di mare è a tutti gli effetti balneabile.

«Ci ha sorpreso», dice Foschi, «verificare la totale assenza e il completo disinteresse delle Istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale del sindaco Alessandrini, che, a quanto pare, ancora oggi, è l’unico a Pescara a non essersi accorto che il ‘mar Rosso’ è sbarcato a Pescara, nonostante la presenza di un balneatore-Presidente del Sib-Confcommercio nella sua maggioranza di governo».




TRE GIORNI DI SILENZIO

A questo punto, dopo tre giorni di silenzio, il 17 aprile scorso l’associazione ha chiesto l’intervento della Guardia Costiera che, intervenuta sul posto, ha eseguito alcuni campionamenti in contraddittorio con i responsabili dell’impresa impegnata nel cantiere. I campioni prelevati sono stati portati nei laboratori dell’Agenzia Regionale per la Tutela Ambientale, l’unica voce ufficiale in tale materia e la stessa Associazione ha consegnato alla Guardia Costiera tutto il materiale documentale inerente lo sversamento. Ora però sono rimasti gli interrogativi: sono infatti trascorsi nove giorni dall’evento e dal prelievo dei campioni di acqua, ma dei risultati non c’è traccia.

«Dunque a oggi ancora non sappiamo se siano confermate le affermazioni dei responsabili di Terna», spiega Foschi. «La società dice che colorazione rossastra sarebbe stata determinata da ‘naturali processi di ossidazione di metalli pesanti presenti nella falda’; non sappiamo di quali metalli pesanti si tratta e quali sono le quantità di tali metalli captati e sversati nel mare. Dopo nove giorni non sappiamo se, a fronte di tali sversamenti, la norma non avrebbe imposto l’adozione di altre misure di ‘contenimento’, ovvero l’immediata segnalazione alle Autorità marittime, il blocco delle pompe e la predisposizione di misure per intercettare quelle acque impedendo che venissero sversate direttamente nel mare. A questo punto  rivolgiamo la nostra istanza direttamente ad Arta e Guardia Costiera affinchè rivelino pubblicamente l’esito degli esami condotti, anche al fine di restituire tranquillità ai cittadini e agli imprenditori della zona».