GIUSTIZIA IN RITIRATA

Inchiesta Soget, quando la procura indagò investigatori e giornalisti

Fascicolo su fuga di notizie - ufficialmente contro ignoti - ma monitorate conversazioni di forze di polizia e stampa

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tribunale procura pescara

Cristina Tedeschini

 

 

 

ABRUZZO. Mentre la procura di Pescara era intenta ad indagare sulla Soget e su un presunto sistema per favorire amministratori pubblici e politici morosi, la stessa procura mise sotto inchiesta gli stessi investigatori, sospettati di aver spifferato notizie ai giornali.

Nel 2015 Squadra Mobile di Pescara e Forestale hanno lavorato a lungo per cercare di capire bene cosa accadesse nel mondo della riscossione coattiva di multe e tasse non pagate dai cittadini con un grave nocumento per le casse pubbliche.

Le indagini avevano già individuato due politici che, secondo le accuse, avevano potuto beneficiare di trattamenti di favore ed una certa morbidezza per non pagare quanto dovuto; si tratta di Lorenzo Sospiri e Mario Mazzocca, gli unici due imputati andati a processo, due  di una lista che conta circa 900 nomi di amministratori di tutto il centro-sud Italia che potrebbero aver ottenuto un trattamento di favore -come si evince da email e conversazioni agli atti del processo in corso a Pescara- e aver provocato ammanchi di soldi pubblici per una cifra non molto diversa da 30mln di euro.

La lista  venne scoperta il 15 aprile 2015 grazie ad una serie di indicazioni riservate giunte agli investigatori: è quello il documento centrale di tutta l’inchiesta che con il passare dei mesi è diventata  sempre più ampia tanto che l’allora procuratore Cristina Tedeschini affiancò all’originario pm, Gennaro Varone, altri due pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio.

Ad indagare c’era la polizia giudiziaria della procura alla quale vennero affiancati poi Squadra Mobile di Pescara e Forestale.

L’unica inchiesta che si ricorda a Pescara con tre pm fu quella degli accordi di programma del 2006 al Comune di Pescara (D’Alfonso sindaco) quando il pool (che in un periodo fu anche di 4 pm Aceto, Bellelli, Di Florio, Mennini) sembrava costruire giorno dopo giorno una tempesta perfetta sull’amministrazione comunale, mentre, invece, poi non vi fu nemmeno una pioggerellina.

L’inchiesta Soget poteva contare dunque sulle forze di tre pm (praticamente come Sanitopoli…)  e questo fa capire con che spirito si iniziò un lavoro che stava dando i propri frutti in una lenta marcia verso la vetta, scardinando via via barriere e protezioni e svelando legami e retroscena che forse potevano condurre a verità scomode.

 

LA LISTA DEI VIP FINISCE SUI GIORNALI

Il 24 aprile 2015 la lista dei 900 finisce sui giornali (almeno due, uno nazionale ed uno locale) con una decina di nomi scelti a caso nel mucchio di amministratori locali graziati (o presunti tali) dalla Soget e comunque morosi  da tempo.

Una fuga di notizie dall’origine mai accertata: il file in mano agli investigatori era in condivisione, da diverso tempo, a decine di dipendenti Soget in Abruzzo e in Puglia e, nonostante tutto, sia la società che gli indagati (ed i loro avvocati) ufficialmente non si scomposero più di tanto per l’avvenuta pubblicazione.



LA NOTIFICA DELL'INTERROGATORIO

Passa qualche mese ed il 9 luglio dalla mattina vengono notificati gli avvisi di garanzia a Sospiri e Mazzocca mentre a Gaetano Monaco viene notificata la convocazione per il 13 luglio davanti al gip che dovrà decidere sulla richiesta dei pm di interdizione (misura che il gip irroga solo dopo aver interrogato l’indagato).

La notizia della convocazione per l’interrogatorio arriva ai giornali e alle agenzie di stampa e così l’inchiesta Soget ritorna d’attualità.

E’ in questo momento che Monaco, il dirigente della Soget oggi imputato, reagisce e si arrabbia a tal punto da obbligare il suo legale, Sergio Della Rocca, a sporgere denuncia per una fuga di notizia che viene protocollata in procura.

