A CARICO DI TUTTI

Processo Soget, le riscossioni mancate a 900 vip ed il sistema che la procura non verificò

Molti retroscena nell’udienza di ieri sulle riscossioni morbide per amministratori e politici

Redazione PdN

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Inchiesta materno-infantile: tutti assolti i sette indagati

 

 

PESCARA. Una lista con 900 nomi di amministratori locali e politici di moltissimi enti pubblici del centro-sud Italia, anche dove la Soget effettua lì il servizio di riscossione tributi.

A cosa serviva quella lista in possesso degli amministratori della società di riscossione?

Rimarrà per sempre questo il mistero più grande della inchiesta che inizialmente  aveva ipotizzato un vero sistema orchestrato dalla società, con base a Taranto, per evitare di essere troppo incisiva verso uomini di “potere”, grandi o piccoli.

Si tratta di sindaci, assessori, presidenti, magari onorevoli, tutti con  qualcosa in comune: un debito non pagato con l’erario o le casse pubbliche.

E la Soget, affidataria di appalti milionari, aveva come compito proprio quello di riscuotere le cifre.

Se, però, non si è tempestivi, finisce che quel debito non è più esigibile ed i soldi non si recuperano più.

Le casse pubbliche perdono, il privato debitore esulta per il regalo ricevuto.

Il Comune di Pescara, ad esempio, è in dissesto perchè non ha saputo recuperare tutti i suoi crediti e così moltissismi altri enti pubblici.

 

IN TRIBUNALE

Ieri il processo davanti al tribunale collegiale è entrato nel vivo con una testimonianza, tra le altre,  di oltre tre ore dell’appuntato dei carabinieri-forestali Michele Brunozzi che ha svolto le indagini e raccontato molti dettagli sugli imputati abruzzesi.

Si parla del sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Mario Mazzocca; il capogruppo regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, il direttore generale e il responsabile del settore esecutivo della Soget, Gaetano Monaco e Domenico Ludovico. Mazzocca deve rispondere di abuso d'ufficio in concorso; Sospiri di abuso d'ufficio in concorso e falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sull'identità o su qualità personali proprie o di altri; Monaco e Ludovico di abuso d'ufficio e falso ideologico in concorso.


Sospiri si è detto soddisfatto da quanto detto anche dai testimoni d’accusa ed ha ribadito di aver pagato il suo debito appena ne è venuto a conoscenza. Dalle indagini, però, sono emerse prove di diverse stranezze ad opera della Soget che in diversi anni non è riuscita a chiedere e riscuotere il dovuto dal consigliere regionale (cosa avvenuto solo dopo l’apertura delle indagini).

«Dagli atti non risulta che Sospiri abbia fatto alcuna istanza per chiedere la rateizzazione del debito», ha confermato Brunozzi in aula. Secondo altre testimonianze sarebbe pure emerso che sarebbe prassi consolidata rivolgersi agli sportelli Soget e chiedere oralmente la rateizzazione del debito  che viene accordata.

I fatti che chiamano in causa Sospiri, relativi al periodo 2013-2014, riguardano le procedure di pignoramento dei compensi della Regione al consigliere regionale per due crediti, uno di 2.473 euro e l'altro di 10.931 euro, per sanzioni al Codice della strada e tributi comunali non versati.

Secondo l'accusa, Monaco e Ludovici, avrebbero consentito «immotivate rateizzazioni del debito a Sospiri, in mancanza di istanza proveniente dall'interessato».

In aula Brunozzi ha avvalorato l'ipotesi dell'accusa, affermando che «i pignoramenti sono stati revocati in assenza di qualsiasi ricorso da parte di Sospiri» e che «la Soget ha comunicato falsamente al Comune di Pescara che il debito era stata stato rateizzato a seguito di richiesta dello stesso Sospiri».

Il testimone ha riferito anche di alcuni sms, tra Monaco e Sospiri, «dai quali emerge l'esistenza di un rapporto amicale tra i due».

 

 



SOSPIRI CHI?

Tra le varie stranezze di questa complicata storia anche quella della irreperibilità del politico Sospiri, noto alle cronache politiche e ai più da oltre 10 anni ma non alla Soget per la quale era “sconosciuto” .

Infatti dagli atti dell’inchiesta si evince che la Soget avesse un indirizzo di residenza non esatto di Sospiri e nonostante la sua incredibile «irreperibilità» la Soget non ha perfezionato la notifica con il deposito degli atti in Comune, come fa ogni messo notificatore che non trova il debitore a casa.

Risulta inoltre anche che lo stesso ente riscossore fosse a conoscenza che Sospiri fosse consigliere regionale tanto da notificare in Regione la richiesta di pignoramento dello stipendio. Poi, inspiegabilmente, arriva la rinuncia a riscuotere. Solo di recente, e a inchiesta iniziata, la procedura di riscossione riprende: la Soget si fa di nuovo avanti ma anche secondo i giudici del riesame qualcosa non torna.

Dalle prove raccolte dalla procura emergono email ed intercettazioni che provano che la pratica di Sospiri era nota al dirigente Monaco fin dal 2013.

 



LA LISTA DEI 900 GRAZIATI?

Non poteva non riemergere dalle nebbie la vicenda della lista dei 900 nomi, scoperta grazie alle informazioni date proprio da Lorenzo Sospiri -in risposta alle domande di PrimaDaNoi.it- che, da sempre e per primo, ha parlato di una pletora di persone che sarebbero state graziate dalla “distrazione” della società.

Il nostro articolo del 9 aprile 2015 fece scattare la curiosità degli investigatori, avvalorata anche da un post Facebook di Patricia Fogaraccio, portavoce del sindaco Mascia e dello stesso Sospiri, che parlava di una lista di amministratori morosi e di crediti non riscossi dalla Soget quantificati in circa 30 mln di euro.

 

Brunozzi spiega: «Proprio grazie all’imbeccata di un confidente che aveva letto il post della Fogaraccio, si ricercava tale lista all’interno dei pc sequestrati. Il 15 aprile segnalo al magistrato l’esito positivo visto che nel pc in uso a Domenico Ludovico effettivamente esisteva un file excel denominato “debiti cariche amministrative 22-10-2014”. Nella tabella sono riportati i debiti di personaggi politici aggiornati al 22 ottobre 2014. Sono annotati i nomi di sindaci, assessori e consiglieri regionali e comunali e le relative cifre che avrebbero dovuto versare nelle casse della Soget spa per conto dei vari enti impositori».

Le intercettazioni aiutano a capire qualcosa di più sul significato della lista.

Monaco al telefono con un collega spiega che tale lista era un elenco degli amministratori trovato sul sito del Ministero dell’Interno e creata apposta per fare i pignoramenti.

«Si precisa che fino a quel momento nessuna lista era stata rinvenuta nel PC di Monaco», ha spiegato in aula  Brunozzi, «tantomeno una lista di nomi scaricata dal sito del Ministero dell’Interno. Appare dunque una conversazione telefonica di comodo».




L’EMAIL INEQUIVOCABILE

Qualche giorno dopo, però, gli investigatori frugano nel pc di Monaco e trovano davvero la lista scaricata dal Ministero con il link apposito di cui si parlava ma anche una mail inequivocabile.

Monaco scrive ai colleghi:

«Per evitare di doverci giustificare sulla mancata attività nei confronti degli amministratori vi allego il file degli amministratori comunali e regionali per eventuali attività di terzo.

Il file va convertito, calcolato il codice fiscale e verificate eventuali morosità.

Prima di procedere alle procedure è opportuno  fare una nota di sollecito anche con mezzi quali mail o telefono. Fate una valutazione Saluti».


Ludovico, imputato, intercettato, conferma che la lista l’ha preparata lui e si tratta di attività non fatte: cioè riscossioni mancate.

Gli indagati, allora, si danno così da fare (anche perchè i giornali scrivono molto sull’argomento) ma non partono con il pignoramento dei vip e si limitano ad una lettera di sollecito inserendo sulla busta l’indirizzo del mittente: la sede Soget di Taranto. Il perchè lo spiegano al telefono: «si tratta di particolare categoria» .

Quale? Percaso quella dei graziati o degli intoccabili?

Tutto farebbe pensare a qualcosa di strano, qualche dettaglio curioso c’è e ce n’era abbastanza per poter giustificare una indagine o un approfondimento ulteriore.

 

LO STOP

A Pescara si sono aperte indagini per molto meno, invece, una volta avuto in mano la lista la procura di Pescara si fermò inspiegabilmente.

E la cosa risulta oggi molto più eclatante solo per il fatto che alcuni nomi dei vip (pochissimi) finirono su alcuni giornali facendo infuriare l’allora procuratore Cristina Tedeschini e qualche avvocato.

Quegli articoli di giornale procurarono almeno due terremoti dentro la procura: uno di questi fu l’improvviso blocco delle indagini sulla Soget.

Nulla sulle cause è emerso ieri in aula.

E la lista dei 900 vip è rimasta ad impolverarsi nel faldone del processo che vede imputati di fatto solo due “morosi eccellenti”.

«Mi sembra chiaro che», dice Sospiri, «la vicenda Soget dovrebbe riguardare non me che ho pagato ma molto di più chi quei debiti non li ha mai pagati, soggetti di cui sarebbe interessante, oltre che equo, conoscere i nomi che attendiamo di leggere da molto tempo».

Invece quei nomi non si sapranno mai perchè  non c’è mai stata una inchiesta che potesse confermare o smentire i pur legittimi sospetti di un sistema di favori.

La certezza è che anche quei milioni non incassati hanno contribuito in buona parte al dissesto del Comune di Pescara (e non solo).

Debito colmato da tutti i pescaresi che le multe e le tasse le pagano.


a.b.