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Il Governo Gentiloni che non c’è più accelera anche sul metanodotto Sulmona-Foligno

Convoca una riunione il 4 aprile per la trattativa con le regioni

Redazione PdN

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Il Governo Gentiloni che non c’è più accelera anche sul metanodotto Sulmona-Foligno


SULMONA. Il prossimo 4 aprile si terrà, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la prima delle due riunioni previste che riguardano il metanodotto Sulmona-Foligno.

A pochi giorni dall’adozione del decreto che autorizza la centrale di compressione gas a Sulmona, il Governo Gentiloni intende proseguire nell’iter politico e amministrativo finalizzato alla conclusione del procedimento per la realizzazione del metanodotto.

L’iniziativa del Governo segue quella del 26 ottobre 2017, quando, convocata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la prima riunione venne dapprima rinviata per impegni istituzionali del Presidente della Regione Abruzzo D’Alfonso, poi riconvocata per il 14 dicembre 2017 e successivamente rinviata a data da destinarsi.

La riunione del 4 aprile, pertanto, sarebbe indetta al fine di instaurare un confronto tra il Governo, la Regione Abruzzo e la Regione Umbria, in modo da individuare una soluzione politica condivisa e superare, con ciò, il diniego all'intesa regionale decisa dalla Regione Abruzzo con la DGR n. 132 del 20/02/2015.

La norma prevede che se con questa trattativa non si arriva ad un accordo la questione viene demandata al Consiglio dei Ministri allargato alle regioni coinvolte.

«Quello che si osserva, tuttavia», spiegano gli aderenti al comitato “No hub del gas” «è che non spetta al Governo Gentiloni promuovere una iniziativa di questo tipo, giacché, a seguito delle dimissioni rassegnate il 24 marzo u.s., esso risulta attualmente in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, e cioè, come più volte sottolineato dalla Corte costituzionale, per l’adozione di atti che siano “indifferibili e urgenti” e, quindi, estranei all’esercizio dell’indirizzo politico. Ciò, appunto, sul presupposto che ogni atto governativo, che si risolva in una decisione politica, necessiti sempre della fiducia (iniziale) delle Camere. Il raggiungimento di un accordo con le Regioni sul metanodotto e su altre opere “strategiche” è atto politico e non già “tecnico”: l’intesa, infatti, è qualificata dalla Corte costituzionale come “in senso forte” e dovuta per consentire di recuperare a monte ciò che si perde a valle, ossia per porre rimedio, attraverso la partecipazione dell’organo politico regionale, all’erosione delle competenze costituzionalmente sancite in favore delle Regioni».

Tra l'altro il Governo si ritrova con un'unica mozione finora approvata dal Parlamento sull'opera che va proprio nella direzione delle affermazioni della Regione Abruzzo e, cioè, che il tracciato è profondamente sbagliato.

Quindi gli ambientalisti ed i residenti non capiscono come un Governo dimissionario, le cui politiche sono state bocciate duramente dagli italiani il 4 marzo, ora pensi di procedere lo stesso.

Per questa ragione “No hub del gas” chiede alla Regione Abruzzo di inviare una diffida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri affinchè l'eventuale onere di tenere questa riunione sia demandato al prossimo Governo che ottenga la fiducia del Parlamento.

L’accelerazione  del governo è solo l’ultima mossa peraltro molto coerente rispetto alle altre messe a segno subito dopo le elezioni e che si muovono tutte nello stesso solco della pervicacia e della imposizione di opere senza nemmeno mai valutare dati oggettivi e inconfutabili.

Esempio lampante è proprio quello del gasdotto che si andrà a costruire in una fascia di centinaia di chilometri in una zona ad altissima sismicità con rischi elevati di incidenti.

 

«Il Governo accelera, ma noi non molliamo» affferma il sindaco di Sulmona Annamaria Casini annunciando battaglia sul metanodotto.

Il 21 Aprile prossimo si terrà a Sulmona anche una grande manifestazione a difesa del nostro territorio.

«Invito tutti i sindaci degli oltre trenta Comuni italiani coinvolti, amministratori e istituzioni», ha aggiunto, «a partecipare alla mobilitazione, congiunta e corale, per dimostrare che istituzioni e cittadini, in perfetta sintonia, percorrono lo stesso cammino sulle scelte dei propri territori: ancora una volta ribadiremo la contrarietà alla centrale e al metanodotto, dopo che questo Comune, l'intero territorio e tutte le istituzioni locali hanno da sempre e ripetutamente dichiarato in maniera inequivocabile il no al progetto Snam, ritenuto nocivo e fortemente impattante". Il sindaco di Sulmona rivolge quindi ai parlamentari abruzzesi appena eletti affinché facciano la loro parte contro la realizzazione del metanodotto e della centrale di compressione di Sulmona. Faccio un appello ai nuovi parlamentari affinché si facciano parte attiva, come hanno più volte annunciato di voler fare", conclude il primo cittadino di Sulmona, "quella contro il metanodotto è una battaglia che dobbiamo lottare e vincere tutti insieme, nessuno escluso».