Il  pm Tedeschini apre una inchiesta -ufficialmente contro ignoti- in realtà nel mirino ci sono gli stessi investigatori della pg della procura, la Squadra Mobile e della Forestale e una serie di giornalisti che diedero la notizia.

 



INVESTIGATORI SOTTO INCHIESTA

La cosa apparve subito molto strana sotto vari profili; uno su tutti quello strettamente giuridico: contestare la violazione del segreto istruttorio con la pubblicazione di notizie contenute in un atto notificato alla parte è un errore che non si perdona a chi padroneggia la materia.

Anche perchè il codice è chiaro e grazie a Dio consente alla stampa di pubblicare gli atti notificati (come le ordinanze di arresto, per esempio).

Sta di fatto che gli indagati della Soget firmano una denuncia per fuga di notizia su un fatto inesistente ma sbagliando bersaglio mentre avrebbero potuto giocarsela molto meglio qualche mese prima.

La denuncia fa innescare eventi con epicentro la procura di Pescara che decreteranno poi, di fatto, la morte improvvisa dell’inchiesta Soget.

In una serie di riunioni con i pm, la Tedeschini illustra la situazione e striglia anche qualcuno per la “fuga di notizia” dell’interrogatorio davanti al gip di Monaco e sotto scacco vengono messi gli investigatori e pure i giornalisti.

Il clima che si instaura è qualcosa di parossistico e aspramente contestato.

Il pm Varone, per esempio, non la prende molto bene ed è l’unico che critica  apertamente il procuratore Tedeschini illustrando anche le possibili conseguenze sull’inchiesta principale.

Varone si spinge oltre e inizia a scrivere lettere per lasciare traccia, alcune giungono anche al Csm e si tratta di veri e propri esposti su quanto è accaduto negli ultimi anni in procura.

Si parla di denunce e di atti che il magistrato, oggi a Roma, ha voluto scrivere ma non divulgare permettendo che quei fatti rimanessero riservati nonostante i risvolti su inchieste ed interesse pubblico.

Per le stesse ragioni di riserbo non si è a conoscenza delle eventuali risposte del Csm pure presieduto da Giovanni Legnini da Chieti.

Da quel momento Varone è sempre più isolato mentre ingaggia la sua personale battaglia per una giustizia interna alla procura che evidentemente non ravvisava.

 

LE RIPERCUSSIONI E LA VITTORIA DEGLI INDAGATI SOGET

Da parte loro gli investigatori vengono messi sulla graticola e soprattutto vivono l’imbarazzo di dover lavorare e rendere conto delle indagini sulla Soget a chi contemporaneamente indaga su di loro.

Sono giorni difficili e c’è pure chi chiede di essere esonerato dalle indagini, con richiesta accordata.

Il rapporto di fiducia e di collaborazione pm-investigatori viene meno.

Intanto si cerca di capire chi avesse dato notizie ai giornali; vengono persino richiesti  tabulati telefonici sulle utenze in uso ad una decina di giornalisti (pure di chi sta scrivendo questo articolo) e investigatori (chissà se persino intercettazioni telefoniche).

Tutto, però, rimane segreto e così chi è oggetto di indagine, non essendo formalmente indagato, rimane all’oscuro di tutto e non può sapere nè leggere le carte.

Dai tabulati emerge che i rispettivi vertici di Polizia e Forestale avevano rapporti anche frequenti con i giornali, come è normale e prevedibile, e si scopre che queste informazioni sensibili non servono a dimostrare nulla ai fini dell’inchiesta sulla fuga di notizia che infatti viene archiviata. Lo si poteva ben prevedere prima, invece, si sono voluti controllare i contatti telefonici lo stesso.

 Andò molto diversamente nel 2006 quando l'indagato Enzo Cantagallo fece di tutto per delegittimare l'investigatore Nicola Zupo che chiese di essere estromesso dalle indagini al procuratore Nicola Trifuoggi. La richiesta fu respinta e le indagini (Ciclone) proseguirono...

Nel 2015 invece i pm, da luglio in poi, non hanno più firmato deleghe di indagine sulla Soget e men che meno sulla misteriosa lista dei 900 vip che sembra essere stata dimenticata.

A tirar le somme a posteriori si potrebbe pure dire che la denuncia dell’indagato Monaco per “fuga di notizie” è riuscita a bloccare l’inchiesta sul sistema Soget.

Indagati di tutto il mondo  prendete nota.


a.b.