LE CONSEGUENZE

L’accordo di programma è una beffa: i condòmini devono pagare manutenzione del parco pubblico

La convenzione stipulata dieci anni fa era chiara ma non è mai stata rispettata

Redazione PdN

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L’accordo di programma è una beffa: i condòmini devono pagare manutenzione del parco pubblico

PESCARA.  Una convenzione lunga 10 anni, ormai in scadenza e mai rispettata dall’impresa costruttrice.

A pagarne le conseguenze i cittadini che devono accollarsi spese impreviste. E’ giusto che questa storia finisca così?

E’ ormai in scadenza il prossimo novembre. La ditta costruttrice che dovrebbe provvedere allo sfalcio d'erba del parchetto pubblico non lo fa per varie ragioni e gli acquirenti delle case costruite con uno dei tanti accordi di programma si ritrovano beffati.


Nel 2011 l'allora sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia aveva deciso di denunciare la società che non aveva adempiuto al contratto.


La vicenda  è quella del supercondominio ‘Pescara City’ di via Falcone e Borsellino, dietro l’Università D’Annunzio. Quattro palazzi e circa 80 appartamenti in quella che fino ad una decina d’anni fa si chiamava ancora via Tirino.


Quei palazzoni rosa da 8 piani l’uno sono saltati fuori agli inizi del 2000 dopo una convenzione stipulata tra l'amministrazione pubblica e il costruttore Antonio Edmondo (società Adrom Costruzioni).

La convenzione, aggiornata poi un paio di volte,  prevedeva una serie di incombenze da parte del privato tra le quali anche la manutenzione decennale del verde pubblico in zona e la realizzazione di un parco.

Si tratta dei famosi accordi di programma che sulla carta dovrebbero bilanciare interessi privati e quelli pubblici ma che in realtà sono quasi sempre un vero e proprio regalo ai palazzinari che si apprezza con il passar del tempo.

Un esempio classico degli oneri urbanistici da pagare sono le opere pubbliche da realizzare, qualche volta realizzate male, qualche volta per niente, altre volte abbandonate e, dunque, inutili.

Il privato in questo caso si sarebbe dovuto far carico anche del taglio dell'erba, delle potature, della sostituzione delle piante e pure dell’irrigazione.

Al Comune il compito di controllare, almeno una volta l'anno, il rispetto dell’accordo.

Ma non tutto è andato come era stato stabilito e, infatti, nel 2009 il Comune (giunta Luigi Mascia)  ha inviato una prima diffida alla società con la richiesta di provvedere immediatamente a tutte le opere di falciatura e tutto quello che non era stato fatto per garantire e assicurare il perfetto stato di manutenzione delle aree.


Tre giorni dopo, con una raccomandata, la società si è tirata completamente fuori sostenendo che nella convenzione firmata nel 2009, davanti al notaio, si era stabilito che dovesse rimanere a carico del condominio l'onere della manutenzione delle aree verdi.


Il Comune è andato avanti fino a chiedere all’Avvocatura di instaurare una causa e obbligare la società ad ottemperare ai propri obblighi.


I mesi e gli anni sono passati, non si sa che fine abbia fatto quella autorizzazione ad agire in giudizio. Nel frattempo tra qualche mese la convenzione decennale scadrà e se i condomini vogliono che l'area verde sia regolarmente pulita si devono accollare la spesa.


Rimane la domanda: la manutenzione di quell’area era stata calcolata tra i costi da scorporare dagli oneri urbanistici? Se sì la ditta quei costi non li ha sopportati.

Ed ora a palleggiarsi gli oneri saranno condòmini e Comune.