LA SENTENZA

Anche Consiglio di Stato conferma: «Tenaglia fuori dalla Asl di Chieti»  

L’allontanamento avvenuto nel 2015

Redazione PdN

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il prof. Raffaele Tenaglia

il prof. Raffaele Tenaglia


CHIETI. Anche il Consiglio di Stato ha confermato nei mesi scorsi la sentenza del Tar: «Raffaele Tenaglia, resta fuori dall’Asl di Chieti» .


L’ allontanamento dell’ex primario, direttore della Clinica Urologica del presidio ospedaliero `SS. Annunziata' di Chieti, e professore ordinario della D’Annunzio risale al 2015 dopo la condanna penale per peculato in primo grado.

Una rottura firmata dall’ex manager Nicola Zavattaro, avallata dal suo successore Pasquale Flacco (che si è ritrovato a dover gestire il ricorso al Tar) e confermata adesso anche dal Consiglio di Stato.


LA CONDANNA

L’allontanamento voluto dall’Asl era arrivato dopo la sentenza di condanna,  con rito abbreviato, del Tribunale di Chieti per peculato per avere, «sistematicamente», effettuato visite a pagamento sia nel suo studio di Pescara, che presso il reparto di urologia dell'Ospedale Civile di Chieti. Visite fatte sebbene non potesse svolgere alcuna attività libero professionale. Inoltre non rilasciò fattura e in alcuni casi la fece ma con importi inferiori alla somma effettivamente incassata.

La responsabilità penale per quanto riguarda il peculato è stata poi integralmente confermata prima dalla Corte d’appello dell’Aquila e poi dalla Cassazione. Per il peculato d’uso, invece, la sentenza d’appello è stata annullata con rinvio per difetto di motivazione in conseguenza della diversa qualificazione del reato di utilizzo di strumenti e locali dell’amministrazione, che avrebbe dovuto essere inquadrato, invece, nello schema dell’abuso d’ufficio.


L’ASL HA FATTO BENE

Il Consiglio di Stato, come detto, ha respinto il ricorso di Tenaglia e confermato la sentenza del Tar. In pratica l’allontanamento fu giusto perchè emersero comportamenti penalmente rilevanti «che integravano una rilevante violazione dei “Diritti e doveri del personale medico convenzionato”». L’Asl, da parte sua, «ha motivato il provvedimento sottolineando che l’appellante aveva violato le “previsioni legislative e negoziali in tema di libera professione” ed altresì “anche assunto comportamenti del tutto estranei alla sfera contrattuale ed alla ratio della Convenzione Attuativa ASL/Università “G. D’Annunzio” di Chieti e ciò in forma antidoverosa ed illegittima, ledendo l’onore, il prestigio e l’immagine della struttura pubblica presso la quale presta attività assistenziale in servizio esclusivo».

Insomma, nessun errore da parte dell’azienda sanitaria di Chieti e neppure dai giudici amministrativi.

Respinta una lunghissima serie di contestazioni mosse da Tenaglia in ordine procedurale. Le spese legali sono state compensate.