INSANITA'

I tagli selvaggi della Asl di Pescara colpiscono pure la disabile gravissima

Dopo la diffida cure “salvavita” ripristinate totalmente

Redazione PdN

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I tagli selvaggi della Asl di Pescara colpiscono pure la disabile gravissima

Lidia


PESCARA. L’obiettivo della sanità pubblica degli ultimi anni è tagliare a prescindere, pure se non si risparmia. Così i primi a saltare sono i servizi sanitari spesso necessari o addirittura vitali.

E’ il caso di Lidia Camplone  una ragazza con plurime disabilità gravissime che si era vista ridurre dalla Asl di Pescara del 20% le già contenute sedute di fisioterapia di cui è destinataria.

Una riduzione che può sembrare minima vista dal di fuori ma per chi è nelle condizioni di Lidia è un problema insormontabile anche perchè occorrerebbero molte più sedute di quelle previste.

La cosa rimarchevole è che nella vicenda è dovuta intervenire una associazione ed un avvocato per diffidare la Asl per riottenere le cure necessarie. Come dire con le buone non ci si riesce a dialogare ma se si minacciano le vie legali tutto diventa diverso...

 

Secondo l’associazione “Carrozzine Determinate Abruzzo” ed il suo presidente Claudio Ferrante: «il caso di Lidia è sicuramente uno tra i più gravi di tutta la provincia ed è ancor più grave e paradossale quando i tagli colpiscono queste situazioni difficilissime che richiedono uno sforzo enorme delle famiglie già ridotte allo stremo».

La famiglia della ragazza ha incaricato l’avvocato Mariangela Cilli per diffidare l’Asl e farsi assistere nella vicenda.

La notizia di oggi è che sono state ripristinate tutte le terapie di cui Lidia usufruiva, terapie che per la giovane possono essere considerate alla stregua di un farmaco salvavita come spiega la mamma ,  Marilena La Rovere nel suo sfogo: «Siamo esasperati dalle continue traversie e dalle continue lotte per garantire il diritto alla vita e alla salute per Lidia, anche questa volta ci saremmo sentiti soli contro tutti se non ci fosse stata l’Associazione Carrozzine Determinate. Siamo felicissimi del risultato e che uffici competenti abbiano agito prontamente, ma speriamo che il ripristino delle terapie sia definitivo, perché dal centro di riabilitazione ci hanno fatto sapere che l’Asl ha richiesto delle ulteriori visite specialistiche».

«La vicenda di Lidia e il rispetto dell’equilibrio precario su cui è costruita la sua vita è un obbligo per tutta la società e per le istituzioni in primo luogo», conclude Ferrante, «siamo disposti anche ad incatenarci con la famiglia davanti agli uffici della Ausl qualora fosse necessario per tutelare il diritto alla salute ed a una vita dignitosa per una persona colpita da una disabilità così grave